
DICASTERO DELLE CAUSE DEI SANTI
BONONIENSIS
Beatificationis seu declarationis martyrii
SERVI DEI
ELIAE COMINI
Sacerdotis Professi Societatis Sancti Francisci Salesii
in odium fidei, uti fertur, interfecti
(† 1 Octobris 1944)
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DECRETO SUL MARTIRIO
“Il buon pastore dà la propria vita per le pecore” (Gv 10, 11). La sorgente profonda dello stile pastorale del Servo di Dio Elia Comini risiede nella scelta di dare la vita per i fratelli, come ha fatto Gesù. Questa è l’essenza della sua carità pastorale, che lo presenta come modello di pastore che veglia sul gregge, pronto a dare la vita per esso, in difesa dei deboli e degli innocenti.
Don Elia Comini nacque a Calvenzano di Vergato (Bologna) il 7 maggio 1910. I genitori Claudio, falegname, ed Emma Limoni, sarta, lo prepararono alla vita e lo educarono alla fede. Fu battezzato a Calvenzano. A Salvaro di Grizzana fece la Prima Comunione e ricevette la Cresima. L’arciprete di Salvaro, monsignor Fidenzio Mellini, che da giovane militare a Torino aveva conosciuto don Bosco, indirizzò il giovane Elia al piccolo seminario salesiano di Finale Emilia (Modena). Nel 1925, il Servo di Dio entrò nel noviziato salesiano di Castel De’ Britti (Bologna), emettendo la professione religiosa temporanea il 3 ottobre 1926. Fino al 1928 frequentò come chierico studente il liceo salesiano di Torino-Valsalice, dove era allora custodita la tomba di don Bosco. Fu in questo luogo che Elia iniziò un impegnativo cammino spirituale, testimoniato da un diario che egli redigerà fino alla tragica morte. Alla vigilia della rinnovazione dei voti egli scriveva: “Sono contento più che mai di questo giorno, alla vigilia dell’olocausto che spero Ti sia gradito. Ricevimi pure come una vittima espiatoria, quantunque non lo meriti. Se credi, dammi qualche ricompensa: perdona i miei peccati della vita passata; aiutami a farmi santo”.
Compì il tirocinio pratico come assistente educatore a Finale Emilia, a Sondrio e a Chiari. Si laureò in Lettere presso l’Università Statale di Milano. Emessa la professione perpetua l’8 maggio 1931, venne ordinato sacerdote a Brescia il 16 marzo 1935. Dapprima insegnò Lettere nell’aspirantato “San Bernardino” di Chiari (Brescia) e, nel 1941, venne trasferito all’istituto salesiano di Treviglio (Bergamo), dove continuò l’attività di insegnante. Incarnò particolarmente la carità pastorale di don Bosco e i tratti dell’amorevolezza salesiana, che trasmetteva ai giovani attraverso il carattere affabile, la bontà e il sorriso.
Nel giugno 1944, mentre si stava consumando lo scontro diretto tra le truppe tedesche e quelle alleate nella zona tra Monte Salvaro e Monte Sole sull’Appennino emiliano, don Elia ritornò alle sue terre natali per assistere la mamma anziana e sola. Fino a metà settembre 1944 aiutò l’anziano parroco Mons. Mellini, dedicandosi alla catechesi, agli esercizi spirituali, alla predicazione e alla celebrazione dell’Eucaristia. Insieme al Servo di Dio Martino Capelli, Dehoniano, si dedicava continuamente a soccorrere, consolare, amministrare i sacramenti, seppellire i morti.
Il triduo di passione per don Elia Comini e per padre Martino Capelli iniziò venerdì 29 settembre. Nella parrocchia di Salvaro, piena di rifugiati, giunse la notizia che, in seguito ad uno scontro con i partigiani, le terribili SS avevano catturato 69 persone, tra le quali c’erano dei moribondi bisognosi di conforto. Don Elia celebrò la sua ultima Messa al mattino molto presto; poi con padre Martino si recò a soccorrere i feriti, gli uccisi, gli arrestati, portando la teca con l’Eucarestia e gli Oli santi. A Creda di Salvaro i due sacerdoti vennero arrestati; usati “come giumenti” e costretti a trasportare munizioni. A sera furono rinchiusi nella scuderia di Pioppe di Salvaro. Sabato 30 settembre, don Elia e padre Martino spesero tutte le loro energie nel confortare i numerosi uomini rinchiusi insieme con loro. A sera si confessano reciprocamente. Il giorno seguente, sull’imbrunire, la mitraglia falciò inesorabilmente le 46 vittime di quello che sarebbe passato alla storia come l’“Eccidio di Pioppe di Salvaro”. Testimoni che si trovavano a breve distanza dal luogo dell’eccidio poterono sentire la voce di don Comini che guidava le Litanie e udire poi il rumore degli spari. Don Comini prima di accasciarsi colpito a morte diede l’assoluzione a tutti e gridò: “Pietà, pietà!”. La sua salma, con quella degli altri uccisi, venne dispersa nel fiume Reno.
In forza della fama di santità, presso la Curia arcivescovile di Bologna, fu celebrata l’inchiesta diocesana dal 3 dicembre 1995 al 25 novembre 2001, la cui validità è stata riconosciuta dall’allora Congregazione delle Cause dei Santi con decreto del 1° ottobre 2004. Preparata la Positio super virtutibus, si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù. Il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi si è tenuto il 4 aprile 2017, con esito positivo. Successivamente a seguito di una rilettura martiriale della vicenda del Servo di Dio, su richiesta della Postulazione, il Dicastero delle Cause dei Santi ha concesso il cambio di lemma della Causa da super virtutibus a super martyrio. Preparata la Positio supplettiva super martyrio ed approfondita la vicenda martiriale del Servo di Dio con ulteriori studi, si è discusso, secondo la consueta procedura, se la morte del Servo di Dio sia stata un vero martirio. Il 25 febbraio 2020 si è tenuta la Seduta dei Consultori Storici e l’11 aprile 2024 si celebrò il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, entrambi con pareri favorevoli. I Padri Cardinali e Vescovi, nella Sessione Ordinaria del 10 dicembre 2024, hanno riconosciuto che il suddetto Servo di Dio fu ucciso per la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa.
Il sottoscritto Cardinale Prefetto ha quindi riferito tutti questi dati al Sommo Pontefice Francesco. Sua Santità, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: Constano il martirio e la causa che ha determinato il martirio del Servo di Dio Elia Comini, Sacerdote professo della Società di San Francesco di Sales, in odio alla fede.
Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato e inserito negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.
Dato a Roma, il 18 dicembre 2024.
Marcello Card. Semeraro
Prefetto
Fabio Fabene
Arciv. tit. di Montefiascone
Segretario