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CASCINALI E CONTADINI
IN MONFERRATO S
NEL
SFfOT O YVTT

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Pubblicazioni del
CENTRO STUDI DON BOSCO
Studi storici - 1

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SECONDO CASELLE
CASCINALI E CONTADINI
IN MONFERRATO
I BOSCO DI CHIERI NEL SECOLO XVIII
INTRODUZIONE DI PIETRO STELLA
LAS-ROMA

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© 1975 by LAS - Libreria Ateneo Salesiano
Piazza Ateneo Salesiano, 1 - 00139 ROMA
tel. (06) 884.641

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PREFAZIONE
Il Centro Studi Don Bosco è un Istituto di ricerche scientifiche su Don
Bosco e la sua opera che ha la sua sede presso l’Universita Pontificia Sale­
siana in Roma. Esso si propone fondamentalmente l’edizione critica degli
scritti di Don Bosco e delle fonti a lui relative e ricerche di storia salesiana.
L ’opera di Secondo Caselle apre la serie degli Studi storici. Essa è
stata preparata per le stampe dal dott. Francesco Motto.
Roma, 15 febbraio 1974
Pietro Stella
Raffaello Farina

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I

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INTRODUZIONE
L’interessamento per la famiglia di Don Bosco si è rinnovato di recente
quando si comprese che in tal modo si contribuiva a studiare con più con­
cretezza la formazione di colui che nell’Ottocento sarebbe stato uno dei più
prestigiosi rappresentanti dell’esperienza educativa cattolica.
Tra l’altro si è rettificata la data di nascita di Antonio, il fratellastro di
san Giovanni Bosco. Diversamente da quanto hanno ripetuto centinaia di
biografie, Antonio nacque dal primo matrimonio di Francesco Bosco non
nel 1803, ma nel 1808. Non c’era dunque tra i due fratelli uno stacco di
tredici anni, ma solo di sette. Non avvennero contrasti tra un uomo fatto e
un bambino, ma tra un giovane, che vedeva nella vita dei campi un avveni­
re sicuro anche se duro, e un fanciullo che manifestava diverse aspirazioni.
La possibilità per Giovannino di proseguire gli studi a Chieri fu anche la
conseguenza dell’autonomia, conseguita quando Antonio, rinunziando alla
possibilità di fare da capo famiglia ai Becchi, si trasferì altrove con Anna
Rosso, sposata nel 1831 (‘)-
La vocazione sacerdotale di Giovanni Bosco s’inquadra nelle nuove ten­
denze pastorali della Restaurazione cattolica: i figli di piccoli borghesi e di
contadini venivano a infoltire le file del clero. Il tasso di clero proveniente
(x) Sono da segnalare le ricerche del salesiano don M. Molineris, rese note su II
tempio di don Bosco sul colle presso la sua casa nativa, 16 (1962) 149-152 (Giuseppe
B.); 17 (1963) 21-23 (Antonio B.), 107-109 (nipoti di don B.), 117 (mamma Marghe­
rita), 120 (spartizione dei beni nel 1830-31); 18 (1964) 150-153 (strascichi in tribu­
nale dopo la morte di Francesco B. nel 1817); 19 (1965) 134-138 (antenati di don B.,
spartizione dei beni nel 1830-31), 115-118 (sui nipoti e sulla casetta), 134 (i B. a
Castelnuovo).
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dalla nobiltà e dall’alta borghesia urbana diminuiva, mentre si alzava quel­
lo proveniente da borghesia rurale, dal ceto contadino o da altre categorie
del «basso popolo» (2). Tali mutamenti si manifestarono appunto negli
anni in cui Giovanni Bosco, figlio di contadini, sentì che doveva divenire
sacerdote, investito di una speciale missione educativa verso i giovani più
miseri, rozzi e ignoranti. La riluttanza di Antonio Bosco e le perplessità
della nonna, Margherita Zucca, allorché Giovannino sui nove anni manife­
stò il proprio sogno, riflettono i meccanismi mentali di « antico regime »,
cioè dei Bosco, servitori della terra, contadini religiosi, ma che avevano avu­
to con il clero soltanto rapporti di dipendenza. Il sogno di Giovannino è
invece indice di una situazione in mutamento ed è l’elemento che tipica­
mente illustra un modo di trasformazione psichica e sociale dell’ambiente
rurale monferrino e piemontese.
Le ricerche sui più antichi Bosco di Castelnuovo d ’Asti si erano arresta­
te a un certo Filippo, morto nel 1765, che sui registri parrocchiali è detto
Cheriensis et hujus loci a pluribus annis incoia; con lui compare il nonno
di Don Bosco, Antonio Filippo ex finibus Cherii, sposatosi a Castelnuovo il
27 gennaio 1758 (3).
Da questi dati prese avvìo la ricerca di Secondo Caselle, per più anni
benemerito sindaco di Chieri. Esplorando a suo agio l’archivio storico del
comune e i registri parrocchiali di Chieri, quelli comunali e parrocchiali a
Castelnuovo e altrove, e in più gli atti notarili depositati ad Asti e a Tori­
no il Caselle ha potuto ricostruire con ammirevole meticolosità e abbondan­
za di dati un vero e proprio liber generationum dei Bosco di Chieri. Di essi
ha potuto indicare i trasferimenti sia di domicilio che di proprietà, il nume­
ro di bocche da sfamare, di vitelli da nutrire, di campi da arare e vigneti
da curare, dagli inizi del seicento fino al 1817, anno in cui a Morialdo,
(2) Nel periodo della restaurazione era di gran lunga prevalente il clero proveniente
dai ceti medi borghesi. Cf. indicazioni generali relative alla Francia in F. B o ulard ,
Essor ou déclin du clergé frangais, Paris 1950, p. 463; J. G o d e l , La reconstruction
concordataire dans le diocèse de Grenoble après la revolution (1802-1809), Grenoble
1968, p. 263-265. Per quanto riguarda l’Italia, esistono sondaggi: X. T o sc a n i, Indica­
zioni sul clero bergamasco, sulla sua estrazione sociale e su talune condizioni pastorali
nel sec. XIX, in « Riv. di storia della Chiesa in Italia» 21 (1967) 411-453; G. O r­
la n di, Le campagne modenesi fra rivoluzione e restaurazione (1790-1815), Modena
1967, p. 311-315.
(3) M . M o l in e r is , Provenienza della famiglia Bosco, in « Il tempio di don Bosco »
19 (1965) 9.

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dalla cascina Biglione, i Bosco si trasferirono nella ben nota casetta dei so­
gni e dei primi giochi di Giovannino Bosco.
Ma agli occhi di quanti s’interessano di storia demografica ed economi­
ca, di paesaggio agrario e capitalismo nelle campagne la documentazione ric­
chissima raccolta dal Caselle vale qualcosa di più che un semplice liber
generationum.
La ricostruzione per famiglie, soprattutto nello studio Ae\\YAncien Régi-
me, è una conquista recente della demografia storica. I risultati sarebbero
ancora alquanto astratti, se ci si limitasse alla pura e semplice analisi di
nuzialità, natalità e mortalità. Alcune costanti, come le percentuali di mor­
talità infantile, tempi preferenziali per le nozze, periodi di maggiore fecon­
dità conducono a stabilire alcune caratteristiche dell’area demografica che si
studia. Ma tali caratteristiche assumono le peculiarità dell’ambiente specifi­
co, quando la ricostruzione demografica è congiunta alla ricostruzione dei
concreti nuclei domiciliari.
Ciò vale soprattutto, quando si analizzano le comunità rurali in Piemon­
te. In base ai dati raccolti dal Caselle si può affermare che la ricostruzione
demografica ha un senso, quando si assume come unità rurale la cascina e
le sue aderenze. La vita delle cascine è da ricostruire in tutta la sua struttu­
ra biologica: vita degli uomini, del bestiame e della vegetazione; né sono
da dimenticare gli edifici, le strade, i terreni incolti, i campi vicinali, le
cascine contigue, le borgate e i centri abitati maggiori.
Nel sistema patriarcale di antico regime era tanto logico il trapianto al­
trove della famiglia dei figli, quanto il permanere insieme al padre e allarga­
re l’economia del gruppo.
Attorno al 1740 nella cascina di San Silvestro, quasi alle porte di Chie­
ri, abitavano quattro nuclei familiari, cioè tre fratelli con rispettive mogli e
figli alle dipendenze, in una certa misura, dell’anziano genitore.
Ai Bosco della cascina San Silvestro il senso di opulenza è dato dal con­
vergere delle braccia di quattro uomini, coadiuvati all’occorrenza da altret­
tante donne e dai figli ormai cresciuti. Nella loro stalla hanno 19 bovini e
due maiali.
I rapporti di vita tra i nuclei familiari assumono concretezza, quando si
apprende che le mogli provenivano da cascinali vicini o per tramite di rap­
porti di lavoro e di commercio.
Emerge l ’importanza dei capi famiglia. Il loro permanere o venir meno
spiega la stabilità, la mobilità, lo sfaldarsi dei nuclei domiciliari. Il nucleo
9

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dei Bosco residenti a San Silvestro scricchiola tra il 1744 e il 1748, quan­
do muoiono alcuni bambini e qualche donna. Si disintegra dopo la morte
del capo famiglia (1748) e della moglie di lui (1751).
Il trasferimento a Castelnuovo (e non per esempio a Torino), non fu
un fatto arbitrario (4). A Castelnuovo era possibile assestarsi come massari
di grandi e medi proprietari, e acquistare in proprio qualche appezzamento
di vigneto, prato o bosco. Tale era la condizione raggiunta da un fratello
del capo famiglia di San Silvestro, che aveva moglie, ma non prole ed era
perciò disposto a trasferire i propri averi ai nipoti che s’inserivano nella
sua famiglia.
Accanto al centinaio di membri del ceppo dei Bosco il Caselle evoca al­
trettanti individui di altre famiglie nobili, borghesi e contadine. Ci dà
persino l’elenco particolareggiato delle cascine che costituivano la frazione
di Morialdo e il catalogo degli abitanti, classificati secondo i nuclei domici­
liari e secondo l’età.
Si ha così, negli elementi essenziali, il trend socio-economico e religioso
dei Bosco.
Nessuno di loro, nelle varie registrazioni civili ed ecclesiastiche, è detto
mendico, accattone, ricoverato in qualche ospizio di carità. Nel sei e sette­
cento i Bosco sono massari. Il loro rapporto con i termini primordiali di
proprietà e di società è di coltivatori della terra e piccoli allevatori di
bestiame. Nella zona di Chieri il loro preciso rapporto sociale è di salariati
fissi in proprietà fondiarie ecclesiastiche e nobiliari.
Gli antenati di Don Bosco tra fine seicento e primo settecento furono
massari dei barnabiti alla cascina Croce di Pane, tra Chieri e Andezeno. La
cascina non poteva ospitare con il capo famiglia Giovanni Francesco (1638­
1713/14) tutti i suoi figli, sette dei quali giunsero a sposarsi. Con il padre
rimase il primogenito Giovanni Pietro (1666-1748), che nel 1724 si trasfe­
rì alla cascina di San Silvestro, appartenente alla parrocchia di San Giorgio
di Chieri, ma i cui proventi erano prebenda del canonico prevosto del duo­
mo. Il secondo e terzo figlio si trasferirono massari alla cascina Tavano,
appartenente alle cistercensi di sant’Andrea in Chieri. Il nono nato si stabi­
lì presso Riva di Chieri, in una cascina di proprietà nobiliare; il decimo e il
quattordicesimo emigrarono in territorio di Castelnuovo e da salariati
(4) Eppure proprio attorno al 1750 si accentuava l’immigrazione a Torino. Cf. G.
L e v i, Mobilità della popolazione e immigrazione a Torino nella prima metà del sette­
cento, in « Quaderni storici » 6 (1971) 523.
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stabili si trasformarono in fittavoli e piccoli proprietari residenti nel centro
abitato.
Nel relativo ristagno nell’area chierese il paesaggio agrario è tu tt’altro
che senza storia: buone annate, nuove colture, epidemie, morìe, guerre so­
no dei termini di riferimento nella interpretazione di prezzi, contratti vari,
trasferimenti, provvedimenti pubblici, quali la distribuzione del sale per uo­
mini e bestie, preghiere, processioni, voti collettivi, stipendi per medici in
tempo di mortalità o carestia.
La scelta di determinati nomi di battesimo o di particolari padrini e te­
stimoni alle nozze è indice di rapporti con specifici gruppi sociali. Lo stesso
senso ha il fatto che qualche donna dei Bosco chiede di essere seppellita
non presso il marito, ma nella tomba della compagnia religiosa alla quale
era iscritta: i suffragi di consorelle e confratelli in qualche modo erano vin­
coli che univano i Bosco, viventi in cascina, con altri membri della comuni­
tà rurale.
Partendo dal testamento di Francesco Bosco (1817) sarebbe possibile
iniziare un’indagine, sul tipo di quella di Michel Vovelle, circa la funzione
dell’aldilà nella mentalità di contadini della zona castelnovese. Francesco
Bosco preferisce le messe di suffragio, piuttosto che donazioni in favore
degli ospizi di carità, nonostante di queste si fosse fatto insinuatore il
notaio, rappresentante (oltre che dell’apparato amministrativo) del ceto me­
dio della zona rurale (°). Nel caso di Francesco Bosco il rifiuto di lasciti, an­
che minimi, a ospedali e ospizi non è certo indice di disaffezione dall’istitu­
zione religiosa, né tanto meno di scristianizzazione. Tale diniego, congiun­
tamente al carico di messe di suffragio imposto agli eredi, è piuttosto
indice di una mentalità popolare che non è stata molto toccata dalle istanze
caritative e di utilità terrena della religione, avanzate in Italia nel sette­
cento dalla corrente colta, giuseppinista e pre-giuseppinista, di cui fu espo­
nente e portavoce stimolante Ludovico Antonio Muratori.
Dalla complessa documentazione affiora la vita religiosa di Chieri, con i
suoi canonici, membri di famiglie nobili e benestanti, come i Buschetti inse­
riti in impieghi di alta amministrazione dello stato a Torino e altrove; la
(5) M. V o v e l l e , Viété baroque et déchristianisation en Provence au X V II Ie siècle.
Les attìtudes devant la mort d ’après les clauses des testaments, Paris 1973. In base a
un privilegio pontificio concesso ai duchi di Savoia, i notai degli stati sabaudi avevano
l’obbligo di chiedere ai testatori se volevano fare lasciti all’Ospedale Mauriziano e
all’Ospizio di Carità di Torino.
11

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vita civile, con i Biglione, di piccola nobiltà di provincia, originari di Mon-
dovì, che a Chieri migliorano le proprie sorti inserendosi nelle strutture
borghesi come notai e imprenditori tessili, che tendono a investire i proven­
ti nell’acquisto di proprietà terriere, ma che alla fine del settecento sento­
no, come molti ormai, l’attrattiva della capitale.
La mobilità dei nuclei dei massari nella zona di Chieri risulta favorita
dal prevalere di contratti annuali; mentre la relativa prosperità favorisce la
stabilità. A Castelnuovo invece i Bosco trovano la piccola proprietà e la
prestazione di lavoro come area socio-economica loro propizia. È la via che
tenta lo stesso nonno di Don Bosco, Filippo Antonio (1733-1802), nono­
stante le amarezze di una ventennale decadenza economica, attribuibile
all’inesperienza di conduzione, in lui abituato al regime salariale in campa­
gna e trasformato in piccolo proprietario domiciliato nel centro abitato. La
via di uscita la troverà quando, rinunziando al centro, si ricostituirà massa­
ro nel circondario.
Castelnuovo, nonostante più discosta di Chieri da Torino, parrebbe più
esposta all’attrattiva della capitale, quando più pesante si farà sentire il
divario di vita in città e in campagna. L’esodo definitivo dei Bosco da
Castelnuovo avverrà alla fine dell’ottocento e all’inizio del novecento, in
tempi che superano i limiti propostisi dal Caselle nella sua ricerca.
Questa — è possibile aggiungere — offre qualcosa di più specifico al­
l’analisi demografica.
I matrimoni dei Bosco sono tipicamente « rurali », in quanto le prime
nozze si collocano normalmente tra dicembre e febbraio, cioè in tempi di
pausa del lavoro agricolo. I matrimoni dopo il decesso della prima moglie
avvengono in genere dopo breve e brevissima vedovanza. Filippo Antonio
si risposò in settembre, dopo appena 33 giorni di lutto; a suo carico aveva
tre bambini e doveva profittare del lavoro offertogli dalla vendemmia.
L’età media degli sposi a prime nozze è leggermente superiore a quella
indicata per Santa Maria di Pozzo Strada, parrocchia alla periferia di Tori­
no. A Pozzo Strada tra il 1730 e il 1790 l’età media degli sposi è di 26,7
anni; delle spose, di 22,2 (6). Gli uomini della famiglia Bosco fino al 1750
circa tendono a sposarsi tra i 27 e i 30 anni, e prendono mogli tra i 22 e
27 anni. C’è qualche eccezione: la bisnonna di Don Bosco, Cecilia Dassano,
(6) G. M oriondo Busso, Evoluzione demografica in una parrocchia torinese del
'700: S. Maria di Pozzo Strada, in « Boll, storico-bibliogr. subalpino » 68 (1970) 474s.
12

2.5 Page 15

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era diciannovenne, quando sposò Filippo Antonio senior (1704-1735), che
ne contava 24, e peraltro era stato soldato.
Nella seconda metà del secolo anche tra i Bosco si riscontra una flessio­
ne dell’età nuziale: si scende ai 22 e ai 20 anni con il nonno, il padre e i
fratelli di Don Bosco. Le spose perciò sono quasi coetanee: tra i 22 e i 19
anni. In seconde nozze il padre di Don Bosco aveva 27 anni e sposò Mar­
gherita Occhiena, che ne contava 24.
Potrebbe essere indicativo un altro fatto: famiglie singole con casa pro­
pria sono più prolifiche nei confronti delle famiglie che convivono nella
stessa cascina. È il caso di Giovanni Pietro, trisavolo di Don Bosco, e del
bisnonno Filippo Antonio, posti a confronto con le famiglie che conviveva­
no alla cascina San Silvestro e gli altri domiciliati alla cascina Tavano.
I tempi protogenesiaci e gli intervalli intergenesiaci, purtroppo non
adeguatamente indicati, non ci offrono casi singolari. I primi nati tendono
a collocarsi a distanza di 9-12 mesi dalla data di matrimonio, quando la
madre è sui 24-27 anni. I mesi più pieni di natalità nel corso del sei e set­
tecento sono gennaio, febbraio, marzo.
Nei mesi invernali si constata anche il numero maggiore di mortalità,
soprattutto infantile. Altri mesi di mortalità accentuata sono giugno e lu­
glio. Ma i dati raccolti dal Caselle sono ancora troppo esigui, perché non si
avverta la precarietà e la provvisorietà di queste indicazioni.
Fatta eccezione per gli anni 1744-1751 e 1790-1800, non è possibile
connettere il mutare di condizione sociale o di ritmi demografici con fattori
importanti, come prosperità economica, potere di acquisto, vita in campa­
gna o nel centro abitato, epidemie, carestie, guerre.
L’analfabetismo è una componente connaturale dei Bosco domiciliati in
cascina nel sei e settecento. Significativamente i primi Bosco, che appongo­
no la propria firma in atti pubblici, sono i giovani cresciuti a Castelnuovo
nella seconda metà del secolo: Paolo e Francesco di Filippo Antonio. Diver­
so sarebbe stato, se i Bosco si fossero impiantati altrove, in cascine ad e­
sempio di zone alpine e prealpine, dove l’analfabetismo era inferiore a quel­
lo della stessa Torino (7).
(7) C f. M. R iccia rd a D u g l io , Alfabetismo e società a Torino nel sec. X V III, in
«Quaderni storici» 6 (1971) 485-509, inoltre su Torino nel ’700: C. M. C ip o l l a ,
Istruzione e sviluppo. Il declino dell’analfabetismo nel mondo occidentale, Torino 1971,
p. 60. Sulle zone alpine, tra Francia Svizzera Savoia, cosi scrive Ph. A r iè s , Histoire
13

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A livello di critica documentaria il materiale del Caselle conferma,
qualora ce ne fosse il bisogno, l’importanza di procedere a una verifica
delle singole fonti. Sarebbe compromessa in partenza un’analisi sulle età,
che accettasse senz’altro le dichiarazioni fatte in occasione di matrimoni
e decessi. La memoria contadina, e non solo quella, manifesta fluttuazioni
che possono aggirarsi attorno a un lustro in più o in meno rispetto all’età
che risulta dalla verifica sugli atti di battesimo. Le dichiarazioni relative
alla consegna del sale nel settecento e ai censimenti all’inizio dell’ottocento
non sempre ci danno l’effettiva condizione domiciliare dei contadini nelle
frazioni e nelle cascine. È indicativo il censimento del 1816-17. Come
abitanti a Morialdo sono dichiarati: Margherita Zucca di anni 63 (anni
64/65 essendo nata nel 1752), vedova di Antonio Bosco; Francesco Luigi
di anni 33 (anni 32/33 essendo nato nel 1784); Margherita Occhiena di
anni 32 (in realtà 28/29 essendo nata nel 1788), moglie di Francesco Luigi;
Filippo di anni 8 e Giovanni Melchiorre, nato il 16 agosto 1815. Con
Margherita Occhiena abitavano propriamente i tre figli: Antonio (n. 1808),
Giuseppe (n. 1813) e Giovanni (n. 1815).
Si può concludere affermando che Secondo Caselle, partito dalla istinti­
va curiosità di ricostruire le ascendenze e gli antecedenti di un suo grande
conterraneo, ha finito per offrire una documentazione molto vasta, la cui
intelligente articolazione permette di avanzare alcune importanti istanze
metodologiche per lo studio della società rurale piemontese di antico
regime.
Pietro Stella
Roma, 2 gennaio 1974.
des populations frangaises, Paris 1971, p. 20: « Au XVIIIe siècle, la montagne, peu-
plée, était plus instruite, plus riche, plus ouverte, plus moderne et déjà moins proli-
fique que les plaines ».

2.7 Page 17

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I BOSCO DI CHIERI
I. - Primi documenti (1600-1724)
I più antichi registri d ’indole anagrafica conservati all’archivio storico
del comune di Chieri sono: Consegna della gente di fine secolo XVI, e Con­
segna detti cappi di casa, del 1624. I registri di battesimo, di matrimonio e
dei decessi della parrocchia di Santa Maria della Scala, il duomo di Chieri,
cominciano le prime registrazioni nel 1567, cioè a poca distanza dalla chiu­
sura del concilio di Trento. È nel duomo che avvenivano ordinariamente
tutti i battesimi dei chieresi sino al periodo napoleonico.
In questi primi registri ricorre sovente il cognome Bosco, Boscho, Del
Bosco, tra cui sembra si possa individuare la probabile famiglia da cui di­
scende san Giovanni Bosco, in quanto i nomi dei componenti si ripetono
frequentemente nella discendenza.
Attira l’attenzione anzitutto una famiglia di agricoltori, che abitava nel
1624 in Canarone, frazione di San Pietro d ’Airali di Chieri. Il capo era
Francesco Bosco, d ’anni 50. Con lui vivevano: « Bartolomea, sua moglie;
Secondo, figlio d ’anni 28, barba bionda; Nicola, figlio d ’anni 24, barba ne­
gra; Bartolomea, figlia, d ’anni 26; Maria, moglie di Secondo, d ’anni 25;
Caterina, figlia, d ’anni 26; Giovannina, figlia, d ’anni 22; Francesco, figlio
di Secondo, d ’anni 3; Giovanni Antonio, altro figlio d’anni 2; Antonietta
Odenina, d ’anni 5 (')•
Registrazioni, che ci assicurano un collegamento fino agli attuali discen­
denti della famiglia di Don Bosco, hanno inizio con il matrimonio di Gio­
vanni Bosco, celebrato nel duomo di Chieri, il 5 febbraio 1627. Questi spo-
(') T. I; T. II.
15

2.8 Page 18

▲torna in alto
sò Giovanna Ronco, nata a Chieri il 4 febbraio 1603 e dal matrimonio
nacquero: Giovanni Domenico il 3 gennaio 1636, Giovanni Francesco il 5
marzo 1638, Giovanni Luigi il 9 febbraio 1641 e un altro Francesco (2).
Altre notizie utili ci vengono fornite dal Registro della statistica dei ma­
schi per formare i reggimenti provinciali a mente del regio editto 24 set­
tembre 1713 (3). In esso risultano notificati i maschi della famiglia Giovan­
ni Bosco e il loro rispettivo domicilio:
« Giovanni Francesco Bosco, massaro dei padri barnabiti, d’anni 63; più Gio­
vanni Pietro, suo figlio, di anni 45; più Giuseppe, figlio di detto Giovanni Pietro,
d’anni 9; più Filippo Antonio, altro suo figlio, già nel reggimento Birac (4), con­
gedato, d’anni 30; più Giovanni Bartolomeo d’anni 40; più Giuseppe, ambi
suoi figli maritati e separati, massari al Tavano, d’anni 35, dice 37; più Carlo
Francesco, d’anni 34; più Pietro Antonio, altri due suoi figli maritati, separati,
abitanti alla Martina, del sig. conte Grosso ai fini di Riva, d’anni 27 » (5).
Veniamo così ad apprendere che i Bosco erano agricoltori, abitanti in
cascine distinte. Con il capofamiglia coabitava alla cascina Croce di Pane
(2) D. 1.
(3) T. III-IV. Conclusa la guerra di successione spagnola, il Piemonte procede al
riordinamento interno. Tra l’altro viene riorganizzato il reclutamento, in modo da
evitare arbitri del dispotismo militare e quello di giudici, sindaci e consiglieri incaricati
della scelta delle reclute. La leva era ridotta al sei per cento degli uomini capaci di
portare le armi; si tende inoltre ad alleggerire il gravame che pesava sui ceti contadini.
Cf. D. C a r u t t i, Storia del regno di Vittorio Amedeo 11, Torino 1856, p. 199; G.
Q u a z za , Le riforme in Piemonte nella prima metà del settecento, Modena 1957, p. 113.
(4) Birac: da leggere Birago (Biraghi, Birague), famiglia nobile originaria di Birago
(Monza) e diramatasi in Francia, Lombardia, Piemonte. Sui piemontesi cf. A. M anno,
Il patriziato subalpino..., II, Firenze 1906, p. 306-315; Id., Bibliografia storica degli
stati della monarchia di Savoia, VII (indice generale dei primi sei voli.), Torino 1902,
p. 92. Il conte Carlo Birago di Vische (1779-1860) si sarebbe distinto nell’eroica difesa
del castello di Cosseria, capitolato per fame il 14 apr. 1796.
(5) Confronto fra le età dichiarate e quelle risultanti dagli atti di battesimo:
Giov. Pietro
45
47 (nato nel 1666)
Giuseppe
9
13 (1700)
Filippo
30
31 (1682)
Giov. Bartolomeo
40
46 (1667)
Carlo Francesco
34
34 (1679)
Pietro Antonio
27
32 (1681)
16

2.9 Page 19

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soltanto la famiglia del primogenito. L’impianto altrove degli altri membri
non provocò, come vedremo, la rottura definitiva dei legami familiari.
La cascina Croce di Pane, poco distante dalla strada che dal bivio di
Sant’Anna porta ad Airali, apparteneva allora ai barnabiti, venuti in Chieri
in seguito a testamento del conte Francesco Gerolamo Vagnone di Trofarel-
lo e Castelvecchio (atto del 28 gennaio 1624). Agl’inizi del settecento, men­
tre la politica di Vittorio Amedeo II colpiva le scuole dei gesuiti, i barnabi­
ti sarebbero stati in piena espansione. Nel 1711 a Chieri i sindaci interven­
nero alla cerimonia della prima pietra e nel 1723 alla inaugurazione del
collegio (6). I Bosco sarebbero rimasti alla Croce di Pane, alle loro dipen­
denze, fino al 1724. Intanto Giovanni Francesco moriva tra il settembre
1713 e l’agosto 1714. Nel registro infatti della Consegna delle bestie bovi­
ne esistenti nella città di Chieri e sue fini, del 4 settembre 1714, risulta
denunciante suo figlio Giovanni Pietro. Questi (trisavolo di san Giovanni
Bosco) sarebbe stato per un buon trentennio il capofamiglia dei Bosco a
Croce di Pane e poi alla cascina di San Silvestro.
Prima del trasferimento, sulla base del registro di Consegna per il sale
fatta in virtù d ’ordine di S. A. Re, delli 3 giugno 1718, la famiglia Bosco
risulta così composta: Giovanni Pietro Bosco, massaro dei padri barnabiti,
abitante alla Croce di Pane; sua moglie Anna; i suoi figli Giuseppe, Filip­
po, Giovanna, Teresa; il suo servo Matteo; allevavano quattro bovi, cinque
vacche, un vitello e sei pecore.
II. - I Bosco alla cascina di S. Silvestro (1724-1751)
Nel novembre 1724, epoca tradizionale dei traslochi, Giovanni Pietro
Bosco si trasferì dalla cascina Croce di Pane a quella di San Silvestro. Tale
cascina è a poca distanza dall’antica porta del Moreto ed è molto nota nel
(6) I barnabiti ebbero a Chieri il collegio della Consolata, fondato nel 1624, con
pubbliche scuole dal 1723, con noviziato dal 1784, cessarono nella soppressione
del periodo francese, la loro chiesa fu distrutta nel 1833. Il chierese Alessandro Viarigi
dei marchesi di Lesegno e Roasio (1688-1754) fu preposito a Chieri nel 1736, provin­
ciale di Piemonte e Savoia nel 1747, superiore generale dei barnabiti dal 1749 alla morte.
Cf. O. P r e m o l i, Storia dei barnabiti nel seicento, Roma 1922, p. 114; I d ., Biblioteca
barnabitica, I, Firenze 1933, p. 458. Nella peste del 1630 tutti i barnabiti di Chieri
morirono di contagio, eccettuato il superiore che allora si trovava nel castello di Mon-
taldo. La notizia, conservata da documenti dei domenicani di Chieri, è riferita da E.
G a llo , La città di Chieri, Torino [1961], p. 86.
17

2.10 Page 20

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Chierese come luogo di leggendarie battaglie e di vari reperti dell’epoca ro­
mana. Nel settecento era prebenda della prevostura di San Giorgio, ma le
rendite andavano al prevosto del duomo, in quanto la chiesa parrocchiale
era in parziale dipendenza da quella del duomo. Il curato a rettore
di San Giorgio fin dal 1359 era nominato dai « capi di casa » della retto­
ria, ma l ’istituzione e il possesso erano riservati alla collegiata di Santa
Maria della Scala. D ’altra parte la prevostura, prima dignità dell’insigne
collegiata di Chieri, era di provvisione pontificia e non sempre correva
buon sangue tra il prevosto e gli altri canonici suoi colleghi. Altri motivi di
contrasto erano la nomina del rettore a San Giorgio, non sempre gradita al
duomo; e la riserva dei battesimi e dell’estrema unzione della cura di san
Giorgio ai sacerdoti del duomo (7).
Dal 25 febbraio 1688 era prevosto nel duomo, e quindi beneficiario di
San Silvestro, il canonico Vittorio Tommaso Morozzo, di nobile famiglia,
dottore in utroque iure, commendatore dei santi Maurizio e Lazzaro (8).
Morto il Morozzo (10 giugno 1739), subentrò come prevosto Giuseppe
Antonio Buschetti (1684-1781), di nobile famiglia chierese, provvisto di
bolle pontificie l ’8 luglio 1739 (9). Prima ancora di entrare in possesso il
(7) Sulla parrocchia di S. Giorgio in Chieri cf. G. Casalis, Dizionario geografico
storico-statistico-commerciale degli stati di S. M. il re di Sardegna, IV, Torino 1837,
p. 710-710; A. Bosio, Memorie storico-religiose e di belle arti del duomo e delle altre
chiese di Chieri..., Torino 1878, p. 160-169 (con la serie dei parroci); L. G iordano,
La chiesa di S. Giorgio e la elezione popolare del parroco, Torino 1896; G. Bor-
ghesio, Statuta et capitula societatis sancti Georgii seu populi Chariensis..., Torino
1936.
(8) Riporta la serie delle «dignità» dell’insigne collegiata di Chieri dal 1141 in
avanti B. V a l im b e r t i, Spunti storico-religiosi sopra la città di Chieri..., I, Chieri 1929,
p. 308-392; sul Morozzo, p. 316.
(9) Giuseppe Antonio Buschetti nacque a Torino, parrocchia di S. Agostino, il
16 ottobre 1684 (e non a Chieri, come induce a credere il Valimberti) dal conte Giu­
seppe Erasmo (nato a Chieri, 1644-1714), che fu balio di Aosta, senatore di Nizza,
poi di Torino e quindi presidente del Senato di Piemonte dal 18 febbraio 1699.
Giuseppe Antonio da giovane entrò fra i canonici regolari del SS. Salvatore, fondati
dal Fourier. Fu in Lorena. Tornato in patria, venne eletto prevosto del capitolo di
S. Gilles a Verrès in Val d’Aosta, il 20 marzo 1712. Dimessosi il 22 giugno 1718,
tornò in Lorena. A Luneville nel 1737 trattò e concluse il matrimonio tra Elisabetta
Teresa di Lorena e Carlo Emanuele III re di Sardegna. Nominato elemosiniere della
regina il 2 marzo 1737, venne giubilato il 20 giugno 1770. Ottenne la prevostura seco­
lare di Chieri l’8 luglio 1739 e ne prese possesso il 5 agosto. Dotò il duomo del pul-
18

