2026 Messaggio ai giovani del MGS ITA


2026 Messaggio ai giovani del MGS ITA

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Roma, 31 gennaio 2026
MESSAGGIO AI GIOVANI DEL MOVIMENTO GIOVANILE SALESIANO
GENNAIO 2026
«Fate quello che vi dirà»
Il vino della verità e dell’amicizia
Carissimi giovani,
è con grande gioia che mi rivolgo a voi nell’occasione della festa del nostro Padre
e Maestro Don Bosco. È un mio vivo desiderio continuare questa bella tradizione
dove il Rettor Maggiore rivolge un messaggio ai giovani del Movimento Giovanile
Salesiano proprio per questa occasione. Lo faccio alla luce della Strenna 2026
che prende come punto di partenza l’episodio delle nozze di Cana. Maria osserva:
non hanno più vino”, e dopo averlo detto a Gesù, semplicemente dice ai servi:
Fate quello che vi dirà”. Questo messaggio lo condivido anche alla luce di ciò che
il mondo sta vivendo e nell’ascolto dell’invito di Papa Leone a vivere le sfide come
opportunità per essere testimoni oggi della buona notizia.
I. L'invito di Maria: un gesto di ascolto profetico
Non hanno più vino”. Così Maria si rivolge a Gesù a Cana, non perché conosca
già la soluzione, ma perché percepisce che è necessario un intervento diverso. E
quando chiede ai servi: «Fate quello che vi dirà», non pronuncia una parola di
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semplice obbedienza burocratica. È un invito a riconoscere la presenza di Colui
che può trasformare la crisi in qualcosa di nuovo, e a disporsi a fare
esattamente ciò che Egli comanda, anche quando sembra assurdo.
In questo momento storico in cui viviamo un'aria pesante e drammatica, dove la
guerra sembra l'unica grammatica possibile e la legge del più forte domina le
relazioni internazionali e personali, dove i legami umani si riducono a transazioni
commerciali e a logiche di profitto, il tema della Strenna 2026 non è ingenuo. Al
contrario. È un grido profetico che invita il Movimento Giovanile Salesiano a
riconoscere che il momento in cui viviamo dove notiamo che manca il vino della
concordia e del rispetto del più debole è anche un momento di grazia e che ci
chiama a rispondere con una testimonianza radicata nella persona di Cristo.
Vogliamo impegnarci come i servi che ascoltano perché credono.
II. Una parola autentica davanti al linguaggio ambiguo e alla verità smarrita
Nel discorso al Corpo Diplomatico del 9 gennaio 2026, Papa Leone XIV indica un
problema radicale della nostra epoca: il linguaggio, che normalmente è il mezzo
privilegiato per conoscersi e incontrarsi, viene utilizzato in maniera ambigua:
esso “diviene sempre più un'arma con la quale ingannare o colpire".
In questo contesto – il Papa afferma come esempio – le parole stanno perdendo
il loro vero valore: “pace” può anche significare dominio attraverso il potere
militare, “libertà” può anche tradursi in uniformità ideologica imposta, “diritti”
diventano autoreferenziali e si escludono a vicenda. Si evidenzia così uno
scivolamento verso una umanità segnata da un “corto circuito dei diritti umani”,
dove la ricerca di beni e del potere “uccidono” la convivenza pacifica.
Ecco il “campo” dove il Movimento Giovanile Salesiano è chiamato a vivere ed
abitare: ricuperare la parola vera, non volutamente ambigua, per capire e
dire le cose, e segnata dall’autentica amicizia, incarnata nel quotidiano dei
cammini pastorali e delle esperienze fraterne, all’interno delle quali e come
garanzia di esse fiorisce e risuona una parola non ambigua, che non tradisce la
verità.
III. L'ascolto sincero come trasformazione
L'invito di Maria non è banale conformismo. “Fate quello che vi dirà” presuppone
innanzitutto un ascolto profondo. Questo ascolto, maturo, attento e penetrante,
richiede che si oda la voce di Gesù in mezzo al chiasso e alle mezze verità del
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mondo. La sua è una voce che riconosce l'autorità della verità, non della forza
bruta e arrogante.
Nel contesto contemporaneo, “fate quello che vi dirà” significa allora imparare a
riconoscere e dare spazio alla voce che parla di verità, di amore senza
calcolo, di dignità incondizionata. È l'opposto della logica che sta dominando
il discorso pubblico contemporaneo, dove ogni parola è filtrata attraverso gli
interessi di potere.
Il Movimento Giovanile Salesiano è chiamato a essere una comunità di ascolto
capace di trasformare: ascoltare il Signore nel Vangelo, ascoltare i giovani nei
loro interrogativi più profondi, ascoltare i poveri che gridano, ascoltare i segni
dei tempi. Se i nostri cammini educativo-pastorali non si nutrono dalla Parola di
Dio, il rischio è che ogni parola alternativa non resista all’ambiguità diffusa che
sta diventando stile e metodo. Solo la Parola ha la forza di quella verità che
smaschera l’ambiguità e ripara quel “corto circuito” che ha fatto cadere nel vuoto
la vera fraternità. Da una comunità di ascolto maturo nascono vere e autentiche
amicizie.