3 Pages 21-30

▲torna in alto

3.1 Page 21

▲torna in alto
Buschetti intentò lite al capitolo, perché nel frattempo, invocando un’anti­
ca consuetudine, aveva ottenuto dal Senato di Torino di appropriarsi dei
frutti della prebenda. Tale lite fu causa di continui contrasti tra il Buschet­
ti e i suoi colleghi, e di ciò poterono essere al corrente i massari di San
Silvestro. La documentazione della collegiata di Chieri potrebbe forse porta­
re luce sulla gestione dei Bosco e sui loro rapporti con il mondo religioso
chierese.
Come risulta dei registri del sale del 1724 Giovanni Pietro aveva siste­
mato a San Silvestro i suoi familiari: Anna sua moglie e i suoi figli Francesco
di anni 16, Carlo Giuseppe di anni 15, Filippo Antonio di anni 13, Ma­
ria Margherita di anni 10 e Anna Teresa di anni 5 (10). Dal 1726 i registri
del sale noteranno anche Vincenzo, l’ultimo nato di Giovanni Pietro.
Risulta inoltre dai registri del sale del 1730, che nella stalla di San
Silvestro c’erano quattro buoi, sei manzi, quattro manzotti, quattro vacche,
una manzetta e due maiali. Non era tuttavia impresa facile sfamare dieci
bocche. Le guerre, i saccheggi, le carestie e le epidemie che avevano segna­
to il Piemonte nella prima metà del settecento avevano toccato anche la
famiglia di Giovanni Pietro Bosco (n).
pito in legno intarsiato ancora esistente. Con regie patenti del 5 aprile 1757 fondò e
dotò in Chieri il Monte di Pietà. Morì a Chieri il 9 gennaio 1781. Cf. A. Bosio, Memo­
rie storico-religiose, p. 151s; P. E. Due, Le clergé d'Aoste du X V IIIe siècle, Turin
1881, p. 32; M anno, Il patriziato subalpino, II, p. 471; V a l im b e r t i, Spunti storico­
religiosi, I, p. 317s.
(10) Dal libro del battesimo del duomo di Chieri apprendiamo che Francesco
nacque il 2 gennaio 1699, Carlo Giuseppe il 23 ottobre 1700; Filippo Antonio il
3 novembre 1704. Nel 1724 avrebbero avuto rispettivamente 25 e 24 anni. Se le
date dei registri del sale fossero giuste, Anna sarebbe nata quando sua madre Anna
Oddenino aveva 48 anni, il successivo, Vincenzo, nato due anni dopo, sarebbe nato
quando la madre aveva 50 anni. Inoltre tra gli ultimi tre figli e i primi indicati dai
registri parrocchiali di battesimo, ci sarebbe il vuoto poco plausibile di un quindi­
cennio, anche se si prende in considerazione Giovanni Antonio, nato il 13 dicembre
1702 (non segnalato dal registro del sale 1724), probabilmente già trasferito con la
moglie alla cascina Limosna. Cf. in proposito D. 1.
(n ) Il reddito generale in Piemonte era in leggero aumento, ma la condizione dei
lavoratori alla giornata dei centri abitati, artigiani e contadini divenne preoccupante
nel 1733 e negli anni successivi della guerra. Provvedimenti di politica annonaria e
assistenziale vennero presi attorno al 1733. Si ebbero annate cattive e gli stipendi
medi non permettevano di sopravvivere. Scrive il Quazza, correggendo le interpreta­
zioni un po’ ottimistiche del Prato e del Pugliese: « Per i manovali fissi le paghe
19

3.2 Page 22

▲torna in alto
A quei tempi la città di Chieri era cerchiata da mura di difesa; le stesse
che ancora oggi si vedono a tratti. I bastioni, muniti di porte, servivano
egregiamente alla protezione degli abitanti del centro; viceversa gli abitanti
delle campagne erano abbandonati a se stessi, e quindi indifesi ed impoten­
ti di fronte alle truppe che spadroneggiavano e depredavano. Inoltre il du­
ca di Savoia imponeva ai comuni il quartiere d’inverno, così nel periodo
dell’inattività invernale gravava sui comuni stessi, e di conseguenza sulla
popolazione rurale, l’alloggio e il sostentamento delle truppe.
A tale critico stato di cose si aggiungeva il serpeggiare di epidemie e
malattie endemiche attorno agli anni trenta. Negli ordinati comunali del
1731 si disponeva « di farsi un triduo alla cappella votiva per ottenersi la
grazia della liberazione di molte infermità da cui è oppressa la presente cit­
tà coll’intervento del capitolo e mandando per tale oggetto la necessaria ce­
ra » (I2). Nel 1742 si ordinava di « imporsi lo stipendio fissato ai signori
medici Rossetti di Riva ed Arduino abitante in Buttigliera, che hanno assi­
stito questo pubblico nella moltitudine degli ammalati e per essere defunti
due signori medici di questa città, come anche pagarsi il signor speciaro
Arduino che d ’ordine del consiglio in detto tempo ha somministrato medici­
nali ai poveri di essa città ».
Si aggiunse nel 1744 una grave epidemia del bestiame « per cui si ele­
vavano pubbliche suppliche in tutte le chiese, perché fosse debellato tale
flagello ». La testimonianza di queste calamità fu così descritta sul registro
del sale del 1745:
sono molto più basse (di quelle dei bovari, casari, bergamini): intorno a 12-13 soldi
al giorno con minimi di 10-11. E per gli avventizi vi sono compensi ancor più miseri,
come 10-11 soldi d’estate, 8-9 d’inverno. Se si tiene conto che le giornate lavorative
sono nella migliore delle ipotesi 150-170, si vede che soltanto l’aiuto di altri lavori
sussidiari e le elemosine possono salvare dalla fame molti abitanti delle campagne. E
le carestie non risparmiano costoro dalla morte, come avviene per esempio nel 1734-35,
quando si trovano nei campi cadaveri con l’erba in bocca »: Q u a z z a , Le riforme in
Piemonte, p. 232, che utilizza e discute i dati di G. P rato, La vita economica in
Piemonte a mezzo il secolo X V III, Torino 1908 e S. P u g l ie s e , Due secoli di vita
agricola. Produzione e valore dei terreni, contratti agrari, salari e prezzi nel vercellese
nei secoli X V III e XIX, Torino 1908.
(12) Chieri, A. coni., Ca. 225. Casi simili, relativi a Montaldeo e all’alto Monferrato,
sono riferiti da G. D oria, Uomini e terre di un borgo collinare dal X V I al X V III
secolo, Milano 1968, p. 165-168.
20

3.3 Page 23

▲torna in alto
« Sul finire di quell’anno 1744 ha serpeggiato in questa città e suo territorio
— siccome universalmente tutto lo stato di Sua Maestà, specialmente nel maggior
rigore del freddo — una considerevole epidemia con grande mortalità nelle bovi­
ne, quale nell’estate del 1745 ha ripigliata ne’ maggiori calori la stessa strage, a
segno che a ricordo d’uomo non è mai seguita mortalità così notabile » (13).
Un’ordinanza del comune del 1745 permetteva che « stante la grande
mortalità delle bestie bovine, data la scarsità di carne e latte », si introdu­
cessero anticipatamente le pecore nel territorio di Chieri. Fece seguito una
grave carestia, dovuta a prolungata siccità, per cui tutti i raccolti andarono
distrutti.
Tutte le donne di casa Bosco erano iscritte alla Compagnia del Corpus
Domini nella parrocchia di San Giorgio. Si può immaginare la loro parteci­
pazione alle ansie familiari e alle suppliche pubbliche, perché la misericor­
dia divina liberasse dai flagelli che gravavano soprattutto sulla povera
gente.
Il 22 gennaio 1730 nella famiglia di Giovanni Pietro Bosco si celebra­
rono le prime nozze. Il primogenito Giovanni Francesco sposò in duomo
Maria Masera. Da tale unione sarebbero nati sei figli, di cui due maschi.
Nel 1733 fu la volta di Filippo Antonio, che sposò a Cambiano Cecilia
Dassano, figlia diciannovenne di Agostino, massaro del conte Baronis al ca­
stello di Mossi (14). L’unione fu di breve durata. Filippo Antonio, forse col­
pito da epidemia, morì trentenne nella cascina di San Silvestro e fu sepolto
(13) Si ebbe allora il seguente oscillare di prezzi del grano a Torino: 1742: lire 2,
soldi 19; 1743: 3, 1; 1744: 2, 12; 1745: 2, 16; 1746: 3, 15; 1747: 4, 18; 1748:
3, 73; 1749: 2, 18; 1750: 3, 7; 1751: 3, 9; 1752: 3, 10; cf. P r a t o , La vita econo­
mica, p. 161. La popolazione di Torino, che nel 1732 è di 56.962 abitanti, scende a
54.930 nel 1733; 49.076 nel 1734; 49.060 nel 1735; risale a 59.579 nel 1741, ricade
a 56.684 nel 1742; giunge fino a 52.583 nel 1747 e risale a 58.128 nel 1750. Sulle
flessioni incidono tra l’altro la migrazione, che pare sia prevalentemente maschile;
cf. G. Levi, Mobilità della popolazione e immigrazione a Torino, p. 516s.
(14) Sui documenti: Mosi, Mozzi. « Mossi, borgata nel contado di Fontaneto presso
Chieri »: cf. C a s a l is , Dizionario geografico..., XI, Torino 1843, p. 507. Sui Baronis
di Chieri cf. M anno, Il patriziato subalpino, II, p. 189-191. I Dassano sono così
registrati sui registri del sale di Chieri, 1727, 1730, 1732: « Dassano Giovanni Anto­
nio del fu Pietro, massaro della contessa Baronis alli Mozzi, consegna se stesso, Anna
sua moglie, Pietro Giovanni, Catterina, Teresa suoi figli, Agostino suo fratello, Dome­
nica moglie di questo, Pietro, Giuseppe, Cecilia, Margherita suoi figli, Giovanni altro
fratello, Margherita moglie di questo ».
21

3.4 Page 24

▲torna in alto
nel cimitero della parrocchia di San Giorgio il 21 aprile 1735 (15). Cinque
mesi dopo il decesso del marito, il 16 settembre 1735, Cecilia, assistita
dalla suocera e dai familiari, dava alla luce un maschietto, a cui, in memo­
ria del defunto padre fu imposto il nome di Filippo Antonio. Padrino del­
l ’orfano fu lo zio Giovanni Francesco, che in seguito lo avrebbe trattato
come un proprio figlio (I6).
Cecilia Dassano non resistette a lungo tra i Bosco. Nel 1739 lasciò ai
nonni e agli zii il figlioletto Filippo Antonio e sposò Matteo Berruto, abi­
tante a Pino Torinese. Questi, a sua volta, era vedovo da poco più di tre
mesi. Sua moglie, Bartolomea Rubatto, era deceduta l’8 settembre 1739,
avendo dato alla luce tre giorni prima un maschio. Le nuove nozze furo­
no celebrate il 23 dicembre nella chiesa parrocchiale di San Giorgio in
Chieri (17). Nessuno dei Bosco risulta testimone. Cecilia Dassano acquisiva
una nuova famiglia costituita già da quattro figli: Ottavia di otto anni, Gio­
vanni Bartolomeo di sei anni, Anna Maria di 2 anni e Giovanni Lorenzo
Andrea di pochi mesi. Tra il 1741 e il 1762 ebbe altri sei figli, di cui cin­
que femmine. Morì a 78 anni il 15 giugno 1792 a Pino Torinese. Ma il
suo nome non venne portato da nessuno dei dodici figli avuti dal figlio di lei
Filippo Antonio Bosco.
Alla cascina di San Silvestro intanto, tra il 1744 e il 1751 fu una seque­
la di gravi lutti. Il registro del sale del 31 dicembre 1744 informa che la
famiglia di Giovanni Pietro Bosco era composta di 12 persone e un vacca-
ro (1S). Ma già nel gennaio e nell’agosto di quell’anno erano morte due fi­
gliolette di Vincenzo, zio di Filippo Antonio. Nel 1747 morì dopo appena
due mesi di vita, Domenica, figlia dello zio Francesco. La moglie di questi,
Maria Masera, morì il 30 giugno 1748. Il 5 ottobre successivo si spense a
82 anni il capofamiglia, Giovanni Pietro, seppellito, per sua volontà nel ci­
mitero di Santa Lucia presso il duomo di Chieri. Il 3 gennaio 1751 morì
(15) Chieri, parr. S. Giorgio, reg. morti: « Filippo Bosco di anni 24 (sic) circa,
marito di Siglia [ = Cecilia] munito dei santissimi sacramenti, sepolto in S. Giorgio
li 21 aprile 1735 »; cf. T. 9.
(16) « Settembre 1735, a’ 18 detto: s’è battezzato Filippo Antonio figlio del fu
Filippo e Cecilia giugali Bosco, nato ’l 16 detto [mese]. Padrini Francesco Bosco e Lu­
dovica Capella » (Chieri, A. parr. duomo).
(17) Chieri, A. parr. S. Giorgio: « Mateo Beruto del Pino — contrat[t]o matri­
monio con Sicilia (sic) Dassana con licenza de’ superiori sensa denoncie, testimoni]
Antonio Beruto et Antonio Pernione li 23 dicembre 1739 ».
(18) T. 12.
22

3.5 Page 25

▲torna in alto
ad appena due anni Giovanni Baldassarre, figlio di Carlo Giuseppe. Il 13
aprile venne a mancare la nonna Anna e il 7 giugno si spense Giovanna,
moglie di Vincenzo. Le due donne vollero essere seppellite nella tomba del­
la Compagnia del Corpus Domini nella chiesa di San Giorgio (19).
La cascina di San Silvestro era troppo piena di funesti ricordi, e i super­
stiti l’abbandoneranno quell’anno stesso, certamente nei giorni di San
Martino.
Il trasferimento di Giovanni Francesco e della sua famiglia a Castelnuo­
vo potè essere stato motivato da considerazioni realistiche. Da anni dimora­
va colà in discrete condizioni economiche e senza prole un fratello di Gio­
vanni Pietro, il defunto capo famiglia della cascina San Silvestro.
Con i propri figli Giovanni Francesco condusse il nipote orfano Filippo
Antonio, che allora era sui sedici anni.
Coincidenza singolare. A ottant’anni da quella partenza nel novembre
1831 avrebbe fatto il suo ingresso a Chieri un nipote di Filippo Antonio,
Giovanni Bosco, anch’egli sui sedici anni e orfano di padre.
(19) In quell’epoca ordinariamente i morti venivano seppelliti in fosse comuni
nei cimiteri adiacenti alle chiese. La cassa, dopo avere ospitato il cadavere per il
trasporto nel luogo della sepoltura, veniva recuperata per altri trasporti funebri. I
cadaveri erano messi alla rinfusa nelle fosse e di essi non rimaneva alcun segno.
Nobili e facoltosi, clero secolare e regolare disponendo di cappelle avevano sepolcreti
distinti all’interno delle chiese. Quest’ultima usanza fu proibita dall’arcivescovo di
Torino Francesco Rorengo di Rorà con ordinanza del 25 febbraio 1777. Un regio
editto del 1° giugno 1787 stabiliva « che tutti i cadaveri d’ogni singolo comune fos­
sero inumati in un solo cimitero fuori dell’abitato ». Nel 1783 il comune di Chieri
offrì ai canonici della collegiata un giardino in via Massa per trasferirvi il cimitero,
ch’era allora attorno al fabbricato del duomo. Il nuovo sito probabilmente non fu
utilizzato, poiché in seguito all’editto di Vittorio Amedeo III il comune fece costruire
il proprio cimitero fuori dell’abitato, oltre alla porta del Moreto, tra le strade di
Andezeno e Baldissero.
23

3.6 Page 26

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3.7 Page 27

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I BOSCO D I CHIERI A CASTELNUOVO D ’ASTI
I. - I Bosco a Nevissano
I registri parrocchiali di Castelnuovo d’Asti relativi ai battesimi, matri­
moni e morti hanno inizio nel 1625. Il primo battesimo di un Bosco è se­
gnato il 20 dicembre 1739; il primo matrimonio, l ’i l febbraio 1749; il pri­
mo decesso, il 4 agosto 1753.
Anche nel comune di Castelnuovo fortunatamente sono conservati i re­
gistri del sale dal 1721 al 1790. Pertanto attraverso questa documentazio­
ne è possibile seguire le vicende che c’interessano.
II primo Bosco in Castelnuovo è indicato nel registro del sale del
1721. Si tratta di Filippo, « delle fini di Chieri » abitante con sua moglie
Maria e Alberto Zucca figlio di Giovanni Battista « delle proprie fini », suo
servo. Filippo è massaro di monsù Gillio a Nevissano, frazione di Castel­
nuovo.
Dal registro del 1726 si apprendono altri particolari su questo Filippo
Bosco, fu Francesco, della città di Chieri, maritato, abitante ai cascinali di
Nevissano da oltre dieci anni. Egli « denuncia se stesso, d ’anni 42; Gaspa­
re Ferrerò di Giovanni Battista, del presente luogo, suo servitore di campa­
gna, abitante ivi da due anni, d ’anni 23; e Lorenzo Zucca suo servitore di
anni 17 ».
Da questi dati si desume che Filippo Bosco fu Francesco, sposato con
Maria, senza prole, emigrato da Chieri a Castelnuovo nel 1716, è un pro­
zio di Filippo Antonio, futuro nonno di Don Bosco.
Dal catasto del comune di Castelnuovo risulta che Filippo Bosco possie­
de i seguenti beni:
25

3.8 Page 28

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N. di mappa 1-399
N.
» 654
N.
» 655
N.
» 1224
N.
» 1224
N.
» 2653
N.
» 2808
N.
» 2837
N.
» 2867
N.
» 2930
N.
» 3167
N.
» 3230
Vigna in Cesetto di giornate 1 e tavole 4
Prato a Nevissano di tavole 66
Ivi, campo di tavole 50
Prato a Busica
Prato di tavole 29
Casa « e sitto alli orti » di tavole 9, piedi tre coltivi e
coerenti a mattina eredi G. B. Conti, a nona e sera Gia­
como Bo, a notte la strada
Campo a Rivalta giornate 1, tavole 10
Ivi campo giornate 1 e tavole 29
Campo a Mompiatto di tavole 50
Prato a Valsemino di tavole 40
Prato a Rivoira di tavole 54
Campo a Valmartina tavole 67 (')•
Filippo Bosco non era dunque un semplice salariato (2). Possedeva in
proprio 27.000 mq. di terreno, cioè oltre a due ettari e mezzo, e una casa
con orto nel Canton degli Orti, chiamato successivamente del Mulino, in
quanto distava poco dal mulino eretto all’inizio dell’abitato di Castelnuovo,
dalla parte della strada che arriva da Moriondo.
Nel 1747 Filippo Bosco viene segnato nei registri del sale come residen­
te insieme alla moglie e una serva, nel centro abitato di Castelnuovo; certa­
mente dimorava nella casa di sua proprietà che i catasti del 1733 indicano
nel cantone del Molino.
La seconda famiglia dei Bosco, rintracciata nei registri del sale del
1747, è quella di Secondo Bosco, fu Francesco, di Chieri, fratello di Filippo
residente a Nevissano. Detta famiglia prestava la propria opera di massa­
ri del conte Gamba nella frazione di Morialdo, e comprendeva la moglie
Francesca Maria, i figli Francesco, Giovanni, Giacomo, Maria Caterina, la
nuora Clara moglie di Giacomo, i nipoti Giovanni Secondo, Carlo e Lucia,
e infine due servi.
Fino al 1756 i registri del sale di Castelnuovo non ci segnalano varia­
zioni per quanto riguarda le due famiglie Bosco. Nel frattempo però (inver­
no 1751) si trasferirono a Castelnuovo vari Bosco della cascina di San Silve­
stro, e cioè Giovanni Francesco di Giovanni Pietro, con Maddalena sua se-
(’) T. V.
(2) Il circondario di Castelnuovo si distingueva dalla campagna Chierese per il
forte frantumamento della proprietà e delle colture.
26

3.9 Page 29

▲torna in alto
conda moglie, Margherita, Giovanni Pietro suoi figli, e Filippo Antonio
suo nipote.
Da queste tre famiglie sono usciti i vari Bosco di quel comune e che si
sono esauriti nel 1926, dopo che i pronipoti del santo si trasferirono a
Torino (3).
Nel prendere domicilio a Castelnuovo i Bosco di San Silvestro, proba­
bilmente a causa delle strettezze economiche, si sono divisi. Dal registro
del sale del 1756 risulta per la prima volta che Filippo Antonio, allora sui
ventun anni, abitava presso il prozio Filippo.
II. - Filippo Antonio Bosco a Castelnuovo (1751-1793)
Il 26 gennaio 1758 Filippo Antonio nella parrocchia di Castelnuovo si
unì in matrimonio con Domenica Barosso. Aveva 23 anni e la sposa 19.
Testimoni furono l’eremita Carlo Reynaudo e Giovanni Barosso (4). I due
sposi si stabilirono nella casa del prozio Filippo (5) e dalla loro unione
nacquero sei figli: Maria, nata il 18 febbraio 1759 e morta nel 1761 (padri­
ni: Francesco Maldinucs e Giovanna Maria Barosso); Filippo Antonio, na­
to il 9 luglio 1761 e morto nel 1766 (padrini: Filippo Antonio Bosco e
Maria Maddalena Barosso); Paolo Francesco, nato il 5 marzo 1764 e mor­
to nel 1838 (padrini: Francesco Sandrone e Paola Barberis); Giacomo Fi­
lippo, nato il 22 gennaio 1768 e morto in guerra all’inizio del secolo suc­
cessivo (padrini: Giacomo Barosso e Anna Conti); Filippo Antonio, nato il
2 gennaio 1770 e morto nel 1773 (padrini: Paolo Barosso e Margherita
Barosso); Maria Maddalena, nata il 30 maggio 1773 e morta nel 1861 (pa­
drini: Giambattista Musso e Maddalena Barosso).
Paolo Francesco sposò in prime nozze Laura Maria Graglia il 4 feb­
braio 1786 e in seconde nozze Angela Coppo il 3 febbraio 1810. Maria
Maddalena il 26 aprile 1800 sposò Secondo Occhiena di Capriglio. Rima-
(3) M. M o l in e r is , Luigia Cerniti ved. Faussone: una pronipote di don Bosco, in
« Il tempio di don Bosco... » 18 (1964) 124s; Id., I Bosco se ne vanno, 1. c., 20 (1966)
115-118.
(4) Dal registro del sale 1755 risulta che la famiglia Barosso, domiciliata al centro
abitato di Castelnuovo, era così composta: Paolo Barosso fu Francesco, capo famiglia,
Maddalena sua moglie, Giovanni, Francesco, Domenica, Marianna suoi figli, Giovanna
sua nuora.
(5) Cf. T. XV.
27

3.10 Page 30

▲torna in alto
sta vedova nel 1801, ebbe quell’anno stesso un figlio, cui furono imposti i
nomi di Francesco Antonio Secondo; padrini furono Francesco e Margheri­
ta Bosco di Antonio. Maria Maddalena continuerà ad abitare a Capriglio e
sarà la madrina di battesimo di san Giovanni Bosco.
Il 4 marzo 1763 a 81 anni cessò di vivere Filippo Antonio e l ’8 dicem­
bre del medesimo anno sua moglie Maria. L’eredità toccò in parti quasi
uguali ai due pronipoti: Filippo Antonio fu Filippo Antonio e Giovanni Pie­
tro fu Francesco. I due avevano trascorso insieme la fanciullezza alla casci­
na di San Silvestro. A Filippo Antonio, che per dieci anni era vissuto a
fianco dei prozii, furono lasciati la casa, le adiacenze e il giardino al Molino
di Castelnuovo (36 tavole) più due ettari e mezzo di terreni coltivi nel ter­
ritorio del comune di Castelnuovo. Giovanni Pietro, che a Castelnuovo si
era sposato con Giovanna Maria Turco il 22 gennaio 1765 e avrebbe avuto
in tutto sette figli, ereditò due ettari e circa 1.000 metri di terreni col­
tivi (6).
Le prospettive di un avvenire di benessere e di tranquillità economica
durarono poco per Filippo Antonio. Nel 1774 vendette a Lorenzo Filippel-
lo un prato a Busica di tavole 27 e l’anno successivo un bosco nella regio­
ne di Mainito, di tavole 39, a Giuseppe Costamagna.
Il 22 agosto 1777 gli morì la moglie, Domenica Barosso; così rimase
con a carico i tre figli superstiti: Paolo di 13 anni, Giacomo di 9 e Madda­
lena di 4.
A soli 34 giorni dal decesso della Barosso si risposò con Margherita
Zucca nella parrocchia di Castelnuovo il 25 settembre 1777. Testimoni fu­
rono il chierico Francesco Carvano e l’eremita Carlo Reynaudo. Tra Filippo
e Margherita Zucca vi erano circa 17 anni di differenza; il primo infatti era
sui 42 anni e la seconda ne contava 25. La famiglia di Margherita Zucca
abitava nella frazione di Morialdo, cascina Veneria ed è così descritta sul
registro del sale del 1776:
« Battista Zucca fu Giovanni, gente di campagna, possiede casa e beni in que­
sto luogo, anni 27; Lucia di questo luogo, vedova, anni 49 (madre del denuncian-
te); Lucia di questo luogo, moglie, anni 30; sorelle: Caterina, anni 14; Margheri­
ta, anni 19; Giovanni, fratello, residente a Mondonio, studente da sei mesi, anni
8; Lucia, anni 5, Giuseppe, anni 4, Francesco, mesi 5, figli; Giuseppe, fratello,
residente a Mondonio, anni 17 ».
(6) D. 3.
28

4 Pages 31-40

▲torna in alto

4.1 Page 31

▲torna in alto
Tale era la situazione familiare di Margherita Zucca, orfana di padre
un anno prima delle nozze.
La casa nella zona del Molino di Castelnuovo fu allietata il 28 settem­
bre 1778 dalla nascita di una bambina, a cui fu posto il nome di Lucia
(padrini: Bernardino Casassa e A. M. Marchisio). La bambina morì appena
un anno dopo, il 12 settembre 1779.
Frattanto Filippo Antonio continuò a vendere le sue proprietà. Il 13
febbraio 1778 cedette ad Antonio Michele Rovello un campo a Leinato di
91 tavole, e il 5 aprile 1779 a Giuseppe Costamagna il campo a Rivalta di
tavole 56.
Le sorti finanziarie dei Bosco furono alquanto sollevate, quando i fratel­
li Zucca, a due anni dal matrimonio di Margherita, versarono la rimanenza
della dote, ch’era stata fissata dal padre per lascito testamentario. A quei
tempi era, più che una consuetudine, un obbligo dare alle spose la dote
minima di lire 150, oltre al cosiddetto fardello di indumenti personali,
biancheria, utensili vari per la casa. Per il mancato disimpegno furono an­
che intentate liti contro gli stessi genitori.
La dote a Margherita fu versata dai fratelli Battista e Giuseppe con at­
to notarile del 25 luglio 1779 (7). Com’è scritto nell’atto, i fratelli Zucca
« pel gradimento » del matrimonio aumentarono la dote a lire 250.
Il 7 febbraio 1780 Filippo Antonio e Margherita ebbero un maschietto
che chiamarono Filippo. Padrini furono Paolo, fratellastro di Filippo Anto­
nio e Caterina Zucca.
Seguirono altri quattro figli. Maria Lucia, nata l ’i l gennaio 1783 ebbe
padrini Giambattista Marchisio e Margherita Moglia. Morì il 16 dello stes­
so mese.
A distanza di un anno, il 20 gennaio 1784, nacque Francesco Luigi,
futuro padre di san Giovanni Bosco. Gli furono padrini Paolo e Margheri­
ta Barosso, parenti della prima moglie di Filippo Antonio.
Il 28 gennaio 1787 nacque Giuseppe. Padrini furono Antonio Passaro­
ne e Maria Bargetto. Il bimbo morì il 1° febbraio dello stesso anno.
Il 3 agosto 1789 nacque l’ultimogenita, Teresa Maria. Padrini furono il
fratellastro di lei, Giacomo Bosco, e Teresa Gilardi.
Le condizioni economiche della famiglia dovevano essere tu tt’altro che
floride. Il 4 aprile 1782 Filippo Antonio vendette a Tommaso Roberto un
(7) Cf. D. 4 (dote di Margherita Zucca).
29

4.2 Page 32

▲torna in alto
campo di 38 tavole situato in Valmartina. Il 25 aprile 1786 vendette ad
Ascanio Battista Montalenti e fratelli un campo a Leinato, di tavole 91. Il
9 maggio 1788 cedette a Giovanni Giacomo Marchisio un campo di tavole
48 situato al Pontetto. Il 23 aprile 1790 vendette a Giuseppe Scanavino la
vigna di Neschie di tavole 62, e a Giovanni Antonio Posso il bosco alla
Graffiana di tavole 30.
Con atto notarile del 1° gennaio 1792 Filippo Antonio cambiava la ca­
sa ereditata dal prozio con altra a poca distanza e di minori proporzioni
nella stessa regione del Molino, appartenente ai fratelli Battista, Giuseppe
Antonio, Giovanni Pietro e Giovanni Marchisio. Ricavava in tal modo la
somma di L. 1.575, ma costringeva la famiglia, composta da dieci persone,
a vivere in quattro camere; riduceva inoltre da 40 a 9 tavole il terreno anti­
stante al fabbricato, adibito ad orto e quindi fonte di risparmi. La casa avu­
ta dai Marchisio comprendeva infatti due cantine e una stalla al piano terre­
no, e al piano superiore quattro camere e il fienile.
In vent’anni Filippo Antonio aveva alienato circa due ettari avuti in
eredità dal prozio; non gli rimanevano che 5.000 metri quadrati, parte col­
tivi e parte a bosco, di scarso reddito, e quindi non più sufficienti per sop­
perire ai bisogni della sua numerosa famiglia in tempi resi difficili dalla
guerra contro la Francia, dalla svalutazione della moneta e dal rincaro della
vita (8).
Dovendo ormai procurarsi nuovi mezzi di sussistenza, nel 1793 accettò
di trasferirsi con la sua famiglia nella frazione di Morialdo.
III. - I Bosco nella cascina Biglione a Morialdo (1793-1817)
Da una sentenza della giudicatura di Castelnuovo apprendiamo che i
Bosco presero in affitto alcuni terreni di proprietà dei Biglione, nobili
chieresi, con capitolazioni del 31 agosto 1793 e 3 febbraio 1795 (9). È leci­
to pertanto presumere che si siano trasferiti nella cascina dei Biglione,
(8) Attorno al 1794 l ’aumento di paga ai lavoratori « era appena sufficiente a
controbilanciare la diminuzione nel potere acquisitivo del denaro »; chi vendeva per
necessità, finiva per svendere; tra il 1794 e il 1802 un bue si comprava a lire 353,84;
si vendeva a lire 312,13; cf. P u g l ie s e , Due secoli di vita agricola, p. 302; 358;
e su marasma monetario: G. F e l l o n i, Il mercato monetano in Piemonte nel secolo
X V III, Milano 1968.
(9) D. 8; T. XVIII.
30

4.3 Page 33

▲torna in alto
frazione di Morialdo di Castelnuovo in zona denominata « Sbaraneo o Mo­
nastero » (10) nel novembre 1793. Nella nuova casa i Bosco vissero, come
vedremo, 24 anni, dal 1793 al 1817. Vi chiusero la loro esistenza Filippo
Antonio e suo figlio Francesco, padre di Don Bosco.
I Biglione erano originari di Mondovì (u). Un nobile Biglione nel 1464
era collaterale del governatore di Chieri. Il nobile Giovanni Francesco Bi­
glione di Mondovì nel 1478 era giudice della città di Chieri (12). Nella stes­
sa città Guglielmo Biglione fu imprenditore tessile, e dal 1566 al 1582 tra
i nobili presenti alle riunioni della congregazione dell’arte ed esercizio dei
fustagneri si trova un Guglielmo Biglione (13). Con atto notarile del 1° mag­
gio 1786 il chierese Giorgio Giuseppe Biglione, fu medico Maurizio Gae­
tano, guardia del corpo del re, acquartierato a Venaria, cedette all’avvocato
di Chieri Giacinto Masera una piazza da notaio delle dodici stabilite in cit­
tà e acquistata dal bisavolo Angelo Maurizio dalle regie finanze con patenti
del 20 luglio 1680 a lire 500 soldi 20.
Dalle attività di imprenditori tessili e di notai i Biglione ricavarono lun­
go i secoli un utile notevole, da loro investito anche in terreni. Nel
« libro possessori » di Castelnuovo d’Asti (1733) risultano intestati a Gior­
gio Biglione campi, vigneti, prati e boschi in diversi appezzamenti per un
totale di 12 ettari e settemila metri quadrati (14).
Dal censimento della popolazione del comune di Chieri si ricava che nel
1801 la famiglia Biglione abitava nel quartiere di Arene e comprendeva:
Biglione Giuseppe fu Giorgio, di anni 61 (vivente in casa propria e possi­
dente); Teresa Franzè di Racconigi, sua moglie, di anni 49; Carlo Ignazio,
anni 28, figlio; Giacinto, anni 15, figlio; Anna Teresa, anni 20, figlia; Vitto­
ria, anni 18, figlia; Angela Maria, anni 12, figlia; Angelo Maurizio, anni 8,
figlio. Giuseppe fu Giorgio risulta deceduto nel censimento del 1808. Quel­
lo del 1806 indica che il figlio maggiore, Carlo Ignazio, notaio, è sposato
con Teresa Maria Achino, di 26 anni, ed ha quattro figli: Orsola di anni 4,
Giuseppe di anni 3, Luigia, di anni 2, Delfina di un anno.
(10) T. XVIII. Nel censimento del 1799 tale zona viene denominata « Valgon-
gone ».
(u) Sui Biglione di Chieri, conti di Aramengo e di Buttigliera, dà notizie lacuno­
sissime, A. M anno, II patriziato subalpino, II, p. 303.
(12) V a l im b e r t i, Spunti storico-religiosi, p. XLIII-XL.
(13) V. Balbia no d A ra m eng o , Statuti dell’arte del fustagno in Chieri, intr.
A. M. Nada Patrone, Torino 1966.
(14) Chieri, A. com.
31

4.4 Page 34

▲torna in alto
Dei Biglione rimase a Chieri la famiglia di Carlo Ignazio. Gli altri si
trasferirono a Torino, contrada del Seminario (15). La gestione dei beni
posseduti a Castelnuovo sarà condotta per conto dei familiari di Torino
dall’avvocato Giacinto Biglione.
Frattanto Filippo Antonio Bosco continuò l ’alienazione di suoi beni.
Nel 1793 il 25 gennaio cedette a Giuseppe Costamagna un prato situato a
Castiglione, di tavole 47,1. Nel 1794 vendette a suo cognato Giovanni Gia­
como Barosso un appezzamento di bosco in regione Majnito, di tavole 33.
Da quest’atto apprendiamo che ormai Filippo Antonio non è più residente
in Castelnuovo, ma « nelle fini ». Dovendo estinguere debiti contratti « pel
mantenimento della famiglia, e specialmente per granaglie comprate » a
Buttigliera, il 22 giugno 1794 cedette a Teresa Gilardi una vigna di 114
tavole, situata nella zona del Majone. Nell’atto di vendita dovette garantire
che sul terreno venduto non gravava nessun obbligo, in caso di restituzione
della dote di Margherita Zucca. La vigna fu valutata 684 lire e la compra-
trice ne diede in contanti 242.
Il 22 maggio 1795 cedette a Giovanni Antonio Borra una delle sue ulti­
me proprietà, il Canapaie a Valdrocco, di tavole 7.
Nel 1796, non avendo più immediati interessi nel centro abitato di
Castelnuovo, permutò la casa della regione del Molino con un fabbricato
del cantone detto dei Becchi, comprendente una camera al piano terreno
con cantina sotterranea, altra camera sopra, il tinaggio dietro, e terreni nel­
la stessa zona dei Becchi di tavole 243, equivalenti a circa 8.257 mq. La
permuta fu fatta con Teresa Becchio, sposata con Paolo Barosso (suo nipo­
te, a quanto sembra, per via della prima moglie). Poiché i beni della Baros­
so erano del valore di L. 2.000 e la casa di Filippo Antonio valeva L.
1.200, quest’ultimo si creò un debito di L. 800, per assolvere il quale ce­
dette alla Becchio il credito che aveva verso di lui Teresa Gilardi, compra-
trice della vigna al Majone. Filippo Antonio s’impegnò a versare le rima­
nenti lire 400 entro dieci anni, cioè entro il 1806 (16).
Così Filippo Antonio finiva per costituire sé e i suoi in fittavoli e picco-
(15) G. G. R ey cen d s, L’indicatore torinese..., Torino 1815, p. 102, catalogo dei
« proprietari e benestanti »: « Biglione Teresa, vedova, contrada del Seminario,
n. 3, p. 1, ... isola S. Trinità ».
(16) D. lOs.
32

4.5 Page 35

▲torna in alto
li proprietari impiantati ormai in campagna. Il piccolo fabbricato dei Bec­
chi serviva sia per vinificare, sia per conservarvi i prodotti agricoli, e la stal­
la poteva ricoverare almeno una mucca.
La condizione economica però stentava a migliorare. Nel 1797 Filippo
Antonio dovette vendere a Giovanni Giacomo Marchisio tre tavole di terre­
no situato a San Rocco, località centrale di Castelnuovo, di fronte alla
casa già posseduta nella regione del Molino (17). Il 10 febbraio 1798, in pe­
riodo di occupazione militare e di forte crisi annonaria, cedette a Vittorio
Pavetto un appezzamento di prato nella regione di Majnito di 35 tavole
per un totale di lire 280. Filippo Antonio dichiarava di avere già ricevuto
dal compratore L. 135, il che induce a pensare che il Bosco vendette al
Pavetto non riuscendo a sdebitarsi altrimenti.
(n ) Alla crisi politica s’intrecciava quella annonaria e monetaria. Il raccolto del
1797 era stato cattivo. La lira piemontese in biglietti, che in base al cambio di Milano
valeva 14,5 denari nel gennaio 1797, scese a 13,9 in giugno, a 13,4 in luglio, a 12,11
in agosto, a 11,11 in settembre, a 9,6 in dicembre; rispetto allo zecchino genovese
la lira « lunga » di Piemonte (cioè in biglietti o in moneta minuta) in gennaio valeva
14,2 in giugno 13,5, in luglio 13,00, in agosto 12,6, in settembre 11,7, in dicembre
9,4. Circolava u n’enorme quantità di moneta cartacea di tagli e tipi diversi, nonostante
con reiterate promesse, il governo ne avesse dichiarata prossima la distruzione; ciò
alimentava sfiducia, diffidenza e malumore. Nel luglio 1797 scoppiò a Chieri una
sommossa per l’esorbitante rincaro del pane e del grano. La mattina del 24 i tumultuanti
s’impossessarono di armi depositate al banco di pegni degli ebrei e nel palazzo del
Comune. Asportato dall’archivio comunale il Corpus nobilium e altre carte, ne fecero
un falò in piazza d ’Armi; quindi si diedero a percorrere le vie e a saccheggiare case
e conventi. Quel giorno stesso si scatenò la reazione. I tumultuanti furono assaliti;
tre caddero uccisi, altri furono catturati. Trentasei furono giustiziati tra la sera del
24 luglio e il 14 settembre. Tra i fucilati della mattina del 26 luglio figura Bartolomeo
Bosco fu Francesco Antonio, d ’anni 22, di Chieri, morto confessato. Nell’epoca repub­
blicana il malcontento nelle campagne e nei quartieri popolari delle città prendeva di
mira poteri ed emblemi della repubblica, ma alla radice aveva i problemi di annona e
di prezzi. Anche a Castelnuovo si ebbero manifestazioni antifrancesi. Stando a Nico­
mede Bianchi « un prete di Castelnuovo-Astigiano, preceduto da un Cristo portato pro-
cessionalmente, accompagnato da un avvocato di feroce natura, e seguito da cin­
quecento paesani, da lui riscaldati con discorsi religiosi, per alcuni giorni scorazzò da
ladrone le vicine campagne... »; cf. sulla crisi monetaria: Felloni, Il mercato mone­
tario in Piemonte, p. 189; 216s; sui tumulti a Chieri: Valimberti, Spunti storico­
religiosi, p. 434; sulle insorgenze contadine nella primavera 1799: N. Bianchi, Storia
della monarchia piemontese dal 1773 sino al 1861, III, Torino 1879, p. 212 e 225.
33
3

4.6 Page 36

▲torna in alto
Filippo Antonio si spense alla cascina Biglione il 18 novembre 1802 al­
l’età di 67 anni.
Come risulta dal censimento del comune di Castelnuovo dell’anno X II
repubblicano (1803-1804), capofamiglia divenne il figlio maggiore Paolo.
La famiglia risulta così composta: Paolo Bosco, massaro, anni 39; Laura,
sua moglie, anni 37; Margherita, matrigna, anni 55; Giacomo, anni 47;
Maddalena, anni 29; Filippo, anni 22; Francesco, anni 18; Maria, anni 16:
fratelli. In questo stato di famiglia non risultano compresi i figli di Paolo
e Laura (18).
Francesco Bosco, compiuti ventun anni, il 4 febbraio 1805 sposò Mar­
gherita Cagliero, alla presenza dei testimoni Carlo Chiniso e Lorenzo Filip-
pello, vicino di abitazione. La famiglia Cagliero risiedeva nella stessa frazio­
ne di Morialdo, alla cascina Barosca, poco distante dalla cascina Bi­
glione (19).
Dal registro della consegna della popolazione di Castelnuovo del 1794
la famiglia Cagliero risulta così composta:
Cagliero Giuseppe fu Giuseppe
Francesca moglie
Domenico figlio
Caterina madre (vedova)
Carlo fratello
Lucia e Margherita sorelle
anni 26
anni 24
anni 4
anni 48
anni 20
anni 12
anni 9
Dal matrimonio di Francesco e Margherita nacque il 2 febbraio 1808
Giuseppe Antonio. Padrini furono: Francesco Chiara e Teresa Bosco. Il 16
febbraio 1810 nacque Teresa, che morì due giorni dopo. Padrini furono
Paolo Bosco e Lucia Zucca.
Margherita Cagliero morì il 28 febbraio 1811; così Francesco rimase ve­
dovo a soli 27 anni con un figlio.
(18) Paolo Bosco (sposatosi con Laura Maria Graglia il 4.2.1786) ebbe Giuseppe
Antonio il 3.2.1787, morto tre giorni dopo; Maria Maddalena il 22.12.1788; Giuseppe
Antonio il 14.2.1791; Domenica Maria il 18.10.1793; in seconde nozze sposò Angela
Coppo il 3.2.1810.
(19) Cf. T. XXI e XXII.
34

4.7 Page 37

▲torna in alto
Dopo il matrimonio del fratellastro Francesco, Paolo Bosco lasciò la ca­
scina Biglione, si separò dalla matrigna e dagli altri congiunti e si costituì
una vita indipendente in Castelnuovo. Dal censimento del 1806 risulta in­
fatti residente a Castelnuovo e registrato come coltivatore. Lasciando Mo-
rialdo richiese la propria parte di eredità, vendette perciò il corpo di fabbri­
ca nel canton dei Becchi e un appezzamento di campo e di vigna sita nello
stesso canton dei Becchi, dietro il fabbricato, di 96 tavole in tutto, a Giaco­
mo Agajate di Capriglio per la somma di 500 franchi (20).
Il censimento del 1808 così descrive la famiglia Bosco residente alla
cascina Biglione:
Francesco Bosco, capo famiglia
Margherita, moglie
Giuseppe Antonio, figlio
Margherita, madre
Teresa Maria, sorella
anni 24
anni 24
anni 0,1
anni 55
anni 17
La famiglia, che all’inizio del secolo era di 12 persone, nel 1808 si ri­
dusse a 5 e scese a 4 nel 1811 alla morte della moglie di Francesco. I
rapporti con gli altri della famiglia rimasero cordiali. Paolo fu padrino di
Teresa nel 1810. Maddalena, vedova Occhiena e residente a Capriglio, sarà
madrina di battesimo di Giovanni Bosco nel 1815.
Recandosi « sovente » a Capriglio (forse anche per visitare la sorella
Maddalena) Francesco Bosco conobbe « le rare e casalinghe virtù di Mar­
gherita Occhiena », dello stesso cognome, ma non congiunta del defunto co­
gnato (21). Il matrimonio fu celebrato nella parrocchia di Capriglio il 6 giu-
(20) D. 13.
(21) Cf. G. B. L e m o y n e , Scene morali di famiglia esposte nella vita di Margherita
Bosco..., Torino 18932, p. 9: «Francesco Bosco... aveva posto l’occhio sopra di lei
e avendone conosciute le rare e casalinghe virtù la chiese per moglie. Margherita prima
di dare il suo consenso fece qualche difficoltà, manifestando la ripugnanza che pro­
vava nel dover lasciare la casa paterna. Il padre però approvava e consigliava quel­
l’unione ». La prima edizione di quest’operetta apparve nel giugno 1886 e fu riveduta
dallo stesso don Bosco. Lo stesso don Lemoyne nelle Memorie biografiche di don Gio­
vanni Bosco, voi. I, S. Benigno Canavese 1898, p. 28, ha modo di riesporre i fatti,
ma con particolari meno credibili: « Francesco Bosco... recatosi sovente al paese di Ca­
priglio, aveva conosciuto le rare e casalinghe virtù di Margherita Occhiena. Marghe-
35

4.8 Page 38

▲torna in alto
gno 1812, con la partecipazione — è lecito pensare — dell’intera famiglia
Occhiena, che allora era così composta:
Occhiena Melchiorre di Michele
Bossone Domenica, moglie
figli:
Maria
Giulia Maria
Teresa
Giovanna Maria
Giovanni Michele
Margherita
Michele
Lucia Maria
Michele
nato il 4.2.1752
nata il 4.12.1778
nata il 12.6.1780
nata il 4.3.1782
nata il 20.5.1785
nato il 30.12.1786
nata il 1.4.1788
nato il 31.5.1790
nata il 2.9.1793
nato il 2.9.1795
Gli Occhiena erano anch’essi agricoltori.
Nel testamento di Francesco Bosco è dichiarato che alla moglie in occa­
sione delle nozze non fu costituita la dote di L. 150, com’era consuetudine,
ma le furono versate soltanto lire 22 (22). Il resto fu dato sotto forma di
prestazione d’opera da parte del fratello, che lavorò per i Bosco alcuni mesi
del 1815 con un salario di L. 75 e dal 1° gennaio a tutto agosto 1816 fino
a una somma complessiva di L. 150. Il che dimostra la poca prosperità
degli Occhiena.
Da Francesco Bosco e Margherita Occhiena nacque il 18 aprile 1813
Giuseppe Luigi. Padrino fu Giuseppe Cavallo, vicino di casa e fratello di
quel Bernardo, a cui la vedova Margherita Bosco « affiderà una somma di
denaro, affinché andasse in cerca di cibarie per sfamare la sua famiglia » (23) ;
madrina fu Margherita Occhiena.
Con atti del 15 dicembre 1814, rogati dal notaio Ansaldi, Francesco
Bosco acquistò dai suoi proprietari Biglione un prato al Monastero o Cor-
nasso di tavole 50.
rita non dimostrava nessuna propensione a prendere marito. Sempre occupata nei
lavori domestici e di campagna, sempre ritirata e lontana da ogni sollazzo... Suo desi­
derio era di rimanere sempre così in casa, per assistere suo padre e sua madre nella
vecchiaia ».
F ) D. 21.
(a ) L e m o y n e , Memorie biografiche, I, p. 38.
36

4.9 Page 39

▲torna in alto
Il patrimonio immobiliare del nonno, già consistente in oltre 25.000
mq. di terreno e in un vasto fabbricato in Castelnuovo, dopo le replicate
alienazioni era ridotto a una pezza di vigna al bricco dei Gay, di tavole 40,
una pezza di campo nella regione del Bacajan, di tavole 38, e una pezza di
campo in regione Slitte di tavole 24. Queste proprietà, equivalenti a 1.876
mq. I terreni erano ripartiti tra la vedova Margherita Zucca e i figli Filip­
po e Francesco Bosco. A quest’ultimo spettavano 625 mq., che unitamente
ai 1.900 mq. acquistati dai Biglione costituivano un patrimonio di mq.
2.525 del valore di L. 388. C’erano i segni di una certa ripresa economica
quando nacque il secondogenito di Francesco e Margherita. L’evento è così
notato sul registro dei battesimi della parrocchia di Sant’Andrea in Castel­
nuovo d ’Asti:
« Die decima septima augusti 1815. - Bosco Joannes Melchior, fìlius Francisci
Aloysii ac Margaritae Occhiena jugalium Bosco heri vespere natus, et hoc vespe­
re solemniter baptizatus ab admodum reverendo domino Josepho Festa vicario.
Pattini fuere Melchior Occhiena loci Caprilii et Magdalena Bosco vidua quon­
dam Secundi Occhiena hujus loci. - Joseph Sismondo praepositus, vicarius fora-
neus ».
Nel 1817 Francesco Bosco possedeva quattro buoi, due mucche e altri
beni per un valore complessivo di oltre un migliaio di lire (24). L’8 feb­
braio poteva comprare alcuni terreni e un corpo di fabbrica alquanto mal­
messo, ma poco distante dalla cascina Biglione (25). Contrasse un debito che
però avrebbe potuto saldare. Sembrava che nel vigore dei suoi trent’anni
Francesco Bosco riuscisse davvero a migliorare le sorti della famigliola.
Ma nel 1816 e nel 1817 si erano susseguite due annate cattive. Il caro­
vita si era alzato, l’incremento demografico generale in Italia e altrove ave­
va subito quasi un arresto, la curva dei decessi segnava un rialzo (2Ó) . I ceti
(24) Testamento di Francesco Bosco; cf. D. 21; Inventario dell’eredità; D. 22.
C25) T. XXV.
(26) p e r ia p ra n c ia cf. A . A r m e n g a u d , La population frangaise au X IX e siècle,
Paris 1971, p. 11 (ribasso della popolazione tra il 1817 e il 1822 a causa della care­
stia); M. R e i n h a r d , A . A r m e n g a u d , J. D u p a q u i e r , Storia della popolazione mon­
diale, Bari 1971, p. 472 (cadute di natalità, accompagnate o seguite da epidemie e
recrudescenza di mortalità negli anni 1817, 1832 e 1847); M. R o m a n i, L’economia
milanese nell’età della Restaurazione, in Storia di Milano, XIV, Milano 1960, p. 706-711
37

4.10 Page 40

▲torna in alto
falcidiati erano, come di solito, quelli più sprovvisti dei mezzi di sussi­
stenza. Una malattia nuova, la pellagra, dilagava, anche se si discuteva sul
suo carattere epidemico. Imperversava soprattutto nel Veneto. Nel Trevisa­
no risultarono colpite 60 mila persone nell’agosto 1816, e nel febbraio
1817, forse esagerando, si calcolavano 95 mila pellagrosi nello stesso terri­
torio i11). Nel dicembre 1816 e nel gennaio 1817 il tifo petecchiale diven­
ne epidemico nella regione di Pavia e nel Parmigiano: « numerosissimi
mendicanti, che quivi venivano a domandar del pane, di cui ne andavano
privi nelle miserabili loro montuose abitazioni del piacentino... spesso
pietosamente accolti, ed in buon numero nelle stalle, ivi comunicavansi il
già comune contagio » (28). Dalla Lombardia il male si sparse nel vogherese
e in Lomellina. In primavera la pellagra e il tifo petecchiale devastarono
Piossasco, mentre a Torino l’ospedale San Giovanni e quello della Genera­
la ospitavano migliaia d’infetti. Alla sola Generala dal 15 aprile all’agosto
furono ricoverati 908 uomini e 672 donne, tra cui si registrarono rispettiva­
mente 150 e 131 morti (29). Tra i contadini del territorio la mortalità era
attribuita soprattutto a deficienze alimentari. Si comprende come in una si­
tuazione generale di morbo divenissero mortali malattie dal corso endemico
e altre, che in circostanze diverse si sarebbero potute debellare (30).
(il movimento demografico); sul Piemonte non esiste ancora un’approfondita analisi
demografica circa l’epoca della Restaurazione; cf. intanto G. M e l l a n o , La popolazione
di Torino e del "Piemonte nel secolo XIX, Torino 1961, p. 56-77.
(v ) M. B erengo, L'agricoltura veneta dalla caduta della repubblica all’unità,
Milano, 1963, p. 91.
(2S) G. R ic c i, Sullo stabilimento dell’ospedale provvisorio della Generala all’oc­
casione dell’epidemia petecchiale dominata in Piemonte..., Torino 1817, p. 4.
(29) G. Ricci, Sullo stabilimento, p. 52-63 (statistiche dei ricoverati e dei dece­
duti). Cf. inoltre A. F o s s a t i, Origini e sviluppo della carestia del 1816-17 negli stati
sardi di terraferma, Torino 1829.
(30) Cf. M. A b r a te, Lineamenti di storia economica piemontese, in Storia del
Piemonte, voi. I, Torino 1961, p. 623: « Il quinquennio 1816-1821 fu particolar­
mente duro: alla pesante atmosfera di sospetti, denunce, epurazioni, gravante su
quasi tutti gli Stati del continente europeo, s’aggiunse un’altra gravissima crisi... Con­
seguentemente (dopo i disastrosi raccolti agricoli 1816-17), tutta l’Europa fu colpita
dalla carestia, e il prezzo del grano, già rincarato per causa delle lunghe guerre e del
blocco continentale, salì ora a più del 200% rispetto al 1815: né valsero a diminuire
il bisogno le importazioni dall’America, dall’Egitto e dalla Russia Meridionale, ché,
dato il costo altissimo dei trasporti interni, i rifornimenti non poterono essere distri­
buiti secondo le necessità ».
38

5 Pages 41-50

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5.1 Page 41

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Colpito da polmonite nella cantina sotterranea della cascina Biglione,
Francesco Bosco decedeva dopo qualche giorno di degenza mortale P i i
maggio 1817.
Tre giorni prima, « ditenuto in letto » « in casa del signor Biglione »,
dettava il suo testamento. Costituiva eredi i tre figli superstiti Antonio,
Giuseppe e Giovanni, sotto la tutela della madre Margherita Occhiena e
del cognato di linea paterna, Giuseppe Zucca.
Una serie di quietanze documenta ancor oggi le spese affrontate dai Bo­
sco nel 1817 e saldate in parte a distanza di oltre un anno (31).
Ma in quei frangenti anche la fortuna dei Biglione era in crisi. Ciò spie­
ga perché risultassero restii a spese e si trovassero impigliati in processi.
Il 6 luglio 1816 il giudice del mandamento di Castelnuovo aveva inibi­
to a Francesco Bosco in qualità di massaro dei Biglione, di rimettere parte
del raccolto ai proprietari, in modo da ricuperare 110 franchi reclamati da
Lucia Pennano, di Chieri, già domestica della signora Teresa Biglione (dece­
duta nel 1806), legataria di una pensione annua che doveva esserle versata
dagli eredi Biglione.
Nel 1817 la Pennano rinnovò istanza per il ricupero dell’annuale vitali­
zio ammontante a lire 220 nuove di Piemonte. Questa volta l ’inibizione fu
rivolta alla vedova Bosco e a Giovanni Zucca in qualità di tutori dei pupil­
li Antonio, Giuseppe e Giovanni (32).
L’avvocato Giacinto Vincenzo Biglione anche per conto della madre e
della sorella citò in tribunale gli eredi di Francesco Bosco sia per la mancata
consegna dei quantitativi di raccolto previsti dalle capitolazioni, sia per il
deperimento delle colture (33). Alla richiesta dei Biglione i Bosco opponeva­
no varie riserve, in quanto i padroni avevano scorporato dalla cascina circa
undici giornate di terreno e cioè due giornate e 60 tavole di prato e il
rimanente in campo, compresi nel contratto di affitto. Lo scòrporo, esegui­
to alla fine del marzo 1817, aveva fatto mancare il fieno ai massari e aveva
tolto loro la possibilità di produrre letame a beneficio delle colture. Su pro­
posta dei periti convocati dalle due parti i Bosco avrebbero tacitato i Biglio­
ne versando loro lire 22 e 50 centesimi (34).
(31) D. 24.
(32) D. 23.
(33) D. 25-28
(34) D. 27.
39

5.2 Page 42

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I Biglione citarono in giudizio un altro agricoltore di Morialdo, Gio­
vanni Becchio, che ricusava servizi dovuti in cambio a un permesso di tran­
sito. A loro volta furono citati dai rettori della cappella di Morialdo, per­
ché non versavano il loro tributo alla cappellania (35). Dagli atti di questa
lite si apprende che i Biglione avevano venduto i loro terreni a un certo
Giuseppe Chiardi, commerciante di Castelnuovo, tra l ’inverno 1817 e la
primavera 1818, e che i Bosco avevano cessato dal loro masserizio nel no­
vembre 1817 H .
Morto il marito, Margherita Bosco con i suoi tre figli e la suocera conti­
nuarono ad abitare nella cascina Biglione fino al novembre. Questo infatti
sembra potersi dedurre dalla sentenza emessa il 13 novembre 1818 dalla
giudicatura di Castelnuovo circa i beni dei Biglione « massareggiate dai
convenuti (minori Bosco) e fu loro padre fino all’11 novembre dello scorso
anno » (37).
In quei cinque mesi mamma Margherita predispose l’abitazione nel mo­
desto edificio acquistato il 17 febbraio 1817. La costruzione era così de­
scritta dal notaio Montalenti il 15 maggio 1817 nell’inventario dei beni
lasciati in eredità da Francesco Bosco: « Casa in questi fini regione di Caval­
lo Monastero, consorti Francesco Becchio, Carlo Graglia, composta d ’una
erotta e stalla a canto, coperta a coppi, in cattivo stato, non ancora pagata
pel prezzo di lire 100 » (di minor valore cioè di una coppia di buoi,
valutata L. 200) (38). Là furono ricavate due stanzette nel fienile, per siste­
marvi la famigliola.
I beni dei Bosco si erano nuovamente assottigliati. Le condizioni di al­
tri contadini della zona forse non erano più prospere. Tanto meno era quel­
lo che si possedeva, tanto maggiore ne appariva il prezzo. Il possesso di un
palmo di campo o di un albero poteva rappresentare l’allargamento delle
possibilità di sopravvivenza. È questo il senso di una lite intercorsa nel
1819 tra Giuseppe Bechis e gli eredi Bosco a motivo di un noce sul limite
delle rispettive proprietà (39).
(35) D. 29-30.
(36) D. 27 e 30.
(37) D. 27.
t38) D. 22.
(39) D. 31.
40

5.3 Page 43

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A sessant’anni di distanza, riferendosi ai disagi del 1817, Don Bosco si
espresse in questi termini:
« Ognuno può immaginare quanto abbia dovuto soffrire e faticare mia madre
in quella calamitosa annata. Ma con un lavoro indefesso, con una economia co­
stante, con una speculazione nelle cose più minute, e con qualche aiuto veramen­
te provvidenziale si potè passare quella crisi annonaria » C0).
(4tl) G. Bosco, Memorie dell’Oratorio di S Francesco di Sales dal 1815 al 1885,
Torino 1946, p. 20s.
41

5.4 Page 44

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CONCLUSIONE
Dalla cascina di San Silvestro di Chieri alla frazione di Morialdo di Ca­
stelnuovo d ’Asti Filippo Antonio, contadino analfabeta, nei suoi 72 anni di
esistenza aveva portata avanti la progenie dei Bosco con il buon senso e la
tenacia dell’agricoltore piemontese. Nato già orfano di padre nel 1733 e
abbandonato a quattro anni dalla madre, fu accolto sedicenne a Castelnuo­
vo da prozii privi di prole, ma con una discreta fortuna, che lo trattarono
come figlio e che alla loro morte lo resero erede di casa e di terreni. Conob­
be allora un certo benessere economico. Mortagli la moglie, si risposò.
Dai due matrimoni ebbe dodici figli, di cui solo sei gli sopravvissero. Co­
stretto a vendere tutte le proprietà per sostenere i familiari, negli anni criti­
ci della Rivoluzione francese conobbe le privazioni e la miseria. Seppe tutta­
via riprendersi trasferendosi in quelle campagne che avrebbero costituito la
prima palestra di vita del grande apostolo della gioventù, san Giovanni Bo­
sco. Spegnendosi nel 1802 preparò la venuta in povertà del grande nipote.
Sembrava che suo figlio Francesco riuscisse a migliorare le sorti della fami­
glia con fortunati acquisti di terre e di bestiame; ma la morte lo falciò
poco più che trentenne. L’ultimo suo acquisto, una modestissima costruzio­
ne « composta d ’una erotta e stalla a canto, coperta a coppi in cattivo sta­
to » divenne l’abitazione di Margherita Occhiena, dei suoi tre figli e della
suocera.
Tra quelle povere pareti, sotto quei « coppi » Giovannino Bosco all’età
di nove anni sognò la missione che gli sarebbe stata affidata dall’alto:
« ... un sogno, che mi rimase profondamente impresso nella mente per tutta
la vita. Nel sonno mi parve di essere vicino a casa, in un cortile assai spazioso,
dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli, che si trastullavano. Alcuni ride­
vano, altri giuocavano, non pochi bestemmiavano. All’udire quelle bestemmie mi
sono subito lanciato in mezzo di loro, adoperando pugni e parole per farli tace­
re. In quel momento apparve un uomo venerando, in virile età, nobilmente vesti­
to. Un manto bianco gli copriva tutta la persona; ma la sua faccia era così lumi­
42

5.5 Page 45

▲torna in alto
nosa, che io non poteva rimirarlo. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di
pormi alla testa di que’ fanciulli aggiungendo queste parole: — Non colle percos­
se, ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare questi tuoi amici.
Mettiti adunque immediatamente a fare loro un’istruzione sulla bruttezza del pec­
cato e sulla preziosità della virtù.
Confuso e spaventato soggiunsi che io era un povero ed ignorante fanciullo,
incapace di parlare di religione a quei giovanetti. In quel momento que’ ragazzi
cessando dalle risse, dagli schiamazzi e dalle bestemmie, si raccolsero tutti intor­
no a colui che parlava.
Quasi senza sapere che mi dicessi: — Chi siete voi, soggiunsi, che mi coman­
date cosa impossibile?
— Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili
coll’obbedienza e coll’acquisto della scienza.
— Dove, con quali mezzi potrò acquistare la scienza?
— Io ti darò la maestra, sotto la cui disciplina puoi diventare sapiente, e
senza cui ogni sapienza diviene stoltezza.
— Ma chi siete voi, che parlate in questo modo?
— Io sono il figlio di Colei, che tua madre ti ammaestrò di salutar tre volte
al giorno.
— Mia madre mi dice di non associarmi con quelli che non conosco, senza
suo permesso; perciò ditemi il vostro nome.
— Il mio nome domandalo a mia madre — .
In quel momento vidi accanto di lui una donna di maestoso aspetto, vestita
di un manto, che risplendeva da tutte le parti, come se ogni punto di quello
fosse una fulgidissima stella. Scorgendomi ognor più confuso nelle mie dimande
e risposte, mi accennò di avvicinarmi a lei, che presomi con bontà per mano: —
Guarda — mi disse — . Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fug­
giti, ed in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, orsi, e
parecchi altri animali. — Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi
umile, forte, robusto; e ciò che in questo momento vedi succedere in questi
animali, tu dovrai farlo pei figli miei —.
Volsi allora lo sguardo, ed ecco invece di animali feroci apparvero altrettanti
mansueti agnelli, che tutti, saltellando correvano attorno belando, come per far
festa a quell’uomo e a quella Signora. A quel punto, sempre nel sonno, mi misi
a piangere, e pregai a voler parlare in modo da capire, perciocché io non sapeva
quale cosa si volesse significare. Allora ella mi pose la mano sul capo dicendomi:
— A suo tempo tutto comprenderai » ( 1).
C1) G. Bosco, Memorie dell’Oratorio, p. 22-25.
43

5.6 Page 46

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FONTI ARCHIVISTICHE
I. - A rchivi parrocchiali
Sono stati utilizzati i registri di battesimo, matrimonio e morte delle seguenti par­
rocchie: Andezeno, Capriglio, Castelnuovo d’Asti, Chieri duomo e parrocchia di
S. Giorgio, Pino Torinese.
A Chieri, S. Giorgio sono stati consultati i registri della Compagnia del Corpus
Domini.
Non sempre è esatta l’età indicata sui registri di matrimonio e morte. Sul registro
dei morti di S. Giorgio si legge che Filippo Antonio Bosco morì nel 1735 a 24 anni circa.
Dai registri del duomo si apprende che nacque il 3 novembre 1704. Morì perciò
trentenne.
II. - A rchivi comunali
1. Chieri, Archivio storico comunale
Consegna delle genti (1598). Inventario generale, art. 113, § 2.
Consegna delli cappi di casa (1624).
Istruzione alli sindici e secretarij delle città... per la consegna delle bocche humane,
e bestiami per la levata del sale (1721).
— Registri del sale: 1727, 1730,1732, 1744.
Statistica dei maschi per formare i reggimenti provinciali... Consegna de’ maschij
della città di Chieri e sue fini fatta dalla medesima nell’anno 1713 d’ordine di Sua
Maestà.
— Censimento della popolazione del comune di Chieri (1801).
2. Castelnuovo d’Asti, Archivio storico comunale
— Registri del sale: 1721, 1726, 1747, 1756, 1765, 1776, 1790.
— Catasto, registro possessori 1733; registro trasporti 1771, N. 19, p. 48.
— Consegna della popolazione: 1794, 1799.
— Censimenti: anno XII rep., 1806, 1808.
3. Chieri, Archivio Ufficio Registro
Libro II (1792), p. 762.
44

5.7 Page 47

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4. Chieri, Archivio Pretura
— Atti giudicatura del mandamento di Castelnuovo, atto 372 del 16.7.1816.
— Registro delle ordinanze sommarie d’istruttoria della giudicatura di Castelnuovo
d’Asti dal 3.1.1818 al 3.7.1819.
I I I . A r c h iv i d i Stato
1. Torino
Atti notarili:
— Candido Ansaldi, atti 1814-1819, voi. 150, p. 28.
— Montefameglio, atti 1813-1814, voi. 13, n. 17.
2. Asti
Atti notarili:
— Giuseppe Barosso, voi. 42/2439, p. 221 e 286.
— Gius. Battista Carrano, voi. 19/2717, p. 51; 25/2723, p. 349.
— Carlo Giov. Conti, voi. 1850, scheda 345.
— Carlo Gius. Montalenti, voi. 3856, p. 161 e 167.
— Gian Bartolomeo Montalenti, voi. 2052, p. 226.
— Vincenzo Quaglietti, di Schierano, voi. 3275/17, p. 87.
Per quanto relative a tempi anteriori sono utili le indicazioni sui catasti e sul
paesaggio agrario piemontese date da Claudio Roteili nei due saggi: L ’economia agraria
di Chieri attraverso i catasti dei secolo XIV-XVI, Milano 1967; Una campagna me­
dievale. Storia agraria del Piemonte fra il 1250 e il 1450, Torino 1973.
ABBREVIAZIONI
A.
Com.
parr.
D
T
- Archivio
- Comunale
- parrocchiale, parrocchia
- parte seconda del presente lavoro, documenti
- parte terza del presente lavoro, tavole illustrative
45

5.8 Page 48

▲torna in alto
BIBLIOGRAFIA
I. - Studi generali di demografia e di economia
A r iè s P h i l i p p e , Histoire des populations frangaises, Paris 1971.
A rm en ga u d A n d r é , La population frangaise au X IX e siecle, P a ris 1971.
Berengo M arino , L’agricoltura veneta dalla caduta della repubblica all’unità, Milano
1962.
Boulard F ernand, Essor ou declin du clergé francais?, Paris 1950.
C ip o l l a C arlo M a r ia , Istruzione e sviluppo. Il decimo dell’analfabetismo nel mondo
occidentale, Torino 1971.
G odel J ea n , La reconstruction concordatane dans la diocèse de Grenoble après la
Revolution (1802-1809), Grenoble 1968, p. 263-265.
O rlandi G i u s e p p e , Le campagne modenesi fra rivoluzione e restaurazione (1790-1815),
Modena 1967.
R ein h a r d M a r c e l - A rm en g a u d A n dré - D u p a q u ie r J a c q u e s , Storia della popo­
lazione mondiale, Bari 1971.
T osca n i Xen io , Indicazione sul clero bergamasco, sulla sua estrazione sociale e su
talune condizioni pastorali nel sec. XIX, in « Rivista di storia della Chiesa in
Italia» 21 (1967) 411-453.
II. - Studi sul Piemonte in generale
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B ia n c h i N ic o m e d e , Storia della monarchia piemontese dal 1773 sino al 1861. Torino
1877-1855, 4 voli.
C a r u t t i D o m e n ic o , Storia del regno di Vittorio Amedeo II, Torino 1856.
C a sa l is G o ffr ed o , Dizionario geografco-storico-statistico-coìmnerciale degli stati di
S. M. il re di Sardegna, Torino 1833-1854, 26 voli.
M anno A nto nio , Bibliografia storica degli stati della monarchia di Savoia, IV, Torino
1892, p. 187s: Castelnuovo d’Asti; p. 388-419: Chieri.
M anno A n to nio , Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, genealogiche, feu­
dali ed araldiche..., Firenze 1895-1906, 2 voli.
Q u azza G u id o , Le riforme in Piemonte nella prima metà del Settecento, Modena
1957.
III. - Studi sull’economia e demografia piemontesi
A bra te M ario , Lineamenti di storia economica piemontese in Storia del Piemonte,
voi. I, Torino 1961 p. 563-637.
46

5.9 Page 49

▲torna in alto
D oria G iorgio, Uomini e terre di un borgo collinare dal X V I al X V III secolo,
Milano 1968.
D u g lio M a ria R iccia rd a , Alfabetismo e società a Torino nel secolo X V III in « Qua­
derni storici» a. 6 (1971) p. 485-509.
F e l l o n i G i u s e p p e , Il mercato monetario in Piemonte nel secolo X V III, Milano 1968.
L ev i G io va n ni, Mobilità della popolazione e immigrazione a Torino nella prima
metà del settecento, in «Quaderni storici» 6 (1971) p. 510-554.
M el la no G i u s e p p e , La popolazione di Torino e del Piemonte nel secolo X IX ,
Torino 1961.
M oriondo B u s s o G iovanna, Evoluzione demografica in una parrocchia torinese del
’700: S. Maria di Pozzo Strada, in « Bollettino storico bibliografico subalpino »
68 (1970) p. 455-514.
P rato G iu s e p p e , La vita economica in Piemonte a mezzo il secolo X V III, Torino
1908.
P u g l ie s e Salv atore, Due secoli di vita agricola. Produzione e valore dei terreni,
contratti agrari, salari e prezzi nel Vercellese nei secoli X V III e X IX , Torino 1908.
R ic c i G io rgio , Sullo stabilimento dell’ospedale provvisorio della Generala all’occa­
sione dell’epidemia petecchiale dominata in Piemonte..., Torino 1817.
IV. - Studi su Chieri
B orgh esio G in o , Statuta et capitula societatis sancti Georgii seu Populi Chariensis,
Torino 1936.
G a llo E p if a n io , La città di Chieri. Spunti storici pubblicati dal giornale « Il Chie-
rese » dal 1957 al 1960, Torino 1961.
P r e m o l i O ra zio , Biblioteca barnabitica, I, Firenze 1933, p. 458.
P r e m o l i O r a z io , I barnabiti nel seicento, Roma 1922.
Q u a r ie n t i A n g e lic o , La chiesa di S. Domenico di Chieri, Torino 1961.
V a l im b e r t i Ba r t o l o m e o , Spunti storico-religiosi sopra la città di Chieri. I, Il duomo,
Chieri 1929.
V. - Opere di Don Bosco e studi sui « Bosco »
Bosco G io va n ni, Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855,
Torino 1946.
L em o y n e G iovanni Ba t t is t a , Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco, I, S. B e n i­
gno Canavese 1898.
L e m o y n e G iovanni Ba t t is t a , Scene morali di famiglia esposte nella vita di Marghe­
rita Bosco. Racconto ameno ed edificante, Torino 18932; (prima ediz. « Letture
Cattoliche » giugno 1886).
M o l in e r is M ic h e l e , Provenienza della famiglia Bosco, in « Il tempio di don Bosco
sul colle presso la sua casa nativa» 19 (1965) p. 8-12; (altri articoli di don
Molineris sono segnalati nella introduzione, nota 1).
47

5.10 Page 50

▲torna in alto
DOCUMENTO 1 (■)
ALBERO GENEALOGICO DELLA FAMIGLIA BOSCO
DAI PRIMI DECENNI DEL SECOLO XVII
ALLA NASCITA D I SAN GIOVANNI BOSCO (1815)
(') Nei documenti riportati in questa parte sono state effettuate delle normalizza­
zioni nella scrittura; in particolare sono state trascritte in carattere minuscolo le ini­
ziali di alcuni termini, quali: Notaio, Giudice, Città, Regione, Luoghi, Sale, ecc.

6 Pages 51-60

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6.1 Page 51

▲torna in alto
DOCUMENTO 2
« INSTRUZIONE ALLI SINDICI, E SECRETARIJ...
PER LA CONSEGNA DELLE BOCCHE HUMANE E BESTIAMI
PER LA LEVATA DEL SALE ».
(Archivio storico del comune di Chieri, art. 113, par. 2°)
INSTRUZIONE ALLI SINDICI, E SECRETARIJ DELLE CITTÀ E
TERRE, E LUOGHI D I QUA DA MONTI, E COLLI, ESCLUSE QUELLE
DI NOVO ACQUISTO, IN SEGUITO AL MANIFESTO DEL GIORNO
D ’H O G G I, PER LA CONSEGNA DELLE BOCCHE HUM ANE E BESTIAMI
PER LA LEVATA DEL SALE.
LA REGIA CAMERA DEI CONTI.
Seguita la pubblicatione del manifesto nostro, dovrà il secretaro far monire in
scritti li particolari à comparire nella casa del comune, per far la predetta conse­
gna ne giorni, che nella monitione loro rispettivamente prescriverà, quali però
tra tutti non potranno eccedere il termine prefisso da detto manifesto, e tal mo­
nitione dovrà far affiggere, tanto all’albo pretorio del luogo, che nei membri, e
corpi de cassinali da quello dependenti.
Quando compariranno li particolari per far la consegna prescritta nel manife­
sto nostro del giorno d ’hoggi, s’avisarà caduna della gratia, e condono fattoli da
S.M. per le pene ne quali sono incorsi per omissioni, e infedeltà nella consegna
del 1718, facendo anche sapere à medesimi le pene imposteli nel suddetto mani­
festo, ne casi venissero giustificarsi infedeli le consegne da farsi come infra.
Indi il secretaro farà prestare à particolari consegnanti il giuramento in di
lui mani di far a tenor di detto manifesto fedele, e intiera consegna nel modo
seguente.
Detta consegna dovrà farsi dal capo della famiglia con espressione del nome
del padre d ’esso, salvo ne casi infra espressi, il quale consegnarà tutte le persone,
che quella compone senza eccettuazione di veruna, consignando parimenti quelli,
che havranno, e saranno soliti haver per loro servitù, e ogni altro, à quale per
49
4

6.2 Page 52

▲torna in alto
qualsivoglia titolo e causa somministrassero il vitto in tutto, ò parte dell’anno,
con distinzione dell’età, sesso di caduna delle persone consegnande come sovra,
espressione de respettivi nomi, e cognomi, e agnomi, de quali usano, e della
denominazione delli cassinali, e regioni dove habitano.
Consignerà parimenti il numero delle bestie bovine, lanute, e caprine, e altre
sottoposte alla levata del sale, quali si ritrovano havere tanto proprie, che à
titolo di scorta, imprestanza, fitto, a socida, e in custodia, compresi gli animali
porchini, caprini, vitelli, moggie, ò altri animali, quali sono soliti annualmente
ammazzare per uso di loro case, con distinzione rispetto alla consegna delle
bestie bovine, se bue, ò vacca, ò altra qualità.
Quelli de sudetti capi di fameglia che eserciranno, ò per interposta persona
faranno esercire negotij, e commerci)', e arti d’osti cabaretieri, panatari, revenda-
roli, e vendenti lardi, salami, salsisse, e altri salati di qualunque sorte, dovranno
nella suddetta consegna distintamente esprimere la quantità giusta del sale, che
loro resta necessario per detti respettivi negotij, commercij e arti, come pure la
quantità, fatta una commune delli animali porchini, caprini, moggie, ò altri
animali soliti annualmente ammazzarsi, e salarsi per vender, sì all’ingrosso, che
al minuto, e ove li suddetti consegnassero minor quantità di sale di quello che
per verità esigge la respettiva arte, e negotij sudetti, dovranno li sindaci, e secre-
taro fissarli il caricamento, che stimeranno proportionato al necessario uso loro,
predendo ove sia di bisogno notizia da quelle persone che stimeranno esser infor­
mate, massime da sublocatori de dritti di carne, corame, e foglietta, e in detta
fissatione s’averà riguardo alle fere, e mercati che si fanno in ogni città e luogo.
Come pure dovranno detti capi della fameglia consegnare il sale che loro può re­
stare necessario annualmente per salare formaggi, tome, sarassi, e altri frutti
provenienti dal latte delle bestie bovine, e lanute, con l’espressione della
quantità delli formaggij, e frutti sudetti solita annualmente farsi fatta una com­
mune, dovendosi a tutti li suddetti dar un caricamento di sale à proportione di
detti formaggij e frutti sudetti, oltre le libre otto per bocca humana, quattro per
bestia bovina, e una per lanuta, e caprina, e nella città, e luoghi dove si
ritroveranno casoni, cioè ove si fa la focida de latti come nel vercellese, e
altri ne quali si fanno li formaggij saranno incaricati li sindaci, e secretaro
di far chiamare gli impiegati di detti casoni, e da medesimi far esprimere la
quantità de rubbi fatta una commune de formaggij, che ivi si fanno nel corso
d’ogni anno, e la quantità di sale necessario per salare detti formaggij, rispetto al
quale detti sindici, e secretaro daranno il caricamento come sovra, ò a detti caso­
ni, ò al particolare secondo il numero delle vacche, delle quali sono soliti man­
dar il latte al casone.
In riguardo a quelli che fanno professione d’acconciare pelli d’agnelli, e ca­
pretti dovranno non solo esprimere detta loro professione, ma anche la quantità
del sale, che annualmente vi vuole nell’acconciamento di dette pelli.
50

6.3 Page 53

▲torna in alto
In quanto a massari, schiavandari, famiglij, margari, pecorari, pastori, e altri
simili, questi dovranno far le rispettive consegne come sovra, non tanto delle
bocche humane, che bestiami, quantunque non fossero loro proprij, ma consegna­
tili da loro padroni a titolo di scorte, imprestanze, fitto, socida, custodia, e in
qualsivoglia altro modo rimessi, sotto il governo, e direttione loro, ancorché
detti bestiami fossero di qualsivoglia persona, ò corpo, consegnandosi parimenti
li frutti provenienti dal latte di detti bestiami, e la quantità del sale necessario
per salare essi frutti, il che tutto dovrà farsi esprimer dalli consegnanti nell’atto
di consegna.
Gli obbligati come sovra à detta consegna dovranno esprimere, se la loro
fameglia, e bestiami tanto proprij, che tenuti a titolo predetto di scorte, impre­
stanze, fitto, socida, custodia, ò in qualsivoglia altro modo rimessi sotto il loro
governo e diretione sijno tutti ne luoghi, ove seguirà la consegna o altrove, e
essendovi solo parte di dette persone, e bestiami in esso luogo dove seguirà la
consegna, dovranno li sudetti esprimere in che luogo sij la rimanente fameglia,
quante sijno le persone, e qual numero de bestiami si ritrovino come sovra fuori
del luogo, in cui seguirà detta consegna.
In quelli luoghi, ove rissiedono li signori vassalli del medesimo in tutto, o
buona parte dell’anno, se essi si ritroveranno li sindici, e secretaro portarsi in
persona di detti signori vassalli per ricevere da medesimi le respettive consegne
come sovra, ed ove al tempo di queste si ritrovassero detti signori vassalli absen­
ti da detti luoghi, saranno essi sindici, e secretaro avvertire uno de loro agenti
di portarsi alla casa del comune, al tempo della consegna per quella fare a nome
di detti signori vassalli, e non sendovi alcun agente, dovranno ne più ne meno li
sindici, e secretaro descrivere le persone e fameglie, servitù di detti signori vas­
salli soliti ad habitare come sovra in detti luoghi, con espressione del tempo, che
ivi far sono soliti loro dimora.
E come che diversi particolari nell’atto di consegna potrebbero ommettere
quella delli animali porchini, e altre bestie solite annualmente, ò ogni due anni
ammazzare, ò far ammazzare, e salare, dovranno perciò detti sindici, e secretaro
quando vedranno tali ommissioni nella consegna interrogare il consegnante, acciò
non possa pretendere d’ignoranza, se sij solito ammazzare, ò far ammazzare, e
salare annualmente, o ogni due anni animali porchini, o altre bestie, e in che
numero, specificandosi il tutto nell’atto della consegna, essendo a notizia di
detti sindici, e secretaro, che li consegnanti sono soliti ammazzare animali
porchini, ò altre bestie, per loro uso, gliene daranno debito alla consegna, non
deferendo alle scuse, che sogliono addursi, e ciò in caso che li particolari non
faccino loro la consegna.
Gli particolari che haveranno mandato bestiami alle Alpi, ò altri luoghi per
il pascolo dovranno parimenti questi fedelmente consegnarsi, sì per la qualità,
che numero loro, e in che luogo si sono mandati, e a quali persone rimesse, e
51

6.4 Page 54

▲torna in alto
perchè li sudetti particolari, in caso di non fatta consegna d’essi bestiami, potreb­
bero allegare, che non si credevano à questa tenuti, così per levarli ogni appiglio
di scusa, incarichiamo detti sindici, e secretaro di notificare à detti particolari
loro obbligo di consegnare anche detti bestiami mandati al pascolo, con farli
esprimere per quanto tempo si tengono al pascolo sudetto, facendosi osservare il
simile al riguardo à quelli, che sono soliti tenere a custodia, e mandare rispettiva­
mente bestiami ad invernare.
Gli tuttori, curatori de pupilli, e minori, ò quelli, che haveranno la loro
educazione, ò coltiveranno loro beni, saranno parimenti obbligati alla consegna
sudetta delle persone, e bestiami de sudetti pupilli, e minori, sotto le pene porta­
te da detto manifesto, in quale incorreranno in proprio detti tuttori, e curatori,
e altri sovra nominati, senza poterne pretendere da essi pupilli e minori la
repetizione.
Ritrovandosi al tempo di detta consegna absente alcuno de capi della fame-
glia, havendo figliuoli maggiori d’anni venti, la medesima nel modo sovra espres­
so dovrà farsi da uno de sudetti figliuoli, con l’espressione del nome del padre,
e avo, e non sendovi figliuoli maggiori dovrà farsi da altra persona domestica.
Nel caso d’altri absenti al tempo di detta consegna, quali non havessero alcu­
no della fameglia nel luogo, la predetta consegna dovrà farsi da sindici quali
prima di devenire, alla medesima, dovranno attentamente informarsi da vicini
dell’abitazione delli absenti, e da altre persone, non tanto del numero delle per­
sone della fameglia di detto absente, che de bestiami, che era solito tenere.
Compita detta consegna nella forma sudetta, e con quelle maggiori cautele,
che si stimeranno proprie per meglio accertare il regio servizio, si sottoscriverà
da detti sindici, e secretaro, e da questo con il suo solito segno manuale, e indi
di quella li primi due giorni festivi, ò di mercato, dovranno essi sindici, e secre­
taro farne seguire la pubblicazione all’albo pretorio, afinchè resti noto ad ognuno
il contenuto in essa, con intimazione, che si farà in detto manifesto che sendovi
seguito qualche errore, ommissione, ò equivoco, habbino frà giorni otto precisi,
e peremptorij dopo tal pubblicazione li particolari da portarsi avanti detti sin­
dici, e secretaro à far riparare ogni errore, ommissione, e equivoco, quali spirati
non si admetterà più alcuna purgatione di mora e si haveranno incorsi nelle
pene portate dal manifesto camerale.
Della quale consegna, spirato detto termine, dovrà detto secretaro immediata­
mente farne copia autentica in carta non bollata ad esclusione dell’originale da
restare appresso la città, e communità, che dovrà farsi in carta bollata da proto­
collo, e detta copia tener pronta per rimettere al signor delegato in occasione del
suo arrivo, secondo dispone detto manifesto.
Sendovi margari, ò pecorari, che per tutto l’anno faccino loro ressidenza ne
luoghi, ne quali si procederà à dette consegne, si dovranno li medesimi con loro
fameglie, e bestiami comprendere in esse consegne e sendo margari, ò pecorari,
52

6.5 Page 55

▲torna in alto
cioè, che venghino solo à svernare le loro bestie, per qualche mesi dell’anno in
essi luoghi, ò pure pascolare, questi non si comprenderanno in detta consegna
con loro bestie; saranno bensì detti sindici, e secretaro tenuti d’invigilare per
quanto ad essi sarà possibile, che da medemi venga osservato il disposto dalli
cap. 7.8.9. dell’ordine 14 genaro 1720, à tenor de quali sono tenuti margari, ò
pecorari levar loro sale dal banchiere di smaltimento.
Con l’occasione, che si riceveranno tali consegne, si prenderà da detti sindici,
e secretaro la nota à parte di tutti gli ecclesiastici, sì regolari che secolari, e loro
domestici, descrivendosi di questi il numero, nome e cognome, e qualità, come
anche il numero de bestiami sottoposti alla levata del sale, che si ritrovano nelle
case di detti ecclesiastici, la qual nota si metterà in fine di detta consegna
sottoscritta da detti sindici, e secretaro, quali dovranno havere ogni attentione
per sapere il numero, nome, cognome e qualità di detti domestici, come pure il
numero, e qualità de sudetti bestiami avertendo, che in quanto à regolari basterà
esprimere il numero de sogetti soliti ad habitare ne loro conventi, e monasteri.
Anzi per maggior facilità di detto secretaro, che dovrà procedere a dette con­
segne se li trasmette un’esemplare, ò sia formula annessa alla presente istru zio ­
ne, secondo la quale, dopo scritti al disteso il cognome, e nome, e agnome delle
fameglie consignate, che dovrà farsi con ordine alfabetico per cognome, numero,
e qualità de bestiami, qualità delli negozij, commercij, e arti sudette, quantità de
sali necessarij per le medesime, e per salare formaggij, e altre robbe avanti
specificate, dovrà in cifra raportare ogni cosa distinta nelle cattegorie espresse in
detto esemplare, ò sia formula, incaricando di bel nuovo detti sindici, e secretaro
à dover pontualmente adempire al disposto del sudetto manifesto nostro del gior­
no d ’hoggi, e dalla presente instruzione, e à tutto quello di più, che potesse
essere necessario, e opportuno al maggior servizio regio.
Torino, li sette giugno mille settecento vinti uno.
Per detta Regia Camera.
Nicola
53

6.6 Page 56

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DOCUMENTO 3
D IV IS IO N E D ELL’EREDITÀ D I F IL IP P O A N T O N IO BOSCO
TRA FILIPPO ANTONIO E IL CUGINO GIOVANNI PIETRO
(Catasto del comune di Castelnuovo d ’Asti, Libro dei trasporti 1771)
Comune di Castelnuovo
Catasti - Libro trasporti 1771, pagina 48
BOSCO eredi Filippo
1771
li 27 luglio per ordinanza 12 maggio
si divide il presente registro fra
Filippo Antonio Bosco fu Filippo e Gio' Pietro Bosco fu Francesco
a seguito di divisione 15 novembre 1776
BOSCO FILIPPO ANTONIO
BOSCO GIO' PIETRO fu FRANCESCO
(registro trasporti 1776, n. 21, pag. 361).
Primo prato a Busica, tav. 27:2, consorti Fi­
lippo Penasso, Vincenzo Musso.
Campo a Rivalta, tav. 56, consorti Gio’ Bo,
la contrada di questo luogo eredi di Ro­
berto.
Campo a Lejnato, tav. 91:11, coerenti eredi
Giuseppe Vigna e Giuseppe Antonio Caf-
fasso e la strada.
Campo al Pontetto, tav. 48:9, consorti eredi
Lorenzo Musso e Gio' Bo, eredi di Clerico.
Prato a Castiglione, tav. 47:1, consorti G.
Batta Amoroso, eredi di Francesco Bo-
scasso e detto Gio’ Pietro.
Prato alla Rivoira, tav. 17:12, consorti Seba­
stiano Musso, Sebastiano Roz e Conte
Gamba.
Campo a Valmartina, tav. 38:9, consorti Fi­
lippo Penasso, Giacomo Turco e la strada.
Prato a Busica, tav. 39, consorti detto Anto­
nio Filippo Penano e la strada.
Campo a Rivalta, tav. 66, coerenti detto An­
tonio Sig. Roberto e la strada.
Campo a Lejnato, tav. 30, coerenti detto An­
tonio, Gabriel Ranello e il beneficio di S.
Rocco.
Campo al Pontetto, tav. 48:9, coerenti detto
Antonio e Felice Clerico.
Prato a Castiglione, tav. 47:1, coerenti Fran­
cesco Turco, detto Antonio ed il rivo.
Vigna a Rivalta, tav. 55, coerenti Giacomo
Bava, Bartolomeo Allamano e la Congrega­
zione di Carità.
Campo a Valmartina, tav. 38:9, coerenti det­
to Antonio, la strada e Francesco Musso.
Bosco a Mejnito, tav. 39:6, coerenti detto
Antonio, Battista Febbraro e la strada.
54

6.7 Page 57

▲torna in alto
Bosco a Mejnito, tav, 39:6, consorti Domeni­
co Casazza e detto Gio' Pietro.
Canapaie a Valdrocho, tav. 7, consorti Fran­
cesco Boscasso e detto Gio' Pietro.
Vigna a Neschie, tav. 62:10, consorti Amedeo
Taraglio e Ottavio Allamanno e la strada.
Vigna al Majone, giornate 1:8:10, consorti
Francesco Benedetto, la strada e Gio' Bat­
ta Amoroso.
Bosco in Groffiana, tav. 50, consorti Anto­
nio Boscasso, la Parrocchiale eredi Gio'
Antonio Savio.
Bosco alla Margarita, tav. 42:6, consorti eredi
Giuseppe Matta e detto Gio’ Pietro.
Casa Sito e Giardino al Molino di tav. 36,
consorti Gaspare Antonio Conti, Matteo Ro­
berto e la contrada del luogo.
1772 li 3.6, per ord. 30.12.1771 si carica tav.
3 sitto S. Rocco, consorti Bosco eredi,
Francesco Roberto, la contrada dedotto al
252 Roberto eredi Gian Michele 8.1.1765.
1773 li 9.6, per ordinanza 26.4, si deduce per
parti al 85, Gio' Antonio, prato alla Rivoira;
detto giorno si carica, campo al Pontetto, di
tav. 48:9, consorti eredi Lorenza Musso, ere­
di di Felice Clerico e la strada, dedotti al
361, Bosco Gio' Pietro, atto di compera An­
tonio Bosco da Gio' Pietro Bosco del 2.6.1772,
rogito Boscasso.
1774 li 27.4, per ord. 17.4, si deduce per posti
al 128 Lorenzo Filipello, prato Busica.
1775 li 19,5, per ord. 18 di detto mese si de­
duce per posti al 28 Costamagna Giu­
seppe, bosco a Maynito.
1778 li 27.4, per ord. 13.2, si scarica, cam­
po a Leinato, posto al 276 a Rovello M i­
chele Antonio.
1779 li 22.4, per ord. 5.4, si deduce per posto
al 28 Costamagna Giuseppe, campo a Ri-
valta.
1782 li 24.4, per ord. 23.4, si scarica al 254 a
Roberto Tomaso, campo a Valmartina.
1786 li 28.4, per ord. 25.4, si scarica per po­
sti al 219 a Montalenti Ascanio Batta e
f.lli, campo a Leinato.
1788 li 17.5, per ord. 9 di detto mese, si de­
duce campo al Pontetto, tav. 80 posto al
179, Marchisio Gio' Giacomo.
1790 li 28.4, per ord. 23 di detto mese, si
deduce vigna a Neschie, tav. 62:10, posta
al 282, Scanavino Giuseppe.
Si è pure riportata la deduzione fatta del
bosco di Groffiana, tav. 30 posto al 85,
Pozzo Gio’ Antonio.
1793 li 3.5, per ord. 25.1, si deduce prato a
Castiglione, tav. 47:1, posto al 153, Co­
stamagna Giuseppe.
1795 li 22.5, si deduce, Canapaie a Valdroc-
co, tav. 7 posto al 213, Borra Gio’ Antonio.
1796, si deduce, casa sito e giardino al mo­
lino, tav. 35, posto al 179 a Marchisio Gio'
Giacomo.
Canapaie a Valdrocho, tav. 7, consorti Giu­
seppe Gadella, detto Antonio e la strada.
Vigna al Majone, giornate 1:8:10, consorti la
strada, Gio’ Battista Amoroso e detto An­
tonio.
Bosco a Groffiana, tav. 30, consorti detto
Antonio, eredi di Francesco Boscasso e
la Parrocchiale.
Bosco alla Margarita, tav. 42:6, consorti det­
to Antonio, Conte Viilata e Battista Savio.
1772, ordine 30.12.1771, per posti al 225
Musso Vincenzo.
1772 li 7.2, si deduce posti al 109 a Conti G.
Antonio.
1773 li 14.1, si deduce per posti al 28 a Co­
stamagna Giuseppe.
1773 li 9.6, per ord. 26.4, si deduce per posti
al 48 a Bosco Filippo Antonio.
1775 li 19.5, si deduce per posti al 28 a Co­
stamagna Giuseppe.
1778 li 27.4, per ord. 13.2, si scarica per po­
sti al 2766 a Ranello Michele Antonio.
1778 li 27.4, si scarica per posti al 320 a
Turco Domenica.
1778 li 25.5, si scarica per posti al 28 a Co­
stamagna Giuseppe.
1780 li 16.4, per ord. 5.2, si scarica per po­
sti al 118 a Barosso Gio’ Giacomo.
55

6.8 Page 58

▲torna in alto
1797 li 13.4, per ord. 10 di detto mese, si ca­
rica delli seguenti beni avuti in permuta
da Teresa; cambio tra Antonio Bosco e
Teresa Barosso, atto notaio Barosso G. del
20.3.1796.
Primo. Antonio Bosco cede alla detta Tere­
sa Barosso un corpo di fabbrica nel canton
del Molino, consorti la strada pubblica,
Antonio Stuco e il Sig. Cerusico Antonio
Caffasso e detta Teresa Barosso cede in
cambio
Un corpo di fabbrica nel canton dei Becchi,
consistente in una camera al piano terreno
con erotta ed altra camera sopra con ti-
naggio al di dietro, con pozzo ed aja avan­
ti e sito al di dietro di tavole in tutto 12
e piedi 4 a cui sono consorti Antonio Bec-
chio da due parti e Giovanna Maria Matta.
Una pezza di prato sito ove sopra e nella re­
gione detta della Albirina di tav. 35, con­
sorti avv. Masera a due parti, il rivo e det­
ta Giovanna Maria Matta.
Una pezza di campo e vigna, sita nel canton
dei Becchi e al di dietro della fabbrica
suddetta di tav. 96, coerenti Gius. Ant.
Becchio, Giacomo Antonio Matta, S. Ecc. il
principe di Masserano e Giov. Maria Matta.
Una pezza di vigna, sita ove sopra e nella
regione del bricco dei Gaj di tav. 40, piedi
6 e fra le coerenze di Giuseppe Bertolino,
la via vicinale, Secondo Becchio e Giov.
Maria Matta.
A ltra pezza di campo, sita ove sopra e nella
regione del Bacajan ed in coerenza S. Ecc.
il Principe di Masserano a due parti, e
detta Giovanna M. Matta, di tav. 38.
A ltra pezza, campo sito nella regione delle
S litte di tav. 24 a cui sono consorti Se­
condo Becchio a due parti, la via vicinale.
1797, si deduce bosco a Meynito tav. 39:6,
posto al 423 Barosso Gio' Giacomo.
1797, si deducono altre tav. 3 a S. Rocco po­
sto al 179, Marchisio Gio' Giacomo, da ag­
giungersi alle fatte deduz. di tav. 4.3.
1797, si deducono per errore nella riparti­
zione del registro, campo a Leynato posto
al 276 a Rovetto Michele Ant., sulle tav.
25, per soli denari due, che doveva essere
di danari otto e tre e così si aggiungono al
saldo.
Più si deducono per altro errore nella ripar­
tizione d'altre tav. 66, campo a Leynato,
posto al 219 al sig. Montalenti.
Più si deduce per posti al 179, Marchisio
Gio' Giacomo, canapaie ai Pontetto, di tav.
17:6.
1801 li 17.4, si deduce per posti al 137 del
forense a Pejra Morizio, prato all'Alberina,
di tav. 35:6.
1804 li 20.7, si deduce vigna al Mayone, di
tav. 108:10, posta al 242 a Passerone Ber­
nardino.
1810 li 24.8, si deduce fabbrica, vigna e cam­
po ai Becchi, tav. 108.4, posta nel forense,
al 3 Agajate Giacomo, venduta da Paolo
Bosco, atto Carrano 7.12.1806.
56