IV. La profezia della fraternità e della vera amicizia come testimonianza
controcorrente
Parlando alla Curia Romana (22 dicembre 2025) Papa Leone cita un maestro di
verità e chiarezza, Sant'Agostino: “In tutte le cose umane nulla è caro all'uomo
senza un amico”. Eppure, quanta autentica amicizia c’è tra le persone oltre la
tentazione dei “like”, del potere, della smania di primeggiare, della cura dei propri
interessi?
È qui che l'amicizia diventa scelta politica nel senso più nobile della parola:
scelta di principio per il bene della città, della polis. Quando, in un mondo
fluido, scegliamo di dire “ti amo non per quello che mi dai, ma per quello che
sei”, compiamo un atto di resistenza alla cultura che consuma anche le relazioni
umane. Quando accogliamo chi non è utile, chi è scartato dalla logica
produttivista, stiamo testimoniando un’altra grammatica.
Il Papa osserva che questo diventa “un segno anche ad extra, in un mondo ferito
da discordie, violenze, conflitti”. E aggiunge un pensiero che per noi salesiani è
molto eloquente: “Non siamo piccoli giardinieri intenti a curare il proprio orto,
ma siamo discepoli e testimoni del Regno di Dio, chiamati ad essere in Cristo
lievito di fraternità universale”.
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La fraternità e l’amicizia incarnata nella vita del Movimento Giovanile
Salesiano non è una fuga dal mondo, è un fermento nel mondo. Non è
un’esperienza intimistica in un orto chiuso, riservato per alcuni, ma un vero e
proprio “lab-oratorio” dove sperimentare già qui, nel tempo presente, i legami
che fanno germogliare il futuro.
V. Don Bosco come maestro di questa “nuova cultura”
Don Bosco non ha scritto trattati sul tema della pace. Non ha teorizzato sulla
fraternità. Si è messo come pellegrino accanto ai giovani rifiutati dalla società.
In maniera semplice ma pertinente ha detto loro che contavano, che erano amati.
E l’ha detto offrendo spazi educativi, esperienze spirituali e amicizie autentiche
che li hanno aiutati a crescere in maniera integrale.
Valdocco era il “lab-oratorio” di accoglienza, di gratuità, di autentica
amicizia. Qui ha le sue radici il Movimento Giovanile Salesiano che oggi
continua a impegnarsi nel ricreare l’esperienza di Valdocco: spazio dove la “legge
del più forte” era disarmata dalla logica dell'amore preventivo.
Don Bosco continua a essere rivoluzionario vivendo e comunicando l’amore del
vangelo di Gesù. Lo spirito di famiglia a noi consegnato come eredità era la
rottura della logica di dominio attraverso il riconoscimento della dignità. Ha
vissuto in pieno “quello che Gesù ha detto a lui”: accogliere, accompagnare,
credere nel possibile cambiamento anche quando il mondo prende un’altra piega.
VI. Tre piste concrete per il Movimento Giovanile Salesiano
Partendo dall’evento di Cana, e portandolo nella nostra esperienza personale e
comunitaria attraverso l’ascolto di Gesù e del suo Vicario, abbiamo individuato
alcune piste di riflessione, che possono aiutarvi a capire il mondo in cui viviamo,
nelle sue bellezze e nei suoi rischi. Vorrei ora proseguire sul concreto, con alcune
indicazioni pratiche che vi invito a considerare, discutere, praticare.
1. La rivoluzione dell’amicizia
Ci impegniamo nella “rivoluzione dell'amicizia”, come un atto per il bene e la
crescita della città umana, della polis, convinti che solo così si interrompe il
“corto circuito dei diritti” di cui parla Papa Leone. Quando un giovane sceglie
di amare gratuitamente – non aspettando contraccambio, non calcolando utilità
– sta dicendo no alla mercificazione dei legami.
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Questo si incarna nel quotidiano:
• Nel rifiuto di costruire amicizie condizionate, dove l'altro vale solo se utile,
simpatico, "interessante";
• Nella scelta di accogliere chi è scartato, emarginato, chi non "produce"
valore nel mondo dello spettacolo e dei social;
Nel coraggio di dire la verità all'amico, umilmente, non per dominarlo ma
per aiutarlo a crescere;
• Nell'impegnarsi insieme non per "vincere" contro altri, ma per costruire
città più giuste, più fraterne.
2. Abitare e promuovere “lab-oratori di accoglienza”
Il carisma salesiano vive della “grazia di unità” tra l’umano e il divino, la
dimensione spirituale e quella culturale, educativa, professionale. Le Costituzioni
Salesiane (n. 21) tracciano questa unità chiamandola come “splendido accordo
di natura e di grazia”. Noi vediamo in Don Bosco una profondità umana, “ricca
delle virtù della sua gente… aperto alle realtà terrestri”. Ma vediamo anche una
persona profondamente innamorato di Dio, “ricolmo dei doni dello Spirito Santo”.