6.9 Page 59

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DOCUMENTO 4
DOTE DI MARGHERITA ZUCCA BOSCO
(Archivio di Stato di Asti, voi. 1850, scheda 345 atto del notaio Carlo
Giovanni Conti)
L’anno del Signore millesettecentosettantanove, indizione duodecima, ed alli
venticinque del mese di luglio, a circa le ore quattordici in Castelnuovo d’Asti,
avanti e nella casa di me regio notaio sottoscritto, posta nel cantone di Gai casa
di Gamerra alla presenza degli infrascritti testi astanti, cogniti e richiesti unita­
mente alle parti, tutti a me cogniti.
Ad ognuno sia manifesto che anni due circa fa, sia seguito matrimonio serva­
ti li riti di Santa Madre Chiesa tra Margarita figlia del fu Giovanni Zucca di
questi fini, e residente; ed Antonio Bosco fu Filippo, delle fini di Chieri, ed ivi
questo residente; e che in occasione di detto matrimonio Battista e Giuseppe fra­
telli di detta Margarita Zucca ed eredi universali di detto fu Giovanni abbiano
pagato in conto della dote lasciategli dal predetto fu loro padre lire centocin­
quanta oltre il suo coffano, e fardello al piè del presente descritto come detti
Margarita, ed Antonio giugali Bosco quivi dichiarano, rinunciando all’emissione
del dannaro non rimunerato ed alla speranza di riceverlo altra volta di qual ri­
nuncia sono certi per (...) ora vuollendo detti fratelli Zucca pagare la restante
dote lasciatali dal predetto fu congenitore che gli hanno fatto d’aumento, pel
gradimento che hanno ancora di detto matrimonio e rittirarne il loro instrumen­
to di quittanza perciò si sono qua personalmente costituiti li predetti Battista, e
Giuseppe Zucca di queste fini, e residenti, quali hanno quivi sborsate, contate e
numerate le restanti lire cento comprendenti di dote costituitali in occasione di
detto matrimonio che fanno la totale somma di lire 250, per detti Margarita, ed
Antonio giugali Bosco previa numerazione e ricognizione, approvazione di loro
ritirate rittenute ed imborsate per ciò evidenti gl’infrascritti testi con me notaio
sottoscritto; per quali L. 250 ricevute come rendendosi detta Margarita col con­
senso di detto Antonio suo marito tacitata (?) e compittamente dottata se-
57

6.10 Page 60

▲torna in alto
condo le forze dell’eredità di detto fu suo padre ha proviso quittanza e quitta
detti suoi fratelli di quittanza finale o generale con promessa per essa dote che
coffano e fardello mai più chiamarli meno permettere che per altri le venghi con
forza richiesta per usi.
Indi seguitando detto Antonio Bosco li buoni e lodevoli costumi del presen­
te luogo, ha perciò fatto e fà d’aumento ob maggiorazione o sia donazione per cau­
sa di nozze il quindici per cento, ed ha la predetta sua moglie intanto provvista
sì di dote che aumento, e fardello fatto contra sicura, e ipoteca in essa tutti li di
lui beni presenti e futuri; inoltre venendo il caso di morte, disgrazia ed altro
caso fortuito che Dio non voglia, per il guadagno delle doti detti parti hanno
promesso e promettono di fare ai statuti del presente luogo, le quali cose tutte e
nel presente instrumento contenute dette parti hanno detto e dicono essere state
ed essere vere e per quanti a caduno delle medesime spetta, ed appartiene, han­
no promesso, e promettono attendere e osservare sotto obbligo e condizione (...)
da loro (...) e futuri in forma fiscale e camerale.
Del che tutto vi ho rogato scritto, esatto per l’insinuazione lire una soldi
quindici, sendovi dette parti rispettivamente sottoscritte e sottosignate per essere
illetterate come hanno detto con li testimoni Matteo Bargetto del fu Giovanni
Battista, e Giovanni Bargetto di lui figlio in questo luogo e residenti.
Segue la nota del fardello.
Contiene (?) un coffano di noce ferrato con frea chiave e serratura con ovata
di callamandra e falde lamellato, una veste di lamellato, altra veste di tamina, altra
veste bianca guarniture e falde di lamellato, una veste di crosià, altra veste di
griggietta, due cotte di flanella, camiggie da donna due dozine, scescali una dozi-
na e mezza, lenzuoli quattro cioè due di rista, e due di ristina, cuffie di diversa
qualità dozine due, fazolletti una dozina, calzetti paia sette, pelizze numero due,
tovaglie da portare in capo numero tre, una manizza oliva ed altre ghingalie da
donna non descritte.
Segno di detta + Margarita Zucca Bosco illet.
Segno di detto + Antonio Bosco illet.
Battista Zucca
Segno di detto + Giuseppe Zucca illet.
Segno di detto + Matteo Bargetto teste illet.
Giovanni Bargetto testimonio
Carlo Giovanni Conti notaio
58

7 Pages 61-70

▲torna in alto

7.1 Page 61

▲torna in alto
I
MARIA
n. 18.2.1759
m. 18.6.1761
padrini:
Francesco Maldinuse
Giov. Maria Barosso
FILIPPO ANTONIO
n. 9.7.1761
m. 22.7.1766
padrini:
Filippo Ant. Bosco
Maria Mad. Barosso
BOSCO FILIPPO ANTONIO FU FILIPPO
n. nel 1735 a Chieri - m. il 18.11.1802 a Castelnuovo
prime nozze a Castelnuovo il 26.1.1758
con BAROSSO DOMENICA a. 23 m. 22.8.1777
testimoni: Carlo Reynaudo e Giovanni Barosso
I
I
PAOLO FRANCESCO
n. 5.3.1764
m. 1838
padrini:
Francesco Sandrone
Paola Barberis
GIACOMO FILIPPO
n. 1768
padrini:
Giac. Barosso
Margh. Barosso
Prime nozze con
Laura M. Graglia
4.2.1786
Seconde nozze con
Coppi Angela
BOSCO ANTONIO FU FILIPPO
n. nel 1735 a Chieri - m. a Castelnuovo 18.11.1802
seconde nozze a Castelnuovo il 23.9.1777
con ZUCCA MARGHERITA - n. 23.3.1753 - m. 11.2.1826
testimoni: Carlo Reynaudo e Francesco Carrano
LUCIA
n. 28.9.1778
m. 12.9.1779
padrini:
Bernard. Casassa
A. M. Marchisio
FILIPPO
n. 7.11.1780
padrini:
Paolo Bosco
M. Catt. Zucca
MARIA LUCIA
n. 11.1.1783
m. 15.1.1783
padrini:
G. B. Marchisio
M. Catt. Moglia
FRANCESCO
n. 20.1.1784
m. 5. 1817
padrini:
Paolo Barosso
Margh. Barosso
(padre di S. G. Bosco)

7.2 Page 62

▲torna in alto
FILIPPO ANTONIO
n. 1770
m. 19.12.1773
padrini:
Paolo Barosso
Margh. Barosso
MAR. MADDALENA
n. 1773
padrini:
G. B. Musso
Madd. Barosso
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GIUSEPPE
n. 28.1.1787
m. 1.2.1787
padrini:
Antonio Passarone
Maria Bargetto
TERESA MARIA
n. 1789
padrini:
Giacomo Bosco
Teresa Gilardi

7.3 Page 63

▲torna in alto
DOCUMENTO 6
D IS P O S IZ IO N I PER L ’ULTIM A ASSEGNAZIONE DEL SALE - 1789
(Archivio storico del comune di Castelnuovo d ’Asti)
L’avvocato Giuseppe Bertini giudice del presente luogo per l’Ill.mo sig.
marchese Solaro Simiani del Borgo, al primo messo od altro. Inseguendo il pre­
scritto dal regio editto 21 settembre 1781, come si [ricava] dalla circolare
della regia intendenza delli 4 settembre 1785 di procedere all’annuale conse­
gna del sale colla trasferta di casa in casa dei particolari dalli signori segretaro
e sindaco di ciascuna comunità stati deputati in ordinato delli 25 precorso
settembre, vi commettiamo e mandiamo di ingiongere, ed asegnare, come si
ingiongono, ed asegnano tutti li particolari di questo luogo, e suoi sobborghi
a doversi personalmente presentare o trovare nelle rispettive loro case d’abi­
tazione nelli infradesignati giorni avanti detti signori segretaro e sindaco per
ivi fare a loro mani la consegna di tutte le bocche umane maggiori, e minori
di cui resta composta ciascuna famiglia, loro bestie bovine, lanute, e caprine,
animali porcini per uso di casa, ed arte esercitata soggetta alla levata del sale per
l’anno prossimo 1790, ed ogni altra sorta di bestiami e di arte non sottoposta
alla levata del sale, per riceverne il caricamento prescritto dal citato regio
editto sotto la pena da esso cominata tanto in odio di renitenti che degl’infedeli
in tale consegna, come altresì a dovevoli proprietari di case aventi fittavoli a
dover rimettere a questa amministrazione la nota delle famiglie delli affittavoli
per nome, cognome, patria, ed arte sotto la pena da detto regio editto ingionte,
mandando il presente pubblicarsi ai modi e luoghi da sclusione d’ignoranza.
Castelnuovo li 5 ottobre 1789
Morialdo li 13 ottobre
Nevissano e Bardella li 14 e 16 ottobre
Ranello li 17 ottobre
Capoluogo li 19.20.21.22.23 e 24 ottobre.
60
Bertini giudice

7.4 Page 64

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DOCUMENTO 7
REGISTRO DEL SALE 1790
DENUNCIA DEL CAPO FAMIGLIA ANTONIO BOSCO
(Archivio storico del comune di Castelnuovo d ’Asti)
BOSCO ANTONIO
fu Filippo anni 55
possiede casa e beni
MARGHERITA
moglie anni 34
Figli:
PAOLO anni 26
GIACOMO FILIPPO
anni 22
MADDALENA anni 11
FILIPPO ANTONIO
anni 9
FRANCESCO anni 5
MARIA TERESA
mesi 3
LAURA nuora
anni 24
moglie di Paolo
MARGHERITA
nipote mesi 6
BOSCO GIAN PIETRO
fu Francesco
giornaliere anni 47
GIOVANNA moglie
anni 40
Figli:
FRANCESCO anni 23
DOMENICA anni 20
GIUSEPPE anni 5
BOSCO GIOVANNI
fu Francesco
panettiere anni 40
LUCIA moglie
anni 39
Figli:
FRANCESCO anni 14
GIOVANNI anni 9
CARLO
anni 2 e 6 mesi
61

7.5 Page 65

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DOCUMENTO 8
PROPRIETÀ DI GIORGIO BIGLIONE
(Archivio storico del comune di Castelnuovo d ’Asti, libro possessori 1773)
N. 3878 di mappa - Bosco in Tavagnole di g. 1, tav. 10, p. 6
N. 4046 di mappa - Prato alla Monea di tav. 54, p. 10
N. 4149 di mappa - Ivi prato tav. 29
N. 4135 di mappa - Campo alla Fontana vecchia g. 1, tav. 10
N. 4136 di mappa - Ivi campo di tav. 60, p. 10
N. 4137 di mappa - Ivi gerbo di tav. 66, p. 7
N. 4143 di mappa - Ivi campo di g. 1, tav. 4
N. 4160 di mappa - Ivi vigna di g. 1, tav. 20
N. 4170 di mappa - Ivi campo di tav. 69, p. 10
N. 4171 di mappa - Ivi prato di g. 1, tav. 27, p. 7
N. 4215 di mappa - Prato al Cornasso tav. 54, p. 4
N. 4236 di mappa - Ivi prato di g. 1, tav. 18, p. 10
N. 4237 di mappa - Ivi campo di g. 1, tav. 80, p. 6
N. 4287 di mappa - Campo a Sbaconatto g. 2, tav. 1
N. 4288 di mappa - Ivi campo di g. 1, tav. 56, p. 7
N. 4290 di mappa - Ivi bosco di g. 5, tav. 27, p. 7
N. 4291 di mappa - Ivi campo di g. 1, tav. 39, p. 6
N. 4292 di mappa - Ivi vigna di g. 2, p. 7
N. 4293 di mappa - Ivi casa sito e prato g. 1, tav. 44
N. 4294 di mappa - Ivi campo di g. 2, tav. 12, p. 11
N. 4295 di mappa - Ivi bosco di g. 4, tav. 70, p. 11
Bosco nel Vallone tav. 82
Per un totale di mq. 127.000 (12 ettari e 7.000 mq).
62

7.6 Page 66

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DOCUMENTO 9
TESTIMONIALI D I APERTURA DI TESTAMENTO
DELLA SIGNORA ANNA TERESA BIGLIONE
(Archivio Ufficio Registro di Chieri, libro secondo, 1792 - pag. 762)
L’anno del Signore millesettecentonovantadue ed alli 16 di luglio circa le
ore ventidue, in Chieri ed in una camera al primo piano della casa propria di me
notaio posta in questa città quartiere Vajro ivi avanti me notaro; ed alla presen­
za di Luigi Radino, e Giovanni Antonio Vergnano ambi di questa città nella
medesima residenza testimoni da me notaro cogniti richiesti astanti, ed al piè
della minuta tutti meco sottoscritti.
Ad ognuno sia manifesto, che sia passata a più felice vita quest’oggi, circa le
ore diecisette di Piemonte la signora Teresa, figlia del fu sig. Carlo Ignazio Bi­
glione di questa città nella medesima residenza, quall’abbia all’atto de sette or
scaduto maggio rogato a me notaro, presentato e rimesso a me notaro un plico
di carta sigillato, nella sua congionzione in dette luoghi con cera di Spagna rossa
con l’impronta dell’armi gentilizie della casa, e famiglia di detta signora Biglio­
ne, rappresentante un campo con bara attraverso, e palme accanto, continente
tre fogli di carta bollata, uno inserviente d’invoglio e li altri due interiori, in cui
ha allegato contenere la di lei disposizione d’ultima volontà, e testamento di non-
cupazione implicita di suo ordine scritta da me suddetto notaro, e da lei sotto­
scritta in data de sette detto maggio, in facciate sei e mezza, con una postilla
d’una linea colla sottoscrizione dopo questa, colle parole dicenti Anna Teresa
Biglione; da non aprirsi e pubblicarsi sino seguito suo decesso quaH’efletto ha
conferto a me suddetto notajo l’autorità necessaria, ed opportuna, seguito detto
suo decesso, di devenire all’apertura, e dissiggillamento alla presenza di due te­
stimoni in detto atto intervenuti senza intervento d’alcun signor giudice, stato
detto plico alla parte oposta di detti sigilli sottoposto da detta signora testatrice
a testimoni di cui in detto atto, ed essendo comparso il signor Giuseppe Ignazio
figlio del fu signor notaio Giorgio Antonio Biglione di questa città in essa resi-
63

7.7 Page 67

▲torna in alto
dente; quale credendo d’aver qualche interesse in detto testamento, abbia fatti
istanza procedervi al dissiggillamento del medesimo, a tenor del disposto da det­
to atto, per il cui effetto abbia quivi presentato Felice Bello, del fu Bartolomeo
della presente città nella medesima residente, e Francesco Pivorno del vivente
Domenico, del luogo di Cunico e da più anni in questa città residente, stati testi­
moni al sudetto atto e sottoscritti sul dorso di detto plico, quali instanza inse­
guendo. Personalmente costituiti avanti a me notaio ed alla presenza degli infa-
scritti testimoni, detti Felice Bello e Francesco Pivorno, li quali hanno dichiara­
to e dichiarano esserne informati del seguito decesso di detta signora Anna Tere­
sa Biglione per esserne cosa pubblica e nottoria in questa città, à quali avendo
presentato il mio minutario dell’anni 1791 e 1792: di fogli e fogliari centoventi-
nove, principiato per dote di Margarita Pavesio de 14 gennaio 1791 e finiente
per riscatto di censo dall’ospizio di carità di questa città de 13 corrente in cui
ed a pagina 117 si trova detto plico, che detti testimoni come sovra presentati
dopo l’attento esame del medesimo esser lo stesso sigillato con sette sigilli di cera
di Spagna rossa, con le armi della famiglia di detta signora Biglione ed è stato
come stava rimesso al tempo di detto atto; al qual plico e sopra il dorso d’esso
si sono detti testimoni sottoscritti riconoscendo perciò le sottoscrizioni — dicen­
ti Anna Teresa Biglione, Francesco Pivorno testimonio, Felice Bello testimonio,
Luiggi Radino Testi, Cornaglia Benedetto testimonio, Bartolomeo Savio testimo­
nio, Lorenzo Bosco testimonio, ed altro Lorenzo Bosco testimonio, esser di ma­
no e carattere di detta signora Biglione e di noi testi con l’ordine si leggono in
piè di detto atto e sovra detto plico, in cui seguito sia da me notaro alla presen­
za di detti Bello e Pivorno e di detto signor Biglione e dell’infrascritti testimoni
aperto detto plico, in cui si è riconosciuto esservi facciate sei e mezza con una
postilla d’una linea scritta di carattere da me sudetto notajo colla sottoscrizione
dicente Anna Teresa Biglione qual plicco sendo in tutto e per tutto conforme al
descritto in detto atto, si è seguito all’istanza di detto signor Biglione da ma let­
to e pubblicato il contenuto nel medesimo per indi insinuarlo e darne coppia a
chi richiederà e testimoniali.
Le quali io Giovanni Giorgio Luiggi Callosio reggio nodaro ho concesse e
ricevute e per l’insinuazione lire tre contenendo la presente minuta di mio ordi­
ne da Giovanni Antonio Vergnano scritta un foglio e facciate quattro in cui in
fede mi sono qua manualmente sottoscritto Giuseppe Ignazio Biglione, Felice
Bello, Francesco Pizorno, Luiggi Radino testimoni, Giovanni Antonio Vergnano
testimonio, Giovanni Giorgio Luiggi Callosio nodaro.
Considerando io sottoscritta Anna Teresa Biglione del fu signor Carlo Igna­
zio di questa città nella medesima residente esser certa la morte ed incerta l’ora
e posto d’essa, mentre mi trovo sana di mente, senso, vista, udito, loquella ed
intelletto ho determinato di fare il presente mio testamento di noncupazione im­
plicita ed atto di mia ultima volontà e principiando dall’anima, come più degna
64

7.8 Page 68

▲torna in alto
di ogni altra cosa l’ho raccomandata e raccomando all’altissimo Signor Iddio alla
gloriosissima Vergine Maria ed a tutta la corte celeste, supplicandoli ad interce­
dermi e concedermi il perdono de miei peccati e la gloria etterna.
Mio corpo fatto cadavere, ordino, questo presente che venga cantata messa
da sig.ri capellani e venga accompagnato alla sepoltura dalle Figlie ricoverate
nell’Opera regia detta delle Rosine, dalle povere dell’Ospizio di carità di questa
città e dalle figlie orfane della medesima, quali dovranno seguito mio decesso, e
pendente detto mio cadavere si troverà nella casa di mia abitazione, presente
questo recitare il santissimo rosario indi accompagnarlo alla sepoltura à quali
respettive tre Opere l’infrascritto mio erede dovrà subito pagare lire dieci di
Piemonte caduna.
Ordino ad esso mio erede di far cellebrare doppo di detto mio decesso mes­
se seicento ad altari privilligiati cioè duecento subito seguito esso mio decesso, e
quattrocento fra mesi sei dopo esso mio decesso il tutto a spese di mia eredità.
Inoltre ordino a detto mio erede, ed in mancanza di questo a quelli che per­
verrà la mia eredità come infra di fare in perpetuo cellebrare a spese di mia ere­
dità una messa ebdomodaria allo altare privilligiato in suffragio della mia anima
e di dover in perpetuo a fine di cadun anno presentare, e rimettere la quittanza
di tal cellebrazione alla congregazione di detto Ospizio di carità ed in caso che
anche per un sol anno non venga presentata detta quittanza lego al detto Ospi­
zio di carità lire duemila di Piemonte colli frutti de quali faccia cellebrare detta
messa ebdomodaria perpetua, per cui efetto adesso per allora costituisco in mio
procuratore speciale detto Ospizio, con ampia facoltà ed autorità di potere fare
le parti necessarie verso li possessori di mia eredità prò tempore all’effetto d’ot­
tenere il pagamento di dette lire duemila eziamdio bisognando in caso di qualun­
que menoma contestazione prender e mettersi in possesso di parte dei miei beni
uniti alla cassina mia propria posta sovra li fini di questa città regione di Vale­
ro, per la concorente di dette lire duemila e spese fossero necessarie, pregando li
signori condirettori prò tempore di detto Ospizio di far quanto sovra eseguire.
Lego a Lucia Pennano di Cortasone mia serva se si troverà al mio servizio al
tempo del mio decesso, l’annua somma di lire duecento di Piemonte da pagarsi
dall’infrascritto mio erede a quartieri anticipati principiandi un mese dopo detto
mio decesso vita naturai durante della medesima.
Dichiaro essere proprii d’essa Lucia Margarita mia serva la lingeria vestimen­
ta, ed effetti doneschi destinati all’uso e porti ad ornamento della medesima ed
il coffano di noce ferrato legando all’istessa mia serva in proprietà dodeci cami-
sie dodeci fazzoletti per il naso, otto cuffie da notte, otto para calzetti, la metà
dei fazzoletti per il collo, il tutto a mio uso e porto, che potrà separare à sua
ellezione e due brente e mezza di vino buono per una volta tanto.
In oltre lego in semplice usufrutto vita naturai durante di detta Pennano
mia serva, gli effetti mobili infrascritti, cioè un letto compito di quattro banchet-
65
5

7.9 Page 69

▲torna in alto
te, due mattarassi e cossino longo, pagliariccio, fornimento color verde con suoi
ferri ed ordegni, una delle mie traponte di lana o cottone, una cattalogna, due
lenzuoli di quattro telle; altri quattro lenzuoli di tre telle, tutti li piccoli quadri
di carta, tutti li tondi scodelle; asiette, ed ogni altro vaso di terra, due posate di
ottone, una bronza di giva, una ramina, un piccolo paralo a sua ellezione, due
lumi, una secchia e cassa di rame, una cattena da fuoco due brandari di ferro,
una pelletta, molle e soffietto, una delle due tavole che si trovano in cucina, à
sua ellezione, un chiapullore, e chiapulloira, tre cadreghe di noce, tre di lesca,
due sacchi, un bottallo di capacità brenta due e mezza, dodeci serviette, due
mantili, dodeci sugamani, due cossini origliari, sei fodrette per assi, un cossino
grosso con sua fodra, e ciò tutto senz’obbligo à detta mia serva di prestar cauzio­
ne de beni utendo di detti mobilia legati in usufrutto sudetto, quali però dovran­
no restituirsi al sudetto, ed infrascritto mio erede, cessato esso usufrutto, nello
stato si troveranno, dagli eredi di detta Pennano mia serva subito seguito il de­
cesso della medesima.
Dichiaro pure d’essere proprii di Maria Lodovica Coppa altra mia serva tut­
te le vestimenta, lingeria ed effetti doneschi, destinati all’uso porto, ed ornamen­
to della medesima; alla quale, trovandosi al mio servizio al tempo di detto mio
decesso, lego, mentre sarà in stato nubile, vita naturai durante della medesima
lire cinquanta di Piemonte annuo, pagabili a semestri matturati, principiandi un
mese dopo esso mio decesso ed in caso di matrimonio lego ad essa Coppa mia
serva lire duecento di Piemonte per una volta tanto, da pagare al tempo d’esso
matrimonio cessando, questo seguito, la suddetta annualità di dette lire cinquan­
ta oltre di che lego ad essa Coppa in proprietà un letto compito di quattro ban-
chette, pagliariccio mattarasso, cossin longo, due cossini origlieri, una coperta
d’estate, ed altra di inverno di lana, o cottone, due paja lenzuoli di tre
telle, quattro piccole fodrette, otto fazzoletti per il naso, sei para calzetti, sei
serviette, sei sciugamani, un piccolo mantile, la metà dei miei fazzoletti per il
collo, sei cuffie da notte, un’archetta, ed un tavolo coperto di pelle.
Dichiarando inoltre che li suddetti effetti mobili legati, tanto in proprietà,
che usufrutto à dette mie serve, dovranno a queste rimettersi, un mese dopo det­
to mio decesso pendente qual mese sarà tenuto detto mio erede somministrare
gli necessari alimenti a dette mie serve, si sane, che inferme, in un colla
abitazione à spese di mia eredità.
In tutti li miei beni si stabili, che mobili, crediti, danari, ragioni ed azioni
ed ogni altra cosa appartenente alla mia eredità, nomino per mio erede universa­
le e voglio che sia il signor Giuseppe Biglione figlio del fu signor nodaro Gior­
gio, ed in caso di premorte d’esso à me testatrice nomino in miei eredi universa­
li e voglio che siano li figlioli maschi d’esso signor Giuseppe che si troveranno al
tempo di detto mio decesso ogn’uno per ugual parte, e porzione coll’obbligo d’e­
seguire fedelmente e puntualmente osservare il contenuto di questo mio testa-
66

7.10 Page 70

▲torna in alto
mento, annullando ogn’altro testamento, o disposizione di mia ultima volontà, in
un colli biglietti posteriormente fatti dopo essi testamenti in seguito alla riserva
di cui in essi, volendo che solo il presente abbia sua intiera esecuzione ed osser­
vanza, per il cui effetto proibisco a detti miei eredi di far dissiggillare ed aprire
li testamenti di noncupazione implicita da me fatti avanti al presente, proiben­
do altresì à detti miei eredi di vendere a pubblici incanti li mobili, che si trove­
ranno in mia eredità, con facoltà però di venderli privatamente.
E per dimostrare anche il mio affetto alle figlie di detti signor Giuseppe Biglio­
ne mio erede, ordino a questo, ed in caso di predecesso a suddetti figliuoli ma­
schi del medesimo di pagare a caduna di dette figlie che si troveranno al tempo
di detto mio decesso per una volta tanto lire centocinquanta caduna al tempo
del respettivo loro matrimonio in aggionta della dote, che verrà alle medesime
stabilita dal detto Giuseppe loro padre e gionte dette figlie alla età di anni ven­
ti, in caso di qualche bisogno dovranno nonostante il loro stato pagarsi alle
medesime dette lire centocinquanta caduna liberamente a loro semplice richiesta.
Ed occorrendo che doppo detto mio decesso si trovassero biglietti in carta
bollata, colla data posteriore à questo mio testamento contenenti qualunque di­
sposizione di mia ultima volontà, in aumento o diminuzione di quanto ho sovra
disposto, ed ordinato, voglio ed intendo che il contenuto in essi biglietti da me
sottoscritti o pure solo sottosignati, ed in questo caso sottoscritti da due testimo­
ni literati, che abbia sua piena osservanza, ed esecuzione come parte di questo
mio testamento, e fosse quindi inserto.
E tutto quanto sovra voglio e intendo che abbia sua intiera osservanza ed
esecuzione, come atto di mia ultima volontà e testamento, codicillo, donazione
per causa di morte, e meglio come potrà di ragione valer; ed aver suo intiero
effetto, esecuzione ed osservanza, quale dopo esser stato conforme il mio preciso
volere e sentimento scritto di mio ordine dal signor nodaro Giovanni Giorgio
Luiggi Callosio di questa città indi da me visto letto e seriamente esaminato l’ho
in confermazione di tutto il contenuto nel medesimo sottoscritto di mia propria
mano e carattere.
Chieri lì sette maggio millesettecentonovantadue.
Anna Teresa Biglione
67

8 Pages 71-80

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8.1 Page 71

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DOCUMENTO 10
ATTO DI VENDITA DELLA VIGNA DI ANTONIO BOSCO
A TERESA GILARDI
(Archivio di Stato di Asti, voi. 2052, p. 226 notaio Gian Bartolomeo
Montalenti)
L’anno del Signore millesettecentonovantaquattro, ed alli ventidue del mese
di giugno dopo mezzogiorno, in Castelnuovo provincia di Asti, in casa di France­
sco Gilardi posta in questo luogo cantone di San Rocco sotto sue notorie coeren­
ze ed alla presenza di signori testi infrascritti e richiesti idonei e cogniti colle
parti da me notaio.
Personalmente costituito Antonio Bosco fu Filippo nativo delle fini di Chie­
ri, e residente in questo luogo, il quale per sè, suoi eredi e successori e per cosa
sua franca, libera, ed allodiale, non soggetta ne ipotecata, e con intervento e con­
senso di Paolo suo figliuolo per le ragioni che gli possono competere sovra le
doti materne, dichiarando ambedue essere il restante patrimonio più che suf­
ficiente per la restituzione delle doti della fu Domenica Barosso madre di detto
Paolo ascendenti a lire trecento, di Margherita Zucca presentanea moglie di detto
Antonio nella somma di lire duecentocinquanta, e di Laura Graglia moglie di
esso Paolo ascendente a lire centocinquanta di modo che resta bastantemente
cauta, e sicura l’infrascritta compratrice che non le verrà per tale fatto in avveni­
re inferta molestia nel possesso, ed acquisto infrascritto come essi promettono, e
senza quale promessa non sarebbe la medesima divenuta all’effettuazione di que­
sto contratto, e per l’estinzione di alcuni debiti da esso Antonio contratti in
questi anni pel mantenimento della famiglia, e specialmente per granaglie com­
prate da Tomaso Cuniotto di Buttigliera, ha dato e venduto, come per la presen­
te da e vende a Teresa Montefameglio fu Domenico del luogo di Lovencito,
moglie di Francesco Gilardi del vivente Matteo, e residente nel presente luogo,
qui presente, stipulante ed accettante per se e suoi una pezza di vigna posta in
queste fini regione del Majone, a cui sono consorti Giuseppe Savio fu Giuseppe
Antonio Lorenzo, e Giovanni fratelli Filippello, Giuseppe Rusco, signora Angeli-
68

8.2 Page 72

▲torna in alto
ca Carraro, signor Costamagna, e la strada vicinale di tavole centoquattordici
misura corrente, salve altre più vere coerenze se vi fossero, e non vi è mappa,
ad aver, tener e possedere, e fare d’or avanti ed in perpetuo come di cosa sua
propria con tutte sue entrate, uscite, usi, ragioni e requisiti, passaggi soliti, e
consueti, e questo detto venditore lo ha fatto presente per e mediante il prezzo
fra di loro convenuto di lire sei caduna tavola, facienti per detto tavole
centoquattordici l’intera somma di lire seicentoottantaquattro regie da soldi ven­
ti caduna, delle quali detta compratrice Gilardi ne ha quivi pagate a conto di
tante valute correnti lire duecentoquarantadue, e le rimanenti le ha pagate con
una scrittura d’obbligo continente tal somma da lacerarsi nel suo final pagamen­
to, e per detto venditore ritirate, imborsate e presso di se rispettivamente
ritenute presenti e presenti li testimoni infrascritti con me notaio, facendole quit-
tanza finale, e generale in ampia forma stipulazione precedente, ed accettazione
susseguente legitimamente interposta costituendosi detto venditore tener e posse­
dere detta vigna sovra venduta a nome di detta compratrice finché di quelle ne
abbia possesso dandole di quello prendere ogni autorità senza licenza d’alcun giu­
dice, ufficiale e magistrato meno in corso di pena promettendole essi padre, e
figlio Bosco le dovute, valida e legittima evizione, e perpetua manutenzione, e
difesa in formasi in giudizio, che fuori.
Patto apposto e convenuto, che debbasi in quest’anno dividere per metà il
raccolto del grano formento uve in essa vigna pendenti, e la paglia del grano
debba cedere tutta intiera alla compratrice. Le quali cose tutte dette parti di
convenire o quelle come a caduna d’essa rispettivamente spetta, ed appartiene
hanno promesso, e promettono attendere, ed osservare sotto refezione dei danni
e sotto obbligo dei rispettivi loro beni presenti, e fattevi colla clausola del
costituito possessorio in forma fiscale e camerale e colle altre clausole, cautele,
rinuncie, e sottomissioni in ciò necessarie, ed opportune del che ne hanno rogato
a me notaio infrascritto pubblico si sono detto venditore e compratrice signati
perché illetterati come hanno detto, e detto Paolo Bosco unitamente al signor
priore D. Mario Gilardi fu Giuseppe Antonio e l’avvocato notaio Carlo Giusep­
pe Montalenti mio figlio, testi ambi nativi, e residenti del presente luogo si sono
sottoscritti.
Insinuazione lire due soldi sedici denari tre incluso il quarto d’aumento.
Segno + di detto Antonio Bosco venditore illetterato
Paolo Bosco
Segno + di detta Teresa Montefameglio Gilardi compratrice ill.ta
Mario Gilardi testimonio
A w .to notaio Carlo Giuseppe Montalenti testimonio
Gian Bartolomeo Montalenti notaio.
69