Questa è la nostra eredità: il carisma salesiano che unisce il desiderio della
felicità nel tempo e nell’eternità, facendo sì che la vita terrena sia piena
dell’amore di Dio, da questo ispirata e guidata.
Il Movimento Giovanile Salesiano, nei suoi spazi – oratori, parrocchie, centri
d’accoglienza, scuole, comunità formative, gruppi – sia promotore della “grazia
di unità” che faccia germogliare nel presente esperienze sane, concrete,
“grembi” di futuro, “lab-oratori di accoglienza”, dove:
si respira un'aria diversa da quella del mondo competitivo – dove non si
vince "contro" qualcuno, ma ci si costruisce “insieme”;
i legami non sono transazioni – non "cosa puoi fare per me", ma "chi sei
per me";
si sperimenta la cura dei fragili come riconoscimento della loro dignità
infinita;
la gioia che emerge non è il trionfo sul nemico, ma la communio, il tessuto
relazionale rigenerato.
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Questo è fare "quello che vi dirà": incarnare concretamente il Vangelo della
fraternità.
3. Dalle piccole scelte quotidiane alla profezia pubblica
Non si tratta di separare la testimonianza personale dalla voce pubblica. Non
sottovalutiamo il valore potente, anche se nascosto, di gesti di fraternità
quotidiana. I membri del Movimento Giovanile Salesiano siano convinti che ogni
gesto di amore autentico, vicinanza e accoglienza lascia una impronta
invisibile, come invisibile è la forza che contiene il lievito nella pasta.
Concretamente, il MGS è chiamato a:
testimoniare che la pace è possibile, non attraverso la deterrenza nucleare,
non attraverso armi sempre più sofisticate, ma attraverso il dialogo, il
perdono, la ricerca del bene comune;
far presente la voce dei giovani per la tutela della dignità umana: della
difesa della vita, dei rifugiati, dei migranti, dei detenuti, degli anziani soli
a dimenticati;
educare al discernimento critico sui media, sul linguaggio ambiguo che
usa le parole come armi, proponendo una parola che sia ancorata alla
verità;
costruire reti di solidarietà concreta che mostrino che un'altra grammatica
relazionale è possibile – non solo virtuale, ma incarnata nel territorio.
Conclusione: il vino nuovo come speranza incarnata
A Cana il vino manca. Non è un dettaglio narrativo secondario. È il segno che
una modalità di convivenza è esaurita – quella degli sposi, quella degli ospiti,
quella del banchetto tradizionale. Gesù, attraverso il miracolo, non restaura
il passato; trasforma l'acqua in vino nuovo, migliore, inaugura una nuova
alleanza.
E Maria non propone nostalgia del vecchio vino. Dice semplicemente: "Fate
quello che vi dirà". Lui trasformerà. Non sappiamo come. Non sappiamo il
quando. Ma sappiamo che Lui è capace di trasformare l'ordinarietà – l'acqua –
in qualcosa di straordinario: parole che tornano ad essere trasparenti, legami
non mercificati, paure trasformate in speranza, morte trasfigurata in
risurrezione.
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La Strenna 2026 invita il Movimento Giovanile Salesiano a questa fiducia
radicale.
Non a costruire “da soli” un futuro migliore, come se tutto dipendesse dalla
nostra capacità organizzativa: sarebbe pericolosa utopia! Ma a mettersi in ascolto
della voce di Colui che, nato nell’umiltà della grotta di Betlemme, si è caricato la
nostra umanità, fragile e debole, per dare a tutti la dignità di figli di Dio, pur
nelle loro fragilità e debolezze, e anche nel peccato.
Il compito del Movimento Giovanile Salesiano non è salvifico – la salvezza viene
solo da Lui. Il nostro compito è profetico: incarnare già nei nostri spazi, nelle
nostre scelte, nelle nostre amicizie, nei nostri gruppi, l'alternativa che il Regno
di Dio propone. Essere "lievito di fraternità universale" in un mondo dove la
fraternità sembra impossibile.
"Fate quello che vi dirà": è una parola potente. Non di rassegnazione, ma
di speranza fondata. Don Bosco lo sapeva. Per questo riuscì a guardare migliaia
di giovani scartati dal mondo e dire loro: voi siete importanti, voi potete cambiare
il mondo, voi potete essere santi.
Questa è la nostra vocazione: “fare quello che Lui ci dirà”, consapevoli che l’acqua
che gli portiamo sarà da Lui trasformata in vino nuovo. Saremo servi di quel vino
che il mondo non conosce ancora ma che aspetta disperatamente.
Sempre vostro IN XTO
Fabio Attard sdb
Don Fabio Attard SDB
Rettore Maggiore
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