8.3 Page 73

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DOCUMENTO 11
ATTO DI PERMUTA DI BENI FRA ANTONIO BOSCO
E TERESA BAROSSO
(Archivio di Stato di Asti, voi. 42, 2439, p. 221 notaio Giuseppe Barosso)
L’anno del Signore millesettecentonovantasei, ed alli venti del mese di mar­
zo, circa le ore sei di Francia dopo mezzogiorno in Castelnuovo d’Asti, e nella
casa di mia abitazione canton del Fontanasso avanti a me notaio, ed alla presen­
za di Francesco Gilardi, e Francesco Bosco ambi del presente luogo, e residenti,
testi colle parti cogniti, idonei, richiesti, ed astanti, ed al piè del presente dette
parti illetterate sottosegnate, e li testi meco sottoscritti.
Per ognuno sia manifesto che siano quivi avanti me notaio sottoscritto, ed alla
presenza degli infrascritti testi personalmente costituiti Antonio Bosco fu Filip­
po, nativo del luogo di Chieri, e nel presente residente, e Teresa Becchio fu
Gioanni e moglie di Paolo Barosso, nativa del presente luogo e residente, li
quali liberamente e spontaneamente per loro rispettivi eredi, e successori, e per
cosa loro propria, allodiale ed estradotale sono devenuti al cambio delle infrade-
scritte, designate, a coerenziate loro proprietà; e primo: detto Antonio Bosco ha
dato e ceduto come dà, e cede alla detta Teresa Barosso qui presente stipulante
ed accettante un corpo di fabbrica che detto Bosco possede nel recinto del pre­
sente luogo ove non vi è mappa, e nel canton detto del Molino, continente que­
sto al pianterreno due cantine e stalla, con quattro camere superiormente e feni­
le, con suo sito avanti di tavole nove circa, e con ogni cosa affissa, ed infissa, a
cui sono consorti la contrada pubblica, Antonio Stuco, e sig. Cerusico Antonio
Caffasso; colla comunione del pozzo d’acqua viva, ed aja colli Francesco Rovello,
ed Antonio Stuco.
E detta Teresa Becchio Barosso ha dato, ceduto, ed in cambio rimesso, come
pel presente dà, cede, ed in cambio rimette al detto Antonio Bosco qui presente
stipulante ed accettante le infrascritte di lei proprietà. E primo. Un corpo di
fabbrica che la medesima possede sul presente territorio, e nel canton detto dei
Becchi continente una camera al pian terreno con erotta, ed altra camera sopra,
70

8.4 Page 74

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tinaggio al di dietro, con pozzo, ed aja avanti, e sito al di dietro di tavole
in tutto dodici, e piedi quattro, a cui sono consorti Antonio Becchio a due parti,
e Gioanna Maria Matta. Secondo. Una pezza prato sita ove sovra, e nella region
detta dell’Albirina di tavole trentacinque, a cui sono consorti sig. avvocato
Masera a due parti, il rivo, e detta Gioanna Maria Matta sorella della permu­
tante suddetta. Terzo. Una pezza di campo e vigna similmente sita nel canton
suddetto dei Becchi ed al di dietro della fabbrica suddetta di tavole novantasei,
e fra le coerenze di Giuseppe Antonio Becchio, Giacomo Antonio Matta, S. Ecc.
il signor prencipe di Masserano e detta Gioanna Maria Matta. Quarto. Una pezza
di vigna sita ove sovra, e nella region detta il Bricco di Gaj, di tavole quaranta
piedi sei e fra le coerenze di Giuseppe Bertolino, la via vicinale, Secondo Bec­
chio e detta Giovanna Maria Matta. Quinto. Altra pezza campo sita ove sovra
e nella region detta del Bacajan, ed in coerenza di S. Ecc. il sig. prencipe di
Masserano, a due parti, e detta Gioanna Maria Matta di tavole trentotto. Se­
sto. Altra pezza campo sito nel presente territorio come sovra, e nella region
detta delle Slitte di tavole ventiquattro il tutto in misura camerale, a cui sono
consorti Secondo Becchio a due parti, e la via vicinale, salve a tutto quanto
sovra permutato altre veriori coerenze se vi fossero che ommesse non pregiudi­
cheranno al presente; di quali rispettive proprietà detti permutanti intieramente
spogliandosi si sono reciprocamente investiti ed investono colle clausole abdicati­
ve, e traslative, dell’ad avere, e del costituto possessorio, e con reciproca promessa
d’evizione, diffesa e manutenzione in forma di ragione, e di non averne fatto, nè
volerne far altro contratto, nè distratto al presente pregiudiziale sotto la recezio­
ne di danni.
E ciò detti permutanti hanno fatto e fanno per, e mediante la rifatta da farsi
per parte di detto Antonio Bosco alla detta Teresa Becchio Barosso della somma
di lire ottocento, ricevute (?) da soldi venti caduna, per essersi considerati li
beni ceduti dalla detta Teresa Barosso al detto Antonio Bosco del valore di lire
duemille, e la fabbrica del detto Antonio Bosco del valore di lire mille e due­
cento, in pagamento delle quali lire ottocento detto Antonio Bosco ha ceduto e
cede alla detta Teresa Barosso la ragione d’esigere dalla Teresa Montefameglio
Gilardi la somma di lire quattrocento di cui detto Antonio Bosco ne va in credi­
to verso della medesima e portate da scrittura d’obbligo in data delli ventitré
giugno mille settecentonovantaquattro, e colla mora in essa fissata, della quale
detto Antonio Bosco ne promette l’esigibilità tanto di ragione, che di fatti; e le
residue lire quattrocento detto Antonio Bosco per se e suoi s’obbliga, promette,
sottomette di questa pagare alla detta Teresa Becchio Barosso, od a chi per essa
fra anni dieci prossimi oggi principiandi, ed in simil giorno finiendi dell’anno
venturo milleottocento e sei, ogni opposizione ed eccezione cessante.
Il che stante si sono detti permutanti reciprocamente quitati di quittanza
finale e generale, con promessa di non più chiamarsi cosa alcuna salvo le dette
71

8.5 Page 75

▲torna in alto
lire quattrocento spirata la mora come sovra fissata; pendente quale dovrà detto
Antonio Bosco corrispondere alla detta Teresa Barosso l’annuo interesse alla ra­
gion del quattro per cento, stato così fra dette parti convenuto per tener luogo
di prezzo; con dichiarazione che sarà riservato a favore della permutante Teresa
Barosso tutto il raccolto del grano e paglia esistente nelle due pezze di vigna
come sovra cedute, e del campo detto delle Slitte e metà il raccolto dell’avezza
seminata nel campo della region di Bacajan.
Il tutto promettendo dette parti d’antecedere ed osservare per quanto a cadu-
na d’esse rispettivamente spetta, ed appartiene, sott’obbligo, e costituto posses­
sorio di loro rispettivi beni presenti e futuri in forma fiscale, e camerale.
E richiesto io notaio sottoscritto ne ho ricevuto il presente instromento qua­
le ho chiaramente letto, e pubblicato.
Per l’insinuazione esatto soldi cinquantasei denari tre.
Segno di detto + Antonio Bosco illetterato
Segno di detta + Teresa Barosso illetterata
Francesco Gilardi testimonio
Francesco Bosco testimonio
La sovrascritta minuta scritta di mio pugno e carattere contiene sei facciate
in tre fogli. In fede
Giuseppe Barosso notaio
72

8.6 Page 76

▲torna in alto
DOCUMENTO 12
COMUNE DI CASTELNUOVO DASTI
CONSEGNA DELLA POPOLAZIONE ANNO 1799
(Cartella n. 4, volume 27, fase. 4)
FRAZIONE DI MORIALDO
VALMARTINA
Moglia Giò Antonio
Margherita moglie
Cesare figlio
Margherita moglie
Giovanni
Francesco
Maria
figli
Domenico
Moglia Sebastiano
Veronica moglie
Giuseppe figlio
Teresa moglie
Felice
Rosa
Marianna
Battista
Margherita
Angela
MANIVOLTA
anni 68
» 64
» 42
» 40
» 18
» 14
» 11
Matta ved. Caterina
Costanzo figlio
Teresa moglie
Battista
Caterina
Teresa
Giov.a Maria
nipoti
Lorenzo Musso,
servo di Mondonio
Angela Zucca, serva
» 63
» 47
» 32 Martini Gaspare
» 24 Caterina moglie
» 29
» 22
» 20 Fresia Francesco
» 15 Domenica moglie
» 12
»8
» 70
» 36
» 29
»6
»4
»2
»1
» 22
» 20
» 49
» 47
» 25
» 22
73

8.7 Page 77

▲torna in alto
Matta Giovanni
Caterina moglie
Giuseppe figlio
Maria moglie
Giacomo figlio
Ignazio Cavallo servo
Gianbatta altro figlio
Maria moglie
Giovanni
Bernardo
Giuseppe
nipoti
Giacomo Cavallo servo
VENERIA
Bechis Giuseppe
Domenica moglie
Giuseppe figlio
Francesco fratello
Francesca Savia, serva
Gribaudo Bernardo
Teresa moglie
Battista figlio
Margherita moglie
Teresa figlia
Caterina altra figlia
Anfosso Secondo
Maria moglie
Caterina figlia
74
» 60 Agnisone Carlo
» 60 Margherita moglie
» 22 Giovanni |
» 20 Maria
j ®*
» 19
» 39
» 36
» 10
»8
» 29 Gemello Francesco Antonio
» 24 Domenica Maria moglie
» 33
» 32
» 6 Anna
» 4 Maria
» 2 Felicita
figlie
»8
»4
mesi 2
Zucca Matteo
Angela moglie
Giuseppe figlio
Giuseppe fratello
» 24
» 24
» 2 Zucca Antonio
» 14 Domenica moglie
» 20
Dossola ved. Gioanna
» 54 Giuseppe figlio
» 48 Maria moglie
» 24 Gioanna
» 22 Domenica
■ nipoti
» 1 Maddalena sorella
» 17
Dossola Gioanni
» 64 Giuseppe figlio
» 66 Maria moglie
» 23 Spirito
Gioanni
nipoti
Maria
anni 24
» 22
»2
» 13
» 70
» 65
» 58
» 32
» 28
» 26
» 54
» 26
» 26
»5
»3
»1

8.8 Page 78

▲torna in alto
Bogino Giacomo
Margherita moglie
Anna
Giuseppe
figli
Teresa
Bogino Gioanni
Cattarina moglie
Margherita
Maria
Giuseppe
Domenica figli
Angela
Lucia Maria
Margherita
Ghivarello Ottavio
M--aorgherita moglie
Gastaldo Domenico
Cattarina me glie
Bertetto Antonio di Pino
Lucia moglie
Giuseppe figlio
Domenica moglie
Giacinta
Lucia Maria nipoti
Giò Domenico altro figlio
Margherita moglie
Giò Antonio nipote
Matteo altro figlio
Remigio
Giuseppe • nipoti
» 48
» 41
» 21
» 10
»8
» 46
» 37
» 13
»9
»7
»5
»4
»2
mesi 6
anni 70
» 30
Penasso Francesco
Gioanna Maria moglie
Paolo
Maria
Teresa
Margherita
Carlo
Giuseppe
Ilgfi
Giuseppe Mintestano servo
Rosso Antonino
Maria moglie
Giò Batta
Angela Maria
Giuseppe
Giò Antonio
Giò Michele
' figli
» 55
» 50
» 63
» 53
» 30
» 25
mesi 6
anni 2
» 27
» 24
»2
» 20
» 10
»7
Zucca Battista fu Giò
Gioanni figlio
Lucia moglie
Lucia
Teresa
figli
Domenica
Antonio altro figlio
Caterina moglie
Angela figlia
Silvestro
Domenica
Margherita
altri figli
Luiggi Roncc servo
Pianta Gioanni fu Giuseppe
Anna Margherita moglie
» 35
» 28
»9
»8
»6
»5
»4
»2
» 36
» 58
» 42
» 25
» 27
» 15
» 12
» 10
» 50
» 31
» 28
»6
»4
»2
» 27
» 24
»1
» 18
» 13
» 15
» 43
» 34
75

8.9 Page 79

▲torna in alto
Giò Giuseppe
Giuseppe
Luiggi
Pietro Giovanni figli
Ignazio
Lucia Maria
Cesare
15
12
9
8
5
2
mesi 4
Cristoforo
Giacomo Antonio
Lucia Maria
Angelica
Pianta Francesco
Maria moglie
Luiggi
Battista
Angelica
figli
Giò Antonio
Pianta ved. Margherita
fu Giuseppe
anni 37
» 34
»3
»7
»5
» 11
GUERRINE
Bechis Melchiorre
Margherita moglie
Giuseppe figlio
Cattarina moglie
Margherita 1 . .
tl,eresa
1\\ nirpoti
Carlo altro figlio
» 62 Maria moglie
Rosa nipote
Ferdinando altro figlio
Pianta Francesco fu Giuseppe » 28 Lucia moglie
Maria moglie
» 26
Margherita
Giuseppe 1
Maria
Oddone j ®1
Melchior • nipoti
Ignazio fratello
» 34 Antonio
Teresa moglie
» 32 Giuseppe
Giuseppe fratello
» 31
Francesco Musso servo
Domenica Saroglia serva
Occhiena Domenico
Margherita moglie
Gaspare
Pianta Giovanni fu Giò Ant. » 42 Battista
Maria Margherita moglie
Giò Antonio figlio
Maria moglie
Giuseppe
Francesco
» 44 Giuseppe
» 24 Gioanni
figli
» 23 Francesco
Angela
» 21 Teresa
» 18
76
13
6
15
9
anni 64
» 62
» 27
» 26
» 15
» 11
» 21
» 20
»1
» 35
» 36
» 14
» 12
» 10
»5
»1
» 46
» 43
» 23
» 21
» 11
»8

8.10 Page 80

▲torna in alto
PECCATO
Zucca Giuseppe fu Alberto
Maddalena moglie
Alberto 1
Elisabetta j ®*
Battista
Secondo
Cattarina
..
nipoti
Margherita
Paolo Rosso servo
Febraro Battista
fu Giuseppe Antonio
41
Maria moglie
37
67
58 Giuseppe
17
Gioanni
4
28 Maria
11
30 Margherita figli
8
26 Cattarina
5
17 Teresa
2
24
20
Febbraro ved. Maria Cattarina
fu Francesco
» 30
Giuseppe figlio
»3
BAROSCA
Cagliero ved. Cattarina
Carlo figlio
Domenica moglie
Giuseppe nipote
Cattarina figlia
Battista Persico servo
VALGONGONE
Febraro Michele Antonio
Domenica moglie
Giuseppe figlio
Maria moglie
Margherita figlia
Pavia Sebastiano
Margherita moglie
» 53 Maria Ronco serva
» 25
» 23
Febraro Giovanni fu Battista
» 15 Teresa moglie
Battista figlio in Pino
Maddalena moglie
Teresa
Domenica
Giovanni
Irene
Lucia
• nipoti
Bernardo altro figlio
» 64 Maria moglie
» 53 Paolino
» 26 Gioanni
nipoti
» 24 Giuseppe
» 14
Febraro Battista fu Giuseppe
» 55
» 50
» 20
» 67
» 56
» 37
» 38
» 15
» 13
»8
»6
»4
» 28
» 26
»6
»3
»1
» 46
77

9 Pages 81-90

▲torna in alto

9.1 Page 81

▲torna in alto
Febraro Mattia
Cattarina moglie
Maria
Lucia
Cattarina
Giuseppe
' figli
Febraro Stefano
Teresa moglie
Giuseppe
Gioanni
Battista
figli
Margherita
Matta Battista
Gioanna Maria moglie
Giuseppe
Maria
Angela
figli
Lucia
Barbaso Giuseppe
Domenica moglie
Giorgio figlio
Margherita Stratta serva
Cagliero Matteo
Margherita moglie
Lucia figlia
BOSCO ANTONIO
Margherita moglie
78
» 34 Paolo figlio
» 34 Laura moglie
» 11 Antonio
» 9 Margherita nipoti
» 6 Domenica
» 3 Giacomo
Maddalena
Filippo Antonio altri figli
» 32 Francesco
» 32 Maria Teresa
»5
» 3 Matta Gioanni
» 8 Anna moglie
»6
» 35
» 33
» 17
»9
»7
» 31
» 25
» 18
» 14
» 12
» 24
» 22
Matta Bernardino
» 47 Margherita moglie
» 52
» 50
» 45
» 18
» 20 Cavallo Carlo
» 22 Margherita moglie
» 12 Maria
Teresa
Giuseppe ■ figli
Bernardo
» 32
» 34
» 50
» 48
»8
» 12
»6
» 10
» 11 Becchio Giuseppe Antonio » 73
» 15 Secondo figlio
Irene moglie
» 40
» 36
Cattarina nipote
» 10
» 44 Gioanni altro figlio
» 36
» 39 Margherita moglie
» 34
» 10 Giuseppe Antonio altro figlio » 32
Anna moglie
» 30
Giuseppe Antonio ]
Giò Battista
j nÌpotl
»
»
64
43
Francesco altro figlio
» 29

9.2 Page 82

▲torna in alto
Becchio Secondo
Marianna moglie
Cattarina
Ignazio
Gioanni
figli
Teresa
Francesco
Becchio Gioanni
Teresa moglie
42
37 Agajate Melchior
65
17 Giuseppe figlio
38
14 Teresa moglie
32
10
6
Vincenzo
Giuseppe
4 Francesco
nipoti
8
6
12
Lucia
10
Maddalena
5
39
20 Gioanni altro figlio
33
Veglio Giuseppe
Margherita moglie
Filippo
Luiggi
Gioanni
figli
Cattarina
Lucia Maria madre
» 44 Agajate Giuseppe Antonio
» 40 Giò Batta ì
» 15 Orsola
j figh
» 13
»8
»6
» 73
» 57
» 22
» 25
Nel 1800, il 26.4, si sposa Maria Mad­
Moglia Anna moglie di Antonio
dalena (ultima figlia del 1° matrimo­
di Moncucco
» 50 nio di Filippo Antonio), con Secondo
Giuseppe
Battista
figli
» 22 Occhiena di Capriglio ove si stabili­
» 12 scono.
79

9.3 Page 83

▲torna in alto
DOCUMENTO 13
ATTO D I VENDITA DI PAOLO BOSCO
A GIACOMO AGAJATE
(Archivio di Stato di Asti, voi. 25 - 2723, pag. 349 - atto 595 Rogito
Carrano 2.12.1806)
Personalmente costituito avanti a me notaio Giuseppe Battista Carrano resi­
dente a Castelnuovo Paolo Bosco fu Antonio agricoltore domiciliato in questo
comune di Castelnuovo per cosa propria e libera da ogni vincolo ed ipoteca dà e
vende a Giacomo Agajate fu Michele agricoltore domiciliato in Capriglio qui pre­
sente una fabbrica con sito e vigna dietro e campo il tutto simultaneamente si­
tuate nelle presenti fini di Castelnuovo regione ai Becchi così a corpo e non in
misura, consorti Maria Febbraro Michele Navone, Monsieu Oddone Arnaud e
Gioanna Maria Matta salvi più nei consorti e colle clausole abdicative dall’ad
aver compromessa d’evizione e ciò mediante la somma di cinquecento franchi li
quali il compratore Agajate promette pagar per trecento franchi fra tutto il mese
di marzo prossimo senza interessi, e li residui duecento franchi fra due anni dal
giorno d’oggi mediante l’interesse alle ragioni comuni sott’obbligo di suoi beni
in forma legale.
Tutto stipulato a Castelnuovo d’Asti dipartimento di Marengo li sette dicem­
bre milleottocentosei, ed il venditore Bosco colli testimoni sig. Lorenzo Nocenzo
proprietario e Battista Montefameglio usciere della maire domiciliato in questo
comune si sono sottoscritti con me notaio previa lettura ed il compratore dichia­
ra di non saper scrivere.
Firmato: Paolo Bosco
Lorenzo Nocenzo testimonio
Battista Montefameglio testimonio
Giuseppe Battista Carrano notaio.
80

9.4 Page 84

▲torna in alto
DOCUMENTO 14
ATTO DI VENDITA DI UN CAMPO
D ELL’AVVOCATO B IG L IO N E
A FAVORE D I FRANCESCO BOSCO
(Archivio di Stato di Asti, atti 1814-1819, voi. 150 p. 28; notaio Candi­
do Ansaldi)
L’anno del Signore milleottocentoquattordici ed alli quindici del mese di di­
cembre circa il mezzogiorno in Torino e nello studio da me Candido Ansaldi
regio notaio tenuto al secondo piano nella casa Rignone posta nella contrada di
Dora Grossa, parrocchia dei Santi Martiri, porta numero quindici, ivi avanti me
regio notaio indetto alla residenza della presente città, ed alla presenza delli si­
gnori avvocato Fortunato Bollati giudice del mandamento di Villanuova Solara, e
Giuseppe Berardi, ambedue nativi della presente città, ed in essa residenti, testi­
moni richiesti, idonei e cogniti a me notaio assieme alle parti, e si sono tutti
meco infrasottoscritti.
Personalmente costituito il signor avvocato Giacinto Vincenzo Biglione del
fu signor notaio Giuseppe Ignazio, nativo del luogo di Chieri, domiciliato nella
presente città, il quale ha in vigore del presente pubblico instrumento, venduto,
ceduto, ed alienato, come vende, cede, ed aliena, colla debita promessa della le­
gittima, ed indistinta evizione al qui presente, stipulante, ed accettante France­
sco Bosco nativo del luogo di Castelnuovo, ed ivi in esso dimorante, del fu Anto­
nio. Una pezza di campo situata sul territorio di Castelnuovo d’Asti, regione de­
nominata Cornasso, e descritta al numero ventidue di quella mappa territoriale
di tavole cinquantacinque che ha per coerenti a levante, e mezzogiorno li fratelli
Stura, a ponente ed a mezzanotte l’illustrissimo signor conte Friilino.
Di qual pezza come sopra venduto spogliandosene, abdicativamente il signor
avvocato Biglione venditore, ne fa transativamente investito, come ne investe il
detto Francesco Bosco acquisitore con tutti li diritti, ragioni, azioni, e servitù
nello stesso modo, con cui si ha sino ad ora goduta e posseduta di maniera che
81
6

9.5 Page 85

▲torna in alto
potrà d’or in avvenire il detto Bosco liberamente disporre di detta pezza campo
come cosa, che gli appartiene in piena e assoluta proprietà.
La detta vendita è fatta per, e mediante il convenuto prezzo di franchi
trecentotrenta, li quali sono stati quivi dal detto Bosco acquisitore effettivamen­
te sborsati, contati, e numerati in tanta buona valuta d’attuale corso, che previa
la debita cognizione e rinumerazione, fattane dal signor avvocato Biglione vendi­
tore sono stati appresso di sè ritirati, e ritenuti alla presenza di me regio notaio,
e delli sudetti signori testimoni.
Quale pagamento stante ed attivo il signor avvocato Biglione ha dato, come
dà al predetto Francesco Bosco quitanza finale, e generale pel prezzo della pezza
campo in vigore del presente pubblico instrumento venduttagli, con promessa di
mai più domandargli, meno permettere che da altri gli venga domandata cosa al­
cuna, ne inferta molestia sotto pena in caso contrario d’essere tenuti a tutti li
danni, interessi e spese, che il detto Bosco patire ne potesse tanto in giudicio
che fuori.
Le quali cose tutte le parti dicendo vere fanno promessa, e promettono d’at­
tendere, ed inviolabilmente osservare sotto obbligo e costituto possessorio de lo­
ro beni presenti, e futuri in forma fiscale, e camerale.
Del che dichiaro io regio notaio ne ho ricevuto il presente pubblico instru­
mento, che venne da me letto, e pubblicato ad alta ed intelligibile voce alle parti
contraenti, che sono meco infra sottoscritte assieme alli signori, testimoni e per
l’insinuazione ho tratto franchi sei centesimi ottanta oltre il tabellione a carta.
Giacinto Biglione
Francesco Bosco
Avv. Fortunato Bollati teste
Giuseppe Berardo teste.
La presente minuta scritta di proprio pugno, e carattere di me notaio sudetto
contiene un foglio di carta bollata di facciate scritte numero quattro, compresa
la presente, e mi sono manualmente sottoscritto.
Candido Ansaldi regio notaio
82

9.6 Page 86

▲torna in alto
DOCUMENTO 15
PROCURA SPECIALE DELLA SIGNORA MARGHERITA PENNANO
(Archivio di Stato di Torino, voi. 13 n. 17 Montefameglio 1813-1814)
L’anno del Signore 1814 ed alli 13 giugno ora quattro dopo mezzodì in Chie­
ri, e nello studio da me sottoscritto notaio tenuto, nella casa propria al primo
piano, quartier Gialdo ivi avanti a me notaio Giacinto Montefameglio regio no­
taio della città di Chieri, ivi residente ed alla presenza delli signori Gaetano Giu­
liano nativo di Torino e Lorenzo Bosio di Livorno, ambi residenti in questa cit­
tà, testimoni cogniti richiesti astanti, ed in piè del presente meco notaio tutti
sottoscritti a riserva di detta Pennano che si è sottosegnata.
Personalmente costituita Margherita Pennano, figlia nubile del fu Pietro An­
tonio, nativa in Cortasone, abitante in questa città, la quale non potendo, attesa
la ben avanzata sua età trasferirsi nella città di Torino, per esigere dagli eredi
del fu sig. Giuseppe Biglione la somma di franchi mille circa tra capitale interes­
si e spese di lite per pensione decorosa e dovutale come legataria della fu signo­
ra Anna Teresa Biglione, ha perciò col presente instromento eletto e costituito
in sua procura speciale o generale, con che una d’essa qualità all’altra non dero­
ghi, cioè il sig. Luigi Pescolana, figlio del vivente sig. Giovanni, mercante nativo
e residente in questa città, qui presente ed accettante, al quale essa conferisce
tutte le facoltà necessarie ed opportune di esigere per di lei conto dalli proprii
eredi del sig. Giuseppe Biglione la somma di franchi mille circa o quella maggio­
re o minore somma che le potrà essere dovuta dà medesimi, per le cause innanti
espresse a secondo della liquidazione cui si dovrà procedere, spedire in tal caso a
favor de medesimi eredi, ad anche d’altri per essi la opportuna quittanza della
somma esatta tanto per atto pubblico che per scrittura privata, consentite a favo­
re di chicchessia la radiazione dell’ipoteca presa qui innanzi contro li detti
signori eredi Biglione per sicurezza della pensione decorosa egualmente che per
il trasporto di quell’ipoteca sovra li beni dei medesimi che posseggono nel luogo
di Castelnuovo d’Asti, per la pensione decorrenda surrogaron od uopo li stessi
83

9.7 Page 87

▲torna in alto
eredi e gli inquisitori di beni stabili de medesimi nelle sue regioni d’anteriorità
ed ipoteca per la somma che verrà da esso esatta, convenire, transigere e concilia­
re tutte le differenze che fossero insorte ed insorgessero per l’avvenire a tale
riguardo, passare e sottoscrivere a suo nome ogni atto e contratto in pubblico
che privato.
E nel caso di ulteriore contestazione di comparire in giudizio avanti qualun­
que giudice, uffiziale di giustizia e supremo magistrato contro qualunque perso­
na, comunità e corpo, in tutte le di lei cause sì attive che passive mosse o da
moversi, e per tutti gli atti giuridici necessari ed opportuni sino al loro debito
fine, sentenze definitive, e loro finali decisioni ed esecuzioni inclusivamente; in
somma fare tutto ciò e quanto sarà necessario per l’ultimazione dell’oggetto di
cui si tratta, con promessa d’aver sempre per rato, valido e fermo il suo operato,
senza volervi mai opporre a contraddirre, ancorché di ragione di fatto potesse, e
vi richiedesse ma più ampio a speciale mandato del presente, e come se ella si
trovasse presente; conferendogli inoltre la facoltà portata dalla clausola come li­
bera; promettendo di approvare e ratificare tutto quanto sovra sotto l’obbligo e
costituito possessorio de li di lei beni presenti e futuri in forma legale.
E richiesto io notaio sottoscritto ho ricevuto il presente atto letto prima e
spiegato alle parti, in presenza delli infrascritti testimoni, e per essere la
costituente illetterata come dice si è sottosegnata con croce, e quanto al signor
Pescolana si è sottoscritto colli detti testimoni e me notaio.
Segno + di detta Margarita Pennano ill.ta
Luigi Pescolana
Gaetano Giuliano testimonio
Lorenzo Bosio
Giacinto Montefameglio notaio
84

9.8 Page 88

▲torna in alto
DOCUMENTO 16
SENTENZA DEL GIUDICE DEL MANDAMENTO
DI CASTELNUOVO
SULL’ISTANZA DELLA PENNANO
(Archivio della pretura di Chieri, atti giudicatura del mandamento di Ca­
stelnuovo, atto 372 del 6.7.1816)
Il giudice del mandamento di Castelnuovo, sull’istanza della Lucia Pennano
residente a Chieri in persona del signor Pescolana di lei procuratore costituito
per instrumento delli 13 giugno 1814 rogito Montefameglio e debitamente regi­
strato che presenta si inibisce Francesco Bosco fu Antonio di queste fini, massa­
ro delli signori Anna Teresa, Giacinto Vincenzo, Angelo Maurizio, e damigelle
Vittoria ed Angelica madre, figli e figlie Biglione di Chieri della cascina posta su
queste terre di: nè per sè, nè per interposta persona, rimettere, o far rimettere
alli detti signori Biglione; nè ad altri per esso il formento del prossimo raccolto
spettante ai medesimi per un quantitativo corrispondente al valore di cento dieci
franchi, dovuti dalli detti Biglione alla istante per cautella del credito di ugual
somma dell’insistente verso detti Biglione con un testamento presentato al signor
notaio Calosio li 7 maggio 1792, e pubblicato li 16 luglio detto anno come alle­
ga detto procuratore Pescolana, e ciò sino a tanto che venga altrimenti per giusti­
zia ordinato, a pena d’essere egli in proprio tenuto al pagamento di detta somma
e spese, oltre a quell’altra indennizazione che potrebbe alla detta insistente di
ragion competere, previa sottomissione dal detto signor procuratore Pescolana
per i danni, ed ingiuria che ne potrebbero detti signori Biglione per il fatto del
presente, patire, con cauzione che presta nella persona del signor avvocato notaio
Carlo Giuseppe Montalenti di questo luogo, il quale qui presente, si obbliga, e si
sottomette nella qualità di fideiussore solidario di detto signor Pescolana pel fatto
85

9.9 Page 89

▲torna in alto
suddivisato a sott’obbligo dei beni proprii quanto a questi, e di quelli di sua
insistente quanto a quello presente, e futuri in nostro possesso d’essi in debita
forma, mandando il presente intimasi al detto Bosco ad esclusione d’ignoran­
za. Dato a Castelnuovo li 6 luglio 1816.
Luigi Pescolana
Avv. Carlo Giuseppe Montalenti Arduino giudice
Chiara segretario
86

9.10 Page 90

▲torna in alto
DOCUMENTO 17
ATTO D I ACQUISTO D I FABBRICATO
AL CANTONE DETTO DI CAVALLO
DI FRANCESCO BOSCO DA FRANCESCO GRAGLIA
(Archivio di Stato di Castelnuovo d ’Asti, Catasto, registro trasporti 1771,
n. 19, p. 48)
— 30 marzo 1819 — acquistato con instrumento 8 febbraio 1817 — rogito
Quagliotti da Francesco Graglia, al cui padre Giuseppe Graglia è pervenuto con
instrumento 8 settembre 1800 rogito Carrano da Giovanni Antonio Musso fu
Domenico ed a questi da Bertolino Camillo, si carica alle cascine dei Becchi casa
di tavole 6 coerenti Carlo Graglia, Giuseppe Ronco eredi Carlo Cavallo ed Igna­
zio Bechis.
87

10 Pages 91-100

▲torna in alto

10.1 Page 91

▲torna in alto
DOCUMENTO 18
ATTO DI VENDITA DI FRANCESCO GRAGLIA
A FRANCESCO BOSCO
D I UNA CASA E D I TERRENI
(Archivio di Stato di Asti, voi. 3275-17, p. 87 notaio Vincenzo Quagliotti)
L’anno del Signore milleottocentodiecisette, ed alli otto del mese di fe-
braio dopo mezzogiorno in Schierano e nella casa propria avanti me Vincenzo
Quagliotti regio notaio nativo ed abitante in questo luogo, ed alla presenza delli
Giacomo Deroggero, e Gioanni Quagliotti ambi del presente luogo, ed in esso
residenti testimoni, da me colle parti cogniti, richiesti e sottoscritti.
Personalmente constituito Francesco Graglia fu Giuseppe nativo di Castelnuo­
vo, abitante in questo luogo, il quale per se e per i suoi ha dato, ceduto,
e venduto come cede, vende a Francesco Bosco fu Antonio nativo ed abitante
sulle fini di Castelnuovo qui presente, e per sè e suoi stipulante ed accettante
le seguenti proprietà poste tutte sulle fini di Castelnuovo e nelle regioni
infrascritte, che dichiara d’aver affittato a Carlo Graglia di lui fratello sino
alli undici novembre ultimo scorso, e che intende che le conseguenze dell’affitta-
mento siano a carico dell’acquisitore come si è convenuto, cioè
Nel cantone detto di Cavallo fabrica composta di stalla e erotta, fenera
superiore dall’alto in basso, consorti Carlo Graglia, Giuseppe Ronco, eredi Carlo
Cavallo ed Ignazio Bechis.
Nello stesso cantone prato di tavole dieci circa consorti la strada vicinale, Giu­
seppe Bechis, lo stesso Carlo Graglia ed Ignazio Bechis.
Regione Gay vigna di tavole diecisette, piedi sei consorti Francesco Bosco, lo
stesso Carlo Graglia, Giuseppe Bechis e la strada vicinale.
Regione Bertù campo con bosco di tavole diecinove piedi sei, consorti Giacinto
Biglione, Lorenzo Fillippello, l’illustrissimo signor conte Lorenzo Frejlino, Carlo
Graglia e Giuseppe Bechis col passaggio sulla pezza di Carlo.
88

10.2 Page 92

▲torna in alto
Region Valcapone campo a corpo consorti la strada vicinale, Giuseppe Be­
chis e Giuseppe Musso.
Regione Causino campo a vigna a corpo consorti Secondo Bechis, la strada
pubblica e vicinale a due parti, e Giuseppe Bechis. Libere, franche ed allodiali
esse proprietà e soggette unicamente alle annue contribuzioni, che saranno a cari­
co dell’acquisitore per tutto il corrente anno, e sotto la garanzia di fatto e di
ragione a pena d’ogni danno e spesa, e colli loro passaggi soliti e sin qui praticati.
Detta vendita l’anzidetto Graglia consente mediante il prezzo convenuto di
lire trecentosette centesimi cinquanta, li quali s’obbliga detto Bosco di pagare
all’anzidetto Graglia od a chi sarà per esso persona legittima fra anno uno prossi­
mo senza interessi sott’obbligo de’ di lui beni presenti e futuri in forma legale.
E richiesto io notaio sottoscritto ho ricevuta e letta la minuta del presen­
te atto e prononciatone il contenuto di cui in esso a chiara ed intelleggibil voce
in presenza delle parti e testimoni li quali si sono sottoscritti alla riserva di det­
to venditore Graglia, quale si è, perché illetterato come dice, segnato con croce.
E per l’insinuazione dritto proporzionale lire 6 centesimi quaranta.
Segno + di detto Francesco Graglia illetterato come dice
Francesco Bosco
De Roggero Giacomo testimonio
Giovanni Quagliotti testimonio
Consiste la presente minuta in foglio uno di carta bollata, e pagine da me
scritte numeri due e mezza.
E per fede
Vincenzo Quagliotti notaio
89

10.3 Page 93

▲torna in alto
DOCUMENTO 19
ATTO D I CAMBIO D I BENI
TRA GIOVANNI ANTONIO MUSSO E GIUSEPPE GRAGLIA
(Archivio di Stato di Asti, voi. 19 - 2717, pag. 51 notaio Giuseppe Bat­
tista Carrano)
L’anno ottavo repubblicano, li ventuno fructidor (8 settembre 1800 V.S.) cir­
ca le ore una dopo mezzogiorno in Castelnuovo d’Asti, e nella casa di mia abita­
zione, cantone di San Bartolomeo avanti a me notaio sottoscritto, ed alla presen­
za di Ludovico Bargetto e Paolo Bosco ambi di questa comune ivi residenti, te­
stimoni richiesti e colle parti cogniti.
Personalmente costituiti Gian Antonino Musso fu Domenico e Giuseppe Gra­
glia fu Gioanni ambi nativi e residenti in questa comune, liberamente e spontanea­
mente per loro, loro eredi, e successori e per cosa loro propria, libera franca ed
allodiale sono devenuti al cambio delle infrascritte fabbriche e beni, tutti situati
in queste fini, cioè detto Gian Antonino Musso dà e cede al predetto Giuseppe
Graglia: primo, una fabbrica nella regione dei Becchi, con sito avanti e dietro, ed a
canto, consorti Giuseppe Antonio Becchio a tutte le parti, colle ragioni del pozzo
d’acqua viva e peschiera; campo a Valcapone, consorti Giuseppe Antonio Bec­
chio, Vittorio Musso, e la strada vicinale; campo a Bacajan consorti la strada
pubblica, Battista Febbraro, Giuseppe Antonio Becchio, e Gioanni Pianta fu
Giuseppe, vigna al Bricco dei Gaj consorti Giuseppe Antonio Becchio, Antonio
Bosco, il cittadino notaio Biglione, ed il Beneficio Moglia; vigna nella suddetta
regione, consorti Giuseppe Antonio Becchio e la strada vicinale; campo alle Ca-
gnole, consorti Giuseppe Antonio Becchio, il cittadino Biglione, e Bernardino
Matta e Battista Febbraro, e siccome ebbe li suddetti beni dal fu Giuseppe
Bertolino a corpo e non a misura; più fabbrica acquistata da Bernardino Musso
nella region del Bricco dei Gaj con giardino a prato e sito, di quale fabbrica
detto Bernardino Matta, se ne è riservato l’usufrutto per la camera fuocolare
solamente, e con tutte le ragioni acquistate dal suddetto Bernardino Matta, con-
90

10.4 Page 94

▲torna in alto
sorti Gioanni Matta, Gioanni Ronco, Secondo Becchio, Giuseppe Antonio Bec-
chio la vedova fu Carlo Cavallo, e la strada vicinale; ed in cambio il suddetto
Giuseppe Graglia dà e cede al predetto Gian Antonino Musso una fabbrica nella
regione di Begana continente una stalla, portico, e erotta con suo sito d’aja con
prato inferiore traversato da una carreggiata, consorti alla fabbrica li figliuoli di
fu Domenico Graglia, Giuseppe Casalegno, ed al prato li suddetti figliuoli del fu
Domenico Graglia suoi nipoti, Battista Graglia ed eredi Domenico Marchisio;
campo dietro alla fabbrica consorti Battista Graglia, la strada vicinale, ed eredi
Domenico Marchisio; vigna ivi, consorti Battista Graglia, li suoi nipoti Graglia e
Lorenzo Graglia; altra vigna ivi, consorti Battista Graglia, li suddetti suoi nipo­
ti, ed eredi Giuseppe Musso di Gian; altra vigna ivi, consorti Lorenzo Graglia,
Antonio Lagna, e detto Battista Graglia; prato ivi, consorti Battista Graglia, li
suddetti nipoti, ed il cittadino ex marchese Griselle; più altra pezza comune colli
Battista Graglia suo fratello, li suoi nipoti, che per essere gerbido ne ignora le
coerenze, e siccome sono spettati detti fabbrica e beni al suddetto Giuseppe Graglia
colli suoi nipoti, e tutti a corpo e non in misura, salve veriori coerenze, e colle
clausole abdicative e traslative dell’ad aver, con promessa d’evizione e di non
averne fatto, nè volerne far altro contratto, nè distratto al presente pregiu­
diziale sotto la reffezione de’ danni, e trovandosi detti commutanti perfetta­
mente egagliati in dette divisioni per essersi calcolato il rispettivo cambio
d’egual valore di lire millecinquecento, essendosi convenuto che ognuno goda
li frutti per questo anno dei beni già proprii, si sono reciprocamente quitati di
quitanza finale, con promessa di non più chiamarsi vicendevolmente cosa alcuna,
meno inferirsi molestie; e richiesto io notaio sottoscritto ne ho ricevuto il pre­
sente instrumento a cui dette parti illetterate sottosegnate, e li testimoni sotto­
scritti, per l’insinuazione soldi cinquantasei denari tre.
Segno di + Giuseppe Graglia ill.to
Segno di + Gian Antonino Musso ill.to
Ludovico Bargetto testimonio
Paolo Bosco testimonio
La stessa minuta scritta di mio pugno e carattere contiene facciate tre due
fogli.
In fede
Giuseppe Battista Carrano
91

10.5 Page 95

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DOCUMENTO 20
TABELLA DELLA COMPOSIZIONE DELLE FAMIGLIE BOSCO
DAL 1790 AL 1817
(Archivio storico del comune di Castelnuovo dA sti, censimenti)
REGISTRO SALE
Anno 1790
Concentrico
Bosco Antonio Filippo
Possiede casa e beni
Margherita, moglie
Paolo, figlio
Giacomo Filippo, figlio
Maddalena, figlia
Filippo Antonio, figlio
Francesco, figlio
Teresa, figlia
Laura, nuora
Margherita, nipote
Censimento popolazione
MORIALDO
Anno 1801
anni 55
anni 34
anni 26
anni 22
anni 16
anni 9
anni 5
mesi 3
anni 24
mesi 6
Bosco Antonio, massaro
Margherita
Paolo
Laura
Giacomo
Maddalena
Filippo
Francesco
Maria
Consegna delle genti
MORIALDO
Anno 1794
Bosco Antonio fu Filippo
Margherita, moglie
Paolo, figlio
Giac. Filippo, servo, in armi
Francesco
Teresa
Laura, nuora
Margherita, nipote
Antonio, nipote
Possiedono 2 buoi
92
Censimento popolazione
MORIALDO
Anno 1804
anni 59
anni 38
anni 30
anni 26
anni 9
anni 4
anni 28
anni 4
anni 2
Bosco Paolo, massaro
Laura, moglie
Margherita, madre
Giacomo
Maddalena
Filippo
Francesco
Maria
anni 66
anni 45
anni 37
anni 35
anni 33
anni 27
anni 20
anni 16
anni 14
anni 39
anni 37
anni 47
anni 33
anni 29
anni 22
anni 18
anni 16

10.6 Page 96

▲torna in alto
Consegna popolazione
MORIALDO
Anno 1799
Bosco Antonio
Margherita, moglie
Paolo, figlio
Laura, moglie
Antonio, nipote
Margherita, nipote
Domenica, nipote
Giacomo, figlio
Maddalena, figlia
Filippo Ant., figlio
Francesco, figlio
Maria Teresa, figlia
Censimento popolazione
MORIALDO
Anno 1808
Bosco Francesco
M argh e rita
Giuseppe Antonio
Margherita, madre
Teresa Maria, sorella
anni 64
anni 43
anni 35
anni 33
anni 17
anni 9
anni 7
anni 31
anni 25
anni 18
anni 14
anni 12
Censimento
CASTELNUOVO
Concentrico
Anno 1806 e 1810
Bosco Paolo, coltivatore
Figlioli 1, figlie, 2
Matrimoni tra 2
MORIALDO
Anno 1806
Bosco Margherita Zucca
Figliuoli 0, figlie 1
Matrimoni tra 2
nato 5.5.1764
anni 24
anni 24
anni 0-1
anni 55
anni 17
Censimento
MORIALDO
Anni 1816 e 17
Bosco Margherita, ved. fu Antonio anni 63
Francesco Luigi, figlio
morto I'11.5.1817
Margherita Occhiena, moglie
anni 33
anni 32
Filippo, figlio
Gio' Melchior, figlio
anni 8
nato il 16.8.1815
Concentrico
Anno 1808
Bosco Paolo
Laura, moglie
Antonio
M argh e rita
Domenico
anni 42
anni 40
anni 15
anni 17 a Torino
anni 13
Censimento
CASTELNUOVO
Concentrico
Anno 1816
Bosco Paolo fu Antonio
anni 52
Coppa Angela Giuseppa, seconda moglie
dal 5.2.1810
Margherita
Antonio
anni 27
anni 25
93

10.7 Page 97

▲torna in alto
DOCUMENTO 21
TESTAMENTO DI FRANCESCO BOSCO FU ANTONIO
(Archivio di Stato di Asti, voi. 3856 - pag. 161 e seg. - notaio M ontalen­
ti Carlo Giuseppe)
L’anno del Signore milleottocentodiciasette, agli otto di maggio, ore cinque
pomeridiane in casa del signor Biglione abitata dall’infrascritto testatore nella
regione del Monastero borgata di Meinito fini di Castelnuovo di Torino ed alla
presenza degli infrascritti testimoni ivi astanti, e richiesti idonei e cogniti dallo
infrascritto testatore, e da me notaio.
Personalmente costituito Francesco Bosco fu Antonio nativo e residente di
queste fini sano di mente e di tutti i suoi sensi sebbene ditenuto in letto da
corporale infermità ha reso il presente suo testamento da me a sua richiesta ri­
dotto in iscritto ordina e vuole che il suo cadavere venga sepolto colle pompe
funebri convenienti a sua eredità e che dagli infrascritti suoi eredi si facciano nel
più breve termine possibile celebrare quaranta messe da requiem da suffragio di
sua anima interrogato ed esortato da me notaio a lasciare qualche cosa agli spe­
dali di carità di questo luogo e della Provincia a quelle di San Morizio e ritiro
delle Orfane di Torino ha risposto non poter loro lasciare cosa alcuna. Dichiara
aver ricevute lire nuove centocinquanta suo conto dalla fu Margherita Cagliero
fu Giuseppe sua prima moglie che però non furono costituite in dote, e che si
procureranno perciò dall’infrascritto suo coerede di lui figlio. Dichiara pure aver
ricevuto per conto della presentanea sua moglie Margarita Ochiena di Mel­
chior di Capriglio lire nuove ventidue in contanti, altre settantacinque pel sala­
rio del di lei fratello nel milleottocentoquindici e l’importare del salario dal pri­
mo gennaio a tutto agosto milleottocentosedici il tutto a conto delle lire
centocinquanta di dote promessale per cui si è neppure stipulato alcuni instru­
mento.
Lascia l’usufrutto di sua eredità in consegnare dei suoi coeredi infrascritti a
Margarita Zucca fu Gioanni sua madre e Margarita Ochiena sua moglie, a
questa però lascia incorporate le suddette di lei ragioni, essendo vedova; nel
94

10.8 Page 98

▲torna in alto
caso però che essa non potesse o non volesse convivere con essi suoi coeredi,
lègale annue lire trenta a semestri anticipati oltre l’uso di tutti i mobili letto e
lingerie a lei interamente e modestamente necessari da darseli in occasion di se­
parazione di convivenza.
Istituisce sua erede particolare come di bocca propria nomina in presenza e
di me notaio, e testimoni detta Margarita Zucca Bosco sua madre nella legitima
che la potrà di ragione spettare oltre l’usufrutto predetto. Nel restante di sua
eredità, crediti, ragioni ed azioni qualunque od ovunque siano ha istituito ed
istituisce in suoi coeredi universali, come di bocca propria ha nominato, e nomi­
na in presenza di me notaio e testimoni, Giuseppe Antonio suo figlio e della fu
Margarita Cagliero e Giuseppe Luigi, e Gioanni Melchior altri suoi figliuoli di
secondo letto tutti per egual parte, e porzione, e siccome sono i medesimi anco­
ra pupilli, ed infanti li provede di tutore nella persona di detta Margarita
Ochiena rispettiva madre e matrigna e Gioanni Zucca fu Giambattista suo cugi­
no con ciò che uno non possa devenire ad alcun atto di amministrazione di qual­
che riguardo e conseguenza senza intervento dell’altro, e per ricevere una descri­
zione ed inventario di sua eredità che incarica detti tutori di farvi procedere, no­
mina in presenza dei testimoni infrascritti me notaio: ordina in ultimo che detti
suoi coeredi eseguiscano intieramente queste sue volontà, le quali vuole che va-
glian per ragione di codicillo testamento, donazione per causa di morte e per quel
miglior titolo per cui potrà valere, e richiesto io notaio ho ricevuto il presente,
di cui si ricusa l’offerta nota, da me letto e spiegato a detto testatore ad alta ed
intelligibile voce in presenza dei testimoni Ignazio Pianta fu Giuseppe e Secondo
Bechio fu Giuseppe Antonio, Giuseppe Bechio pure fu Giuseppe Antonio, Gioanni
Bechio fu Giuseppe Ignazio, Francesco Bechio fu Secondo, Giuseppe Bechio fu
Gioanni, Secondo Agagliate di Giacomo tutti di questi fini i quali ad esclusione
del Pianta che si è sottoscritto si sono segnati con testatore, impotente a scrivere
attesa la malattia, approvando tutti la cancellatura di tre parole linea quindici
pagina seconda d’altra a linea sesta e di tre a linea settima pagina terza, per la
insinuazione lire quattro centesimi ottanta.
Segno di detto + Francesco Bosco testatore ill.to
Segno di detto + Giuseppe Bechio fu Giuseppe Antonio teste ill.to
Segno di detto + Francesco Bechio teste ill.to
Segno di detto + Secondo Bechio teste ill.to
Segno di detto + Secondo Agagliate teste ill.to
Segno di detto + Giuseppe Bechio fu Giovanni teste ill.to
Ignazio Pianta testimonio
La presente minuta da me scritta contiene fogli due di facciate quattro
di scrittura. In fede
Carlo Giuseppe Montalenti notaio
95

10.9 Page 99

▲torna in alto
DOCUMENTO 22
IN V E N TA R IO DELL’EREDITÀ D I FRANCESCO BOSCO
(Archivio di Stato di Asti, voi. 3856, pag. 167, notaio Carlo Giuseppe
M ontalenti)
L’anno del Signore milleottocentodiciassette alli diecisette maggio ore nove
di mattina in casa del signor Giacinto Biglione abitata dagli infranominati pupil­
li regione di Meinito fini di Castelnuovo di Torino ed alla presenza degli infra­
scritti testimoni astanti richiesti idonei e cogniti dagli infrascritti tutori e da me
notaio.
Con suo testamento degli otto corrente mese rogato a me notaio sottoscritto,
Francesco Bosco fu Antonio nativo di queste fini istituì suoi coeredi Giuseppe
Antonio di primo letto, Giuseppe Luigi e Giovanni Melchiore di secondo letto
suoi figliuoli tutti rispettivamente pupilli ed infanti, li provvede di tutori nelle
persone di Margherita Occhiena sua moglie, e di Gioanni Zucca fu Battista suo
cugino, incaricandoli di far procedere all’inventario di sua eredità per mezzo di
me notaio con tale testamento a tale oggetto deputato. Resosi il medesimo defun­
to la mattina delle dieci susseguente volendovi essi tutori devenire personalmen­
te perciò quivi avanti me notaio e testimoni costituirsi li predetti Margarita
Ochiena vedova Bosco figlia di Melchior Ochiena fu Michele di Capriglio e nativa
di detto luogo, e Gioanni Zucca fu Giambattista del presente luogo, come mi
dice, residente da queste fini tutori come sovra nominati con testamento ed
assistenza di Paolo Bosco zio paterno di detti pupilli nativo pure e residente di
questo luogo, e detto Melchior Ochiena avo materno nativo e residente di Capri­
glio hanno inventarizzato, ed inventarizzano i seguenti stabili, mobili effetti
crediti, e debiti appartenenti alla eredità secondo l’estinto a caduno di detti effet­
ti dato da Giovanni Becchio fu Giuseppe Ignazio estimatore di consenso eletto,
e vicino di abitazione cioè:
Casa in questi fini regione di Cavallo, Monastero, consorti Francesco Becchio, Car-
96

10.10 Page 100

▲torna in alto
lo Graglia, Giovanni Ronco composta d’una erotta, e stalla a canto, coperta
a coppi, in cattivo stato, con sito grano avanti di tavole dieci circa, stata
comprata due anni fa, non però ancora pagata, pel prezzo di
Lire 100
Vigna di tavole diciotto circa comprata insieme alla casa alli Gay consorti detti
coeredi, Giò Becchio del valore di lire settandue
L. 72
Campo al Castellino di tavole sedici circa consorti Carlo Graglia, Lorenzo Fili-
pello comprata come sovra non pagata del valore di lire sedici
L. 16
Campo al Valcapone di tavole quaranta circa consorti sig. Avv. Affamandola,
Giovanni e Secondo Becchio, del valore di lire dieci
L. 10
Campo e vigna ai Becchio di tavole quaranta circa consorti Secondo Becchio,
Giuseppe Becchio, la strada vicinale del valore di lire centonove tutte esse
pezze comperate come sovra ma non ancora pagate
L. 109
Vigna a piè Gay consorti la suddetta detto Giuseppe Bechis, sig. Giacinto Biglio­
ne di tavole quarantasette del valore di lire duecento
L. 200
Campo a Bacajan di tavole trentacinque consorti il conte Arnaud, Giuseppe Mat­
ta del valore di lire trentacinque
L. 35
Vigna già campo a piè Gay consorti Francesco Becchio, signor Biglione la strada
vicinale del valore di lire trentasei, e di tavole ventiquattro
L. 36
Campo al Monastero di tavole cinquantadue circa consorti Antonio Occhiena, il
beneficio del Monastero del valore di lire duecentotto
L. 208
tutti beni situati su questo territorio sprovveduto di mappa.
Più hanno inventarizzato i seguenti mobili, cioè:
Un paio di buoi di anni sette circa del valore di lire duecento
L. 200
due manzi di anni tre circa del valore di lire centoventi
L. 120
una vacca d’anni otto circa a prezzo di lire trenta
L. 30
una manza data a presto a Giovanni Ochiena di Capriglio valutata lire quaranta­
nove
L. 94
una vacca di anni cinque con vitello di un mese data a detto Melchior Ochiena
valutata in lire sessanta
L. 60
altra cavalla tenuta da detto Melchior a presto come sovra valutata lire trentacin­
que
L.35
un carretto con due ruote del valore di lire dieci
L. 10
un carrosso con altri due carretti di lire dieci
L. 10
due secloire con una catena
L. 3
due paia gioncole lire tre
L. 3
un erpice ferrato di lire sette centesimi cinquanta
L. 7,50
quattro rubatti, fra cui due concavi di lire venti
L. 20
due vanghe e due zappe di lire una
L. 1
una scure di lire una
L. 1
un falcetto detto molto e sei altri piccoli lire due
L.2
97
7

11 Pages 101-110

▲torna in alto

11.1 Page 101

▲torna in alto
una tina usata con cerchio di ferro di capacità di brente venti di lire dieci L. 10
due tavoli di lire sei
L. 6
filo libbre quindici di lire quindici
L. 15
un botallo di capacità di brente quindici circa del valore di lire dieci
L. 10
altro di brente sei del valore di lire cinque
L. 5
altro di brente quattro di lire quattro
L. 4
altro di brente tre, tutti quattro cerchiati di quattro cerchi di ferro del valore
di lire tre
L. 3
due cebri, una pala, un cebrotto del valore in tutto di lire una
L. 1
una sega grossa del valore di centesimi cinquanta
L.0,50
una arca da pasta di lire tre
L. 3
una guardaroba di noce con stagiera d’albera del valore di lire cinque
L. 5
setaccio, e corbello centesimi cinquanta
L. 0,50
una caldaia di rame di capacità d’una secchia lire cinque
L. 5
due paiuoli pure di rame di lire cinque
L. 5
due alari di ferro lire una centesimi cinquanta
L. 1,50
paletta e molle di ferro centesimi cinquanta
L. 0,50
due lumi d’ottone lire una
L. 1
un ferro da centesimi cinquanta
L. 0,50
due coperchie di ferro ed un treppiede di ferro centesimi venticinque L. 0,25
una bilancia di ferro detto peso lire una e centesimi cinquanta
L. 1,50
una emina lire una centesimi cinquanta
L. 1,50
due bronzi di ghisa piccoli, lire una centesimi cinquanta
L. 1,50
una catena da fuoco centesimi settantacinque
L. 0,75
otto cucchiai, otto forchette di ottone, tre coltelli col manico di ottone., altri
due col manico d’osso del valore del tutto di lire due e centesimi venticin­
que
L. 2,25
sei tondi di stagno di peso libbre sei lire sei
L. 6
diversa maiolica nova bottiglie due nere, e tre bicchieri
L. 3
una tavola di rovere con due tiratori lire cinque
L. 5
sei cadreghe di noce e due scagni lire due
L. 2
un letto compito cioè materasso di lana mista pagliariccio trapunta cuscino lungo
altro quadro, tre banchetti coperte di tela stampata verde ed a fiori lire
otto
L. 8
coperta di rigadone per altro letto lire due
L. 2
un coffano vecchio lire tre
L. 3
un’archetta d’albera di lire una
L. 1
un tavolino d’albera centesimi settantacinque
L. 0,75
una cesta travaglio centesimi cinquanta
L. 0,50
altro letto compito come sovra lire otto
L. 8
una culla centesimi cinquanta
L. 0,50
98

11.2 Page 102

▲torna in alto
due lenzuoli di tela grossa di tele tre lire tre
L. 3
altri otto come sovra di due tele e mezza lire dieci
L. 10
tre serviette della larghezza di un raso lire una centesimi dodici L. 1,12
un mantile piccolo centesimi settantacinque
L. 0,75
camicie da uomo cinque lire tre
L. 3
un vestito di cotone bleu lire dieci
L. 10
altro mezzo vestito di cotone griggia lire cinque
L. 5
calzoni, e corpetto di velutino lire tre
L. 3
sciugamani tre lire una
L. 1
mantilasse tre lire una
L. 1
calzetti paia tre di cottone lire una e centesimi cinquanta
L. 1,50
due corbelle da sementi centesimi cinquanta
L. 0,50
due cavagne centesimi cinquanta
.
0,50
tutti essi mobili molto usitati e logori
vino brente due circa per uso di famiglia
un credito verso Battista Savio fu Giovanni Antonio abitante a Buttigliera di
lire trenta per residuo vino
L. 30
In totale valore dei beni, e mobili
L. 1331,3
Dichiarano non ritenere scritture di riguardo, consegnano quindi i seguenti debiti
cioè
al mercante Chiardo per merci lire diciassette
L. 17
a Giuseppe Fioccardo per ferramenta lire due e centesimi settantacinque L. 2,75
verso il signor Giuseppe Barosso per granaglie da liquidare a calcolo lire ses-
santacinque
L. 65
a Paolo Musso fu Lorenzo per residuo prezzo bestiame da liquidare a calcolo
lire dieci
L. 10
a Tomaso Gemello fabbro di Buttigliera lire quattro e centesimi venticinque
L. 4,25
a Francesco Graglia fu Giuseppe per prezzo dei beni inventarizzati come sovra
lire trecentosette centesimi cinquanta
L. 307,50
a Giovanni Cavallo per commestibili lire una centesimi quarantacinque L. 1,45
a Maddalena Occhiena sorella del detto fu Francesco Bosco per prezzo paglia
lire otto
L. 8
oltre a quanto risultare dovuto ai signori medici, chirurgo, speziale, parroco per
la sepoltura, e me notaio per l’insinuazione del testamento, calcolamento del
medesimo, e del presente atto,
a Giuseppe Febraro fu Francesco per emine quattro di meliga a calcolo lire tren­
ta
L. 30
totale debiti L. 445,95
99

11.3 Page 103

▲torna in alto
Il credito verso il signor Biglione padrone di questa cascina per indenizzazio-
ne dei prati, e campi stategli levati nello scorso aprile per aggiudicazione fatta da
questa giudicatura a favore del negozio Cisaletti di Torino; a qual signor Biglio­
ne è però dovuta la prestanza in fine del massarizio di fieno tese otto, quattro
sacchi di barbariato, e sacchi otto emine tre di formento.
Si riservano pure di liquidare ed accertare col Paolo Bosco quanto possa es­
sergli dovuto sulla successione di Filippo Bosco comune fratello morto nella pas­
sata guerra.
Si dispone in ultimo di aggiungere togliere o correggere quanto si riconoscerà
doversi emendare per omissione, od errore da questa descrizione chiedendone te­
stimoniali.
E richiesto io notaio ho ricevuto il presente di cui si ricusa l ’offerta nota da
me letto e spiegato a detti tutori, e prossimi suoi parenti ad altri tutti visibile con
alla presenza di Giuseppe Becchio fu Giuseppe Antonio, Francesco Becchio fu
Secondo, Giuseppe Becchio di Giuseppe testimoni nativi e residenti in questi
fini, e vicini di abitazione, e di detto Giovanni Becchio estimatore pure nativo e
residente di questi fini vicini di abitazione i quali tutti approvano la cancellatura
d’una parola a linea venticinque pagina quarta i quali si sono segnati poiché illette­
rati esclusivamente al Gioanni Zucca e Paolo Bosco e si è contegiata una vacazio­
ne per l’insinuazione lire una centesimi venti.
Segno di Margarita Ochiena tutrice illeterata
Giovanni Zucca
Paolo Bosco
segno di Melchior Ochiena illeterato
segno di Gioanni Bechio illeterato
segno di Giuseppe Bechio fu Giuseppe Antonio illeterato
segno di detto Francesco Bechio teste illeterato
segno di detto Giuseppe Bechio di Giuseppe teste illeterato
La presente da me scritta contiene fogli sei di facciata nove e tre quarti di
scrittura. In fede
Carlo Giuseppe Montalenti notaio
100

11.4 Page 104

▲torna in alto
DOCUMENTO 23
CAUSA PENNANO LUCIA CONTRO M INORI BOSCO
(Archivio del Rettore del Santuario del Colle)
Il giudice del mandamento di Castelnuovo sull’istanza del sig. Luigi Pescolo-
na nella qualità di procuratore della Lucia Pennano, residente a Chieri special­
mente costituito per istromento delli 13 giugno 1814 rogato Montefameglio debi­
tamente registrato che presenta s’inibiscono Giovanni Zucca e Teresa Ochiena,
vedova dello Francesco Bosco nella qualità di tutore testamentario delli pupilli
Giuseppe Antonio, Giuseppe Luigi e Giovanni Melchior fratelli figliuoli del det­
to ora fu Francesco Bosco massari della cascina sita in queste fini e propria delli
signori Anna Teresa, Giacinto Vincenzo, figli e figlie Biglione di Chieri di nè per
loro, nè per interposta persona, nè ad altri per essi il fromento, barbariato,
segla, fave, meliga, miglio, ed altri marsaschi, e generalmente tutte le granaglie
sì di primo che di secondo raccolto, come anche le uve il tutto proveniendo da
beni dipendenti dalla cascina predetta pel corrente anno 1817 per la porzione spet­
tante alli detti signori Biglione per un quantitativo corrispondente al valore di
duecentoventi lire nuove di Piemonte dovute alla principale del Sig.ri. istanti
per annualità alla medesima legata dell’ora fu signora Anna Teresa Biglione con
testamento presentato al signor notaio Calossio li 7 maggio 1792 e pubblicato li
16 luglio detto anno, e scadente li 18 corrente mese metà li frutti, e per il valo­
re sovra espresso ritenere presso di loro per cautella del divisato credito di detta
sua principale sino a tanto che venga altrimenti per giustizia ordinato. Sotto
pena d’essere essi tenuti in proprio al pagamento di detta somma, e spese
oltre a quell’altra indennizzazione, che potrebbe alla detta creditrice di ragione
competere previo sottomissione del detto signor procuratore Pescolona per i dan­
ni ed ingiuria, che ne potrebbero detti signori Biglione per causa del presente
patire, con cauzione che presta nella persona del sig. avv. e notaio Carlo Giusep­
pe Montalenti di questo luogo, il quale qui presente previo rinuncia ad ogni
eccezione in contrario della di lui forza si dichiara pienamente edotto, si
101

11.5 Page 105

▲torna in alto
obbliga, e si sottomette nella qualità di fideiussore solidario pel fatto sudivisato,
sott’obbligo e costituito possessorio di beni proprio, quanto a questi, e di quelli
di detta sua principale rispetto al sig. Pescolona presenti, futuri in forma
fiscale-camerale mandando il presente intimarsi alli detti contratori ad esclusione
di ignoranza. Da Castelnuovo li 3 luglio 1817
Come dall’originale Arduino giudice mandamentale.
Chiara segretario
102

11.6 Page 106

▲torna in alto
DOCUMENTO 24
CONTABILITÀ TENUTA DAI TUTORI DEGLI ORFANI BOSCO
(Archivio del Rettore del Santuario del Colle)
Dichiaro io sottoscritto d’aver ricevuto da Giovanni Zucca per conto dei pu­
pilli Bosco franchi quaranta per averli affittato un prato regione della fontana
vecchia de’ signori Cisaletti e Pozzi, per quali quitto al sudetto.
Castelnuovo li 1817 li 5 luglio
Paolo Conti
Dichiaro io sottoscritto d’aver ricevuto L. 37,50 dico trentasette e cinquanta
centesimi da Gioanni Zucca tutore della famiglia del fu Francesco Bosco per
emine quattro frumento lasciato a detta famiglia in fede di che quitto ai 6
luglio 1817
Prete Vittorio Amedei cappellano
Stura Bernardo à fittato una pesa [ = pezza] di prato al Bosco vedova per la
somma di lire 8,17. Saldo tutto alla mede[si]ma e a chi spetti, in fede But[t]i-
gliera li 22 novembre 1817. — 23 settembre dichiaro di aver ricevuto la somma
di lire 7,14 i cuali sono per feramenta ac[c]reditato al suo marito. Cuitto alla
mede[si]ma e a chi spetti, in fede.
Buttigliera
Tomaso Giamello
Ho ricevuto io sottoscritto lire dieci soldi sedici li diciotto maggio milleotto­
cento diciassette, altre quattro li sette settembre detto anno da Zucca Gioanni
contutore dei pupilli Bosco per insinuazione carta tabellione ed a conto d’emolu­
menti del testamento di Francesco Bosco loro padre, e successivo inventario.
Quitto perciò per detta somma detto Zucca e chi spetta.
Castelnuovo diciassette maggio 1818
Avvocato Carlo Giuseppe Montalenti notaio
103

11.7 Page 107

▲torna in alto
Io sottoscritto confesso d’aver ricevuto dalla vedova Margherita Bosco fu
Francesco fr. 6,15 per medicinali spediti al fu suo marito.
Castelnuovo 17 maggio 1818
Speziale Gianella
Io sottoscritto aver ricevuta alla somma franchi 32 per la meliga: mine 4
franchi 8 fanno 32.
Giuseppe Febraro
Confesso io infrascritto d’aver ricevuto da Gioanni Zucca tutore dei pupilli
del fu Francesco Bosco la somma di fr. 60, dico sessanta a conto di salario pat­
t u i t o ; in fede di che
Morialdo ai 29 giugno 1818
Antonio Bosco illetterato segnato col segno della croce +
Ho ricevuto io sottoscritto da Gioanni Zucca la somma di franchi sessanta
per altret[t]ante dovutemi dal fu Francesco Bosco, per quali fr. 60 quitto
Castelnuovo li 15 agosto 1818
Giuseppe Barosso
Dichiaro io sottoscritto che il fu sig. sacerdote Giuseppe Franchetti già mae­
stro di scuola in questo luogo ha celebrato messe numero dieci in seguito a
commissione di Gioanni Zucca, ed in suffraggio dell’anima del fu Francesco Bo­
sco ed averne avuta dal predetto Zucca la consueta limosina e quanto sovra posso
io deporre perché a me consta in virtù di quittanza del suddetto sig. sacerdote a
me presentata dal Gioanni Zucca e riconosciuta del carrattere del defonto sig.
D. Franchetti.
In fede Castelnuovo li 20 dicembre 1818
Giuseppe Sismondo Prevosto
104

11.8 Page 108

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Dichiaro qualmente che in suffraggio dell’anima del suddetto Francesco Bosco
ed anche di commissione di Gioanni Zucca, sono state celebrate da me infrascrit­
to messe numero venti ed averne ritirato la consueta limosina lire dodeci, per
quale quitto esso Gioanni Zucca, e chi spetti.
Castelnuovo li 20 decembre 1818
Giuseppe Sismondo prevosto
Li 8 marzo 1821 la vedova Bosco suddetta pagò al sottoscritto in conto prezzo
d’una vacca lire 24,10.
Giuseppe Barosso
Ho ricevuto da Gioanni Zucca tutore de’ pupilli Bosco fu Francesco lire
diciotto soldi tre denari quattro per conto d’emolumenti del testamento di Bosco
Francesco e successivo inventaro. Quitto perciò i suddetti e chi spetti.
Castelnuovo 10 marzo 1821
Carlo Giuseppe Montalenti notaio
105

11.9 Page 109

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DOCUMENTO 25
CAUSA BIGLIONE-BOSCO
(registro delle ordinanze sommarie d ’instruttoria 1818 - 3.7.1819 della
giudicatura di Castelnuovo dAsti)
Nella causa Biglione-Bosco sentite le parti comparse come nel contraddito­
rio 24 scorso settembre e visto lo scritto presentato da parte dei convenuti si
manda tenorizzare negli atti e per copia autentica, comunicare al proponente del
sig. avvocato Montalenti così inscritti assegnandolo a deliberare ciò che stimerà
alle ore 9 delli 15 corrente con comunicazione, Castelnuovo 9 ottobre 1818.
106

11.10 Page 110

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DOCUMENTO 26
CAUSA BIGLIONE BOSCO
(registro delle ordinanze sommarie della giudicatura di Castelnuovo dal
3.1.1818 al 3.7.1819, archivio pretura di Chieri)
Nella causa del signor avvocato Giacinto Biglione, Margherita Occhiena, e
Giovanni Zucca nella qualità di tutori delli Giuseppe Antonio, Giuseppe Luigi,
e Giovanni Melchior Bosco pupilli fratelli fu Francesco. Sentite le parti compar­
se cioè il signor Attore e li convenuti in persona, mandando delli 22 scorso
ottobre, autentico Antonio Chiara presentato e visto, stante la dichiarazione del­
le parti, come anche dei rispettivi periti quivi pure presenti comparsi, non essere
questi in grado al giorno d’oggi di fare la relazione del loro giudizio rapporto
alla commissione loro appoggiata ed accettata con ordinanza delli 23 scorso otto­
bre, per difetto di opportune notizie, sull’istanza perciò di dette parti all’effetto
suddivisato si continua la monizione alle ore 3 delli 13 andante, in quel tempo
sono monite le parti nonché i periti suddetti a ricomparire avanti a noi per
convocazione.
Dato a Castelnuovo li 5 novembre 1818.
Avv. Montalenti vice giudice
Chiara segretario
107

12 Pages 111-120

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12.1 Page 111

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DOCUMENTO 27
SENTENZA DEFINITIVA DELLA CAUSA FRA I BIGLIONE
E GLI EREDI BOSCO
(Archivio del Rettore del Colle Don Bosco)
Nella causa del signor Alberto Giacinto Biglione contro Margherita Occhie­
na vedova Bosco, e Gioanni Zucca nella qualità di tutori dei pupilli Giuseppe
Antonio, Giuseppe Luigi e Gioanni Melchior fratelli Bosco fu Francesco. Coer-
certemente alla monizione di cui in ordinanza notificata delli 23 ultimo ottobre
prorogata con altra delli cinque andante, sono comparsi li convenuti vedova Bo­
sco e Gioanni Zucca, non che Antonio Occhiena, Battista Savio, e sigg.ri. Filip­
po Savio e Giovanni Pescarmona periti sine corde elletti, ed in contumacia del
signor Attore Biglione, il quale sebbene monito coll’ordinanza predetta cinque
corrente a comparire avanti a noi oggi ed alle ore tre, non è comparso, meno
persona legittima per esso, benché aspettato sine risuonate le ore quattro pronun­
ciato contumace, stante la dichiarazione dei presenti periti di aver adempito alla
commissione loro appoggiata, ed essere concordi nel loro giudizio e pronti a fare
il rapporto si manda perciò questa ricevere unitamente, al cui effetto del ferto
loro il giuramento che hanno nuovo dopo l’altro prestato a mani nostre, toccate
corporalmente le scritture, moniti della rilevanza d’un tal atto, esso mediante
hanno riferito e riferiscono quanto segue:
E noi Antonio Occhiena, e Battista Savio in seguito alla nomina in nostro capo
fatta dal Signor Alberto Giacinto Biglione, Filippo Savio e Gioanni Pescarmona
come periti eletti da convenuti, ed in adempimento all’incumbenza appoggiataci
da questo uffizio con sua ordinanza delli ventitré ultimo passato ottobre, essendo­
ci fatto li tenuta medesimo mese tutti e quattro trasferiti pel luogo delle vigne
situate su queste fini già proprii del sig. Attore, e massareggiate dai convenuti, e
fu loro padre fino all’l l novembre dello scorso anno, con intervento delle parti,
avendo creduto inutile di recarsi nei campi comecché non si potrebbe in oggi più
riconoscere il loro stato all’epoca della cessazione del predetto masserizio stante
108

12.2 Page 112

▲torna in alto
la variazione della superficie del terreno originata dalla cultura del corrente an­
no, abbiamo dietro alla prima e fatta visita, e sulle osservazioni delle parti
riconoscimento dette vigne mediocremente provvedute di palamenta, e ramaglia,
ed anche i filagni compiti, e non mancanti di viti, e sebbene si possa anche attri­
buire tale lediocre stato alle attenzioni dell’acquisitore della cascina di detto sig.
Biglione praticata nel corrente anno, tuttavia non si può rivocare in dubbio che
pendente l’accennato masserizio, ed al cessare del medesimo siano state tenute
da accurato agricoltore come si scorge dalla grossezza delle viti e dal boscame
predetto che in gran parte è stato provvisto prima del corrente anno; avendo
poscia fatto ricorso allo scorporo di giornate undici circa dei beni componenti
detta cascina, cioè due e tavole sessanta circa di prato, ed il rimanente di campo
seguito sul finir di marzo detto anno mille ottocento diciassette, indipendenza
del quale sarebbe in tale annata mancato il fieno prodotto dai detti prati a be­
neficio dei massari che li medesimi non avrebbero potuto ristorare tutto quel
quantitativo di terreno che loro era permesso a termini delle capitolazioni 31
agosto 1793, 3 febbraio 1795, delle quali ne ebbimo la visione trattandosi
dell’ultimo anno del masserizio, e finalmente che come fu dalle stesse parti di­
chiarato avendo il sig. Biglione nella state del detto anno 1817, venduto paglia
prodotta da circa sessanta borme di formento, e segla, non si sarebbe più fatto il
necessario ingrasso per lettamare i campi destinati al seminerio in detta annata,
e per conseguenza ne sarebbe da ciò derivato un pregiudizio alli massari nella
colonica che a termini della consuetudine loro spettò nel raccolto del formento
di quest’anno e per ultimo ponderate seriamente le imprestanze, obblighi e tutti
i patti stipulati in dette capitolazioni, non incombe le rispettive pretese delle
parti, ed opposizioni delle medesime, ogni cosa ben calcolata, avuto anche in mi­
ra il quantitativo delle granaglie dal sig. Biglione ricevute in conto delle dette
imprestanze risultando dalla precitata ordinanza ventitré ottobre, siamo in senso
come unanimi riferiamo che mediante il pagamento da farsi per parte dei conve­
nuti Bosco a detto sig. Attore Biglione della somma di lire ventidue, centesimi
cinquanta debba il medesimo intendersi tacitato pel residuo delle predette
imprestanze e così per ogni indennizzazione pretesa, e proposta in detto contrad­
ditorio, e medesimamente compensata ogni indennizzazione proposta per parte
dei pupilli Bosco per lo scorporo anzidetto, e tale si è il nostro unanime giudizio
appoggiato alle cause avanti spiegate, e per essere soliti a favore dei consimili,
ed è quanto.
E precedente lettura con conferma di detta sua deposizione si sono sot­
toscritti.
In registro Antonio Occhiena, Battista Savio, Filippo Savio, Gioanni Pescar-
mona — Montalenti vice giudice e manualmente Chiara segretaro.
Quale relazione stante ed attesa, ritenuto il disposto dall’ordinanza nostra
delle ventitré scorso ottobre e l’istanza dei tutori convenuti, e la contumacia del
109

12.3 Page 113

▲torna in alto
sig. attore, mediante il pagamento di lire ventidue, centesimi cinuanta di cui
nella accennata relazione da farsi dai suddetti tutori al sig. Biglione fra giorni
venti prossimi a pena dell’esecuzione colle spese, si dichiarano circoscritte le
rispettive pretese delle parti sia rapporto al residuo delle imprestanze che per
tutte le indennizzazioni menzionate nell’ordinanza precitata, e derivanti dalle
capitolazioni 31 agosto 1793 e 3 febbraio 1795 in causa prodotte, compensate le
spese a riserva però di quelle derivanti per l’intimazione al sig. contumace Bi­
glione le quali si dichiarano a carico del medesimo, richiedendo l’Ill.mo sig. giu­
dice della città di Torino di permettere l’intimazione per rotte rendoia (?).
Noi data a Castelnuovo li 13 novembre 1818
Sottoscritti: Montalenti vice giudice, e manualmente Chiara segretaro. Visto
permette senza pregiudizio.
110

12.4 Page 114

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DOCUMENTO 28
ATTO DI CONSEGNA DELLA SENTENZA DEFINITIVA
AL SIGNOR GIACINTO BIGLIONE
L’anno del Signore mille ottocento diecinove il ventidue di settembre, in To­
rino a me regio notaio infrascritto ha riferito, e riferisce il servente giurato di
questa Giudicatura Agostino Ussello aver lui stesso ieri intimata copia autentica
dell’ordinanza contumaciale proferta dall’ufficio di Giudicatura di Castelnuovo
sotto li 13 novembre 1818, coll’annessa relazione, e successivo decreto 18 corren­
te mese di settembre all’in essi nominato signor Giacinto Biglione in persona
però della signora Teresa Biglione di lui madre personalmente a questa e in que­
sta città previo l’opportuno permesso di questo ufficio in data di ieri come retro
si rilleva, e ciò aver eseguito alla presenza e vista di Carlo Vigna e Domenico
Rapello, testimoni richiesti.
Gregorio Destefanis notaio
111

12.5 Page 115

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DOCUMENTO 29
CAUSA GIACINTO BIGLIONE E GIOVANNI BECCHIO
(Registro delle ordinanze sommarie d ’instruttoria della giudicatura di Ca­
stelnuovo d ’Asti dal 3 gennaio 1818 al 3 luglio 1819, Archivio Pretura
di Chieri)
Sentite le parti comparse cioè il signor attore presente ed il convocato
in persona del sig. Paolo Conti suo procuratore per mandato delli 3 luglio 1817
rogito Montalenti che presenta ed accetta.
Propone il sig. attore essersi tra di esso ed il convocato da più anni pat­
tuito, che questi potesse transitare per i beni del sig. proponente già possedu­
ti su queste fini, mediante che in corrispettivo di tale permesso fosse tenuto il
medesimo bealico a fare un carreggio alla città di Torino trasportando effetti pro­
prii e secondo l’ordine di lui proponente.
Avere pel corso di più anni esso convocato adempiuto ad un tale accordo ma
in oggi ricusa di adempiervi per la corrente annata, previa perciò interpellato
insta che sia tenuto a fare l’ancora a carreggio fra quel termine che gli sarà
prefisso in difetto sia lecito al proponente di quello far eseguire a spese di detto
convenuto.
Del che sull’istanza del signor Conti si manda comunicare al detto proponen­
te la su fatta proposta assegnando a deliberare ciò che stimerà alle ore 9 delli 12
corrente in qual tempo si continua la venuta con comunicazione.
Castelnuovo li 5 novembre 1818.
112

12.6 Page 116

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DOCUMENTO 30
CAUSA GIOVANNI PESCARMONA M ICHELE ROSSO
E GIACINTO BIGLIONE
(Archivio della pretura di Chieri, registro delle ordinanze sommarie d ’in-
struttoria della giudicatura di Castelnuovo d ’Asti dal 3 gennaio 1818 al
3 luglio 1819)
Sentite le parti personalmente comparse propongono gli attori nella premes­
sa qualità avere il signor convenuto anche come cessionario delle signore vedova
Teresa Franzeri e damigella Vittoria Biglione rispettive sua madre e sorella, pos­
seduto da più anni una cascina su queste fini in detta borgata massareggiata dal­
l’ora fu Francesco Bosco e famiglia; avere neH’inverno e primavera ultimi detta
cascina alienata a favore del signor Giuseppe Chiardi di questo luogo, essere
sempre concorsi li signori convenuti per una emina formento e rubbi due uve,
e soldi quindici in danari per formare la congrua del capellano di detta borgata
per ciascuna annata, quale secondo la consuetudine vigente ed adottata da tutti i
particolari abitanti in detta borgata ebbe principio col primo novembre. Occorre
che li signori convenuto nonché le predette di lui madre e sorella vendettero
nell’inverno e primavera ultimi la enunciata cascina; e così, pendente l’annata che
ebbe termine con tutto l’ora passato ottobre, ricusa esso signor convocato
nella qualità predivisata di rimettere la tangente predivisata per la congrua su
proposta; a scanso perciò di ogni contabilità si trovano astretti li coattori previa
interpellanza, che li deducono sulla verità del fatto avanti proposto, come instare
che debba il signor convocato nella qualità di cessionario sopra espressa, condanno
alla rimessa di emine una formento ed al pagamento di franchi 15, giacché il signor
Chiardi acquisitore di detta cascina avrebbe rimesso i rubbi due uva, fra breve
termine colle spese.
E dal signor convocato si oppone di essere tenuto a rispondere al contenuto
nell’interpellanza dagli attori dedotta, stante all’incompetenza di questo tribunale
per essere lui eccipiente domiciliato nella città di Torino, epperciò insta e con-
113

12.7 Page 117

▲torna in alto
chiude d’essere assolto dall’osservanza dal presente giudizio, colle spes?. E dalli
signori coattori si dice essere insussistente l’opposizione del signor convocato
mentre trattandosi di fatto che ebbe origine su questo territorio, che ivi si è
stabilito il contratto, ed ivi altresì fu destinato il pagamento; laonde, reietta
l’opposizione del convocato, con istanza interloquizi in caso di persistenza. Abbia
su tal punto, insistono, farsi ed ordinarsi come si è per lo avanti chiesto e
conchiuso colle spese.
E dal signor convocato si rinnova l’opposizione dell’incompetenza del foro
avanti evittata, e si persiste per l’assolutoria dall’osservanza del giudizio.
Sentenza: del che, inseguendo l’istanza dei signori coattori, ritenuto che il
contratto di cui si tratta ebbe origine su questo territorio, che ivi fu destinato il
pagamento, che il signor convocato fu citato in questo luogo personalmente, co­
me si evince da relazione a parte del servente Giuseppe Cornaglia, reietta
l’opposizione del medesimo, si dichiara tenuto a rispondere alPinterpellanza dei
coattori sovra dedottali a pena che si avrà per admesso il contenuto in essa, per
qual effetto si prefigge al medesimo il termine sino alle ore 3 delli 13 andante,
in qual tempo si continua alle parti in contradittorio sotto la solita comu­
nicazione.
Castelnuovo li 15 novembre 1818
Montalenti vice giudice
Chiara segretario.
114

12.8 Page 118

▲torna in alto
DOCUMENTO 31
CAUSA PER LA PROPRIETÀ DEL NOCE
(Archivio della pretura di Chieri, registro delle ordinanze sommarie d ’in-
struttoria della giudicatura di Castelnuovo d ’Asti dal 3 gennaio 1818 al 3
luglio 1819)
Nella causa di Giuseppe Bechis e Gioanni, Giuseppe ed Antonio fratelli Bosco
rappresentati da Margarita Occhiena vedova Bosco loro madre, nonché da Battista
Gioanni Zucca loro tutori nominati con testamento delli [otto maggio 1817] rice­
vuto Montalenti.
Sentenza: di consenso delle parti, si commette alli Gioanni Pianta e Battista
Febbraro periti nominati, cioè il primo dall’attore e l’altro dai convenuti,
di trasferirsi a tutte le ore pendenti giorni cinque prossimi sul luogo della
pezza vigna propria dell’attore, nonché di quella coerenziale propria dei con­
venuti su queste fini, regione dei Piede Gay, ed ivi in contradditorio, ed ad
indicazione delle parti riconoscere quale sia l’età della pianta noce propria
dei convenuti, esistente sul limite di detta pezza confrontante all’altra dell’atto­
re, e riferire indi il loro giudicio venerdì prossimo alle ore 9, quale giorno si prov-
vederà da noi in conformità di ragione continuando ad un tale effetto, alle parti
il contradditorio per quelle prove concesse.
Castelnuovo li 25 giugno 1819
Chiara segretario
115

12.9 Page 119

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TAVOLA DI RISCONTRO
DELLE ANTICHE MISURE PIEMONTESI
COL SISTEMA METRICO DECIMALE
LUNGHEZZA:
Oncia (12 punti)
Piede manuale (8 oncie)
Piede liprando (12 oncie)
Tesa (5 piedi manuali)
Trabucco (6 piedi liprandi)
Pertica (2 trabucchi)
SUPERFICIE
Piede quadrato
Trabucco quadrato (36 piedi qd.)
Tavola (4 trabucchi qd.)
Giornata (100 tavole)
PESO
Oncia
Libbra (12 oncie)
Rubbo (25 libbre)
116
pari a m 0,0429
» » » 0,3429
» » » 0,5144
» » » 1,7146
» » » 3,0864
» » » 6,1728
pari a mq 0,2646
» » » 9,5259
» » » 38,1039
» » are 38,1039
pari a kg 0,0307
» » » 0,3688
» » » 0,2219

12.10 Page 120

▲torna in alto
Fig. 1. Consegna della gente di Chieri 1598. (Archivio storico del comune di Chieri,
Inventano generale, art. 113, par. 2). È il documento dal quale si ricava il più
antico insediamento dei Bosco nel territorio chierese. Da là nei sei-settecento s’irra-
dieranno nelle zone collinari di Torino e di Castelnuovo, e nell’ottocento saranno
assorbiti dal grande moto migratorio, stagionale e definitivo, a Torino e fuori
d ’Italia.

13 Pages 121-130

▲torna in alto

13.1 Page 121

▲torna in alto
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Ff*. 2. Consegna della gente di Chieri. 1598. Pagina relativa ai Bosco

13.2 Page 122

▲torna in alto
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F/g. 3. Statistica dei maschi per formare i reggimenti provinciali. 1713.
(Archivio storico del comune di Chieri, Inventario generale, art. I l i , par. 2).
Fig. 4. Statistica dei maschi per formare i reggimenti provinciali. 1713.
Pagina relativa ai Bosco.
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13.3 Page 123

▲torna in alto
Fig. 5. Due vedute della
cascina Croce di Vane (fo­
to M. M. Caselle). Venne
tenuta dagli ascendenti di
San Giovanni Bosco tra fi­
ne seicento e inizio sette­
cento.

13.4 Page 124

▲torna in alto
Fig. 6. Cascina di San Silvestro, ove nacque il nonno paterno di Don Bosco
(foto M. M. Caselle).

13.5 Page 125

▲torna in alto
Torre
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J j\\ S.Giacinto
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13.6 Page 126

▲torna in alto
Fig. 8. Castello e cascina dei Mosi, abitata dalla famiglia Dassano
(foto M. M. Caselle).
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Fig. 7. Particolare di una cartina di Chieri con le località della cascina Croce di
Pane e di San Silvestro (foto M. M. Caselle).

13.7 Page 127

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Fig. 9. Registro dei decessi. 1735. (Archivio della parrocchia di San Giorgio in
Chieri).

13.8 Page 128

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Fig. 10. Registro dei battesimi nel Duomo di Chieri. 1735. (Archivio della par­
rocchia del Duomo di Chieri).

13.9 Page 129

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13.10 Page 130

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Fig. 12. Consegna generale della gente di Chieri (Registro del sale). 1744. Archivio
storico del comune di Chieri).

14 Pages 131-140

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14.1 Page 131

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14.2 Page 132

▲torna in alto
Fig. 14. Castelnuovo, frazione Nevissano: cascina Gillio (foto M. M. Caselle). Vi
si trasferì il nonno di Don Bosco, rimasto orfano e accolto da un prozio, i cui ascen­
denti erano insediati nella cascina Croce di Pane, presso Chieri.
{
Fig. 13. Consegna generale della gente di Chieri. 1744. Pagina relativa alla fami­
glia di Giovanni Pietro Bosco, dalla quale risulta Antonio nonno di Don Bosco.

14.3 Page 133

▲torna in alto
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Fig. 15. Estratto della mappa del comune di Castelnuovo d’Asti (1740-1742).

14.4 Page 134

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Fig. 16. Dote di Margherita Zucca-Bosco, nonna di Don Bosco. (Archivio di Stato
di Asti, voi. 1850, atti del notaio Carlo Giovanni Conti, foglio 1 retto).

14.5 Page 135

▲torna in alto
Fig. 17. Mappa del territorio di Castelnuovo d’Asti. (Particolare di cartografia
F° 57 I I I SO Castelnuovo, edizione 1882 dell’istituto Geografico Militare di Fi­
renze ).

14.6 Page 136

▲torna in alto
Fig. 18. Castelnuovo, frazione di Morialdo: cascina Biglione: ultimo inse­
diamento del padre di Don Bosco.
Fig. 19. Castelnuovo, canton dei Becchi (foto M. M. Caselle).

14.7 Page 137

▲torna in alto
Fig. 20. Frazione di Morialdo (dalla mappa riprodotta più sopra, alla fig. 17).

14.8 Page 138

▲torna in alto
Fig. 21. Castelnuovo: cascina Barosca,, dimora della famiglia Cagliero, dalla quale
uscì la prima moglie del papà di Don Bosco (foto M. M. Caselle).
Fig. 22. Cascina Barosca
(particolare della mappa ri­
prodotta sopra, alla fig.
17).

14.9 Page 139

▲torna in alto
Fig. 23. Capriglio: casa della famiglia Occhiena (foto M. M. Caselle).

14.10 Page 140

▲torna in alto
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Fig. 24. Notificazione del matrimonio tra Francesco Bosco e Margherita Oc­
chiena. (Archivio storico del comune di Castelnuovo d’Asti).

15 Pages 141-150

▲torna in alto

15.1 Page 141

▲torna in alto
Fig. 25. Castelnuovo, frazione di Morialdo: casetta dove San Giovanni Bosco tra­
scorse l’infanzia e la giovinezza.

15.2 Page 142

▲torna in alto
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Fig. 26. Testamento d i ^ KeSC°l6 j ^ Z ’taìfC arlo Giuseppe Montalenti),
di Stato di Asti, voi. 3856, p. 10/,

15.3 Page 143

▲torna in alto

15.4 Page 144

▲torna in alto
IN D IC E
5 Prefazione
7 Introduzione
15 I Bosco di Chieri
25 I Bosco di Chieri a Castelnuovo d ’Asti
42 Conclusione
44 Fonti archivistiche
46 Bibliografia
48 Documento 1: Albero genealogico della Famiglia Bosco dai primi decenni del secolo
XVII alla nascita di San Giovanni Bosco (1815)
49 Documento 2: Istruzione per la consegna delle bocche per la levata del sale
54 Divisione dell’eredità di Filippo Antonio Bosco tra Filippo Antonio e il cugino Gio­
vanni Pietro
57 Documento 4: Dote di Margherita Zucca Bosco
59 Documento 5: Genealogia di Francesco Luigi (padre di Don Bosco)
60 Documento 6: Disposizioni per l’ultima assegnazione del sale
61 Documento 7: Registro del Sale. 1790
62 Documento 8: Proprietà di Giorgio Biglione
63 Documento 9: Testimoniali di apertura di Testamento della Signora Anna Teresa
Biglione
68 Documento 10: Atto di vendita della vigna di Antonio Bosco a Teresa Gilardi
70 Documento 11: A tto di permuta di beni fra Antonio Bosco e Teresa Barosso
73 Documento 12: Comune di Castelnuovo: Consegna della popolazione. Anno 1799
80 Documento 13: Atto di vendita di Paolo Bosco a Giacomo Agajate
81 Documento 14: A tto di vendita di un campo dell’avvocato Biglione a favore di
Francesco Bosco
83 Documento 15: Procura speciale della signora Margherita Pennano
85 Documento 16: Sentenza del giudice del mandamento di Castelnuovo sull’istanza
della Pennano
87 Documento 17: Atto di acquisto di fabbricato al cantone detto di Cavallo di Fran­
cesco Bosco da Francesco Graglia
88 Documento 18: A tto di vendita di Francesco Graglia a Francesco Bosco di una casa
e di terreni
90 Documento 19: Atto di cambio di beni tra Giovanni Antonio Musso e Giuseppe
Graglia
92 Documento 20: Tabella della composizione delle Famiglie Bosco dal 1790 al 1817
94 Documento 21: Testamento di Francesco Bosco fu Antonio

15.5 Page 145

▲torna in alto
96 Documento 22: Inventario dell’eredità di Francesco Bosco
101 Documento 23: Causa Pennano Lucia contro minori Bosco
103 Documento 24: Contabilità tenuta dai tutori degli orfani Bosco
106 Documento 25: Causa Biglione Bosco
107 Documento 26: Causa Biglione Bosco
108 Documento 27.: Sentenza definitiva della causa fra i Biglione e gli eredi Bosco
111 Documento 28: A tto di consegna della sentenza definitiva al signor Giacinto Biglione
112 Documento 29: Causa Giacinto Biglione e Giovanni Becchio
113 Documento 30: Causa Giovanni Pescarmona, Michele Rosso e Giacinto Biglione
115 Documento 31: Causa per la proprietà del noce
116 Tavola di riscontro delle antiche misure piemontesi col sistema metrico decimale

15.6 Page 146

▲torna in alto
FILIPPO ANTONIO
n. 1*8 luglio 1682
m. 5.3.1763
a Castelnuovo
sp. Maria
m. I*8.12.1763
a Castelnuovo
Emigrati a Castelnuovo
Fraz. Nevissano .
cascina « Gillio >
nel 1716
Nel 1756 ospita il prcnipote F. Antonio
Successivam ente la m oglie di questo: Domenica
Francesco
m. 16.2.1781
Sp. M aria
m. 29.5.1784
Giov. Secondo
Panettiere
n. 6.9.1747
sp. Lucia M aria
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Teresa Maria
n. 20.11.1769
Giovanna M aria
n. 4.2.1772
Domenica
n. 20.2.1774
m. 9.3.1778
Francesco
n. 26.11.1775
Giuseppe
n. 21.7.1777
G io v a n n a
n. 11.2.1780
Giuseppe
n. 29.10.1781
M aria
n. 12.5.1783
Carlo
n. 10.5.1787
Giuseppe
n. 14.5.1/91
m. 29.5.1782
Giovanni
n. 25.7.1794
Gaspare Lod.
n. 26.3.1753
m. 4.8.1753
Francesca M.
n. 29.1.1757
Giacomo Ant.
n. 8.4.1763
m . 1764

15.7 Page 147

▲torna in alto
Giovanni
BOSCO SECONDO
fu G io’ Francesco
n. a Chieri 19.3.1690
m. a Castelnuovo 17.11.1757
sp. Francesca Maria
m. a Castelnuovo 5.4.1756
(prozii di Filippo Antonio)
Emigrati a Castelnuovo
(Fraz. Morialdo)
circa il 1739
m. 18.10.1776
sp. Caterina
Carlo Giacinto
n. 10.9.1749
sp. 13.2.1770
Caterina Montefameglio
Lucia M aria
n. 6.3.1752
Secondo
n. 2.6.1757
m. 5.6.1757
Giuseppe Antonio
n. 15.7.1760
sp. Rosa
Francesco
n. 7.9.1762
G iaco m o
n. 11.3.1765
sp. Maria
Francesca Maria
n. 24.9.1747
Giovanni
n. 13.5.1771
Margherita
n. 16.5.1772
Giovanni Gugl.
18.5.1774
Maria Caterina
n. 8.2.1776
Giuseppe
n. 20.11.1777
M aria
n. 23.10.1779
Francesco
n. 8.8.1781
Giuseppe
n. 8.11.1783
m. 23.2.1784
Francesco
n. 21.1.1788
Giuseppe
n. 18.1.1788
m. 22.1.1788
Francesco
n. 18.1.1788
m . 18.1.1788
Giovanni
n. 22.7.1781
m. 24.7.1781
Margherita
n. 1.7.1787
M aria Caterina
n. 9.4.1796

15.8 Page 148

▲torna in alto
Giacomo
M aria Caterina
BOSCO G IO ’ FRANCESCO
fu G io’ Pietro
n. a Chieri 2.1.1699
m. a Castelnuovo 27.4.1763
sp. il 20.6.1750 a Chieri
In seconde nozze Maddalena
m. a Castelnuovo il 17.1.1770
Gio' P ie tri (figlio)
n. a Chieri verso il 1745
m. a Castelnuovo 16.12.1806
m. 25.4.1771
sp. Clara M aria
Francesca M.
n. 27.10.1775
Francesca M .
n. 4.11.1757
Maria Margh.
n. 28.7.1775
Anna M.
n. 13.1.1763
m. 8.8.1764
Anna M.
m. 14.7.1765
Lucia M .
n. 1768
Maria Margh.
n. 28.7.1775
Giuseppe Andrea
n. a Castelnuovo
20.12.1739
Sposa il 22.1.1765 a Castelnuovo
Giovanna M aria Turco
fu Francesco
m. a Castelnuovo 21.9.1799
Francesco
n. 9.1.1766
D o m e n ic a
n. 1768
m. 27.1.1850
Anna Maria
n. 17.2.1771
M a tte o
n. 30.4.1774
m. 17.7.1779
Gio' Pietro
n. 1778
m. 4.7.1779
M atteo
n. 7.9.1780
m. 11.11.1782
Giuseppe
n. 13.5.1784

15.9 Page 149

▲torna in alto
Bosco Antonio fu Filippo
sp. In seconde nozze II 25.9.1777
Zucca Margherita
n. nel 1752 - m. nel 1826
r
Lucia
n. 28 9.1778
m. 12.9.1779
Filippo
n. 7.11.1780
M aria Lucia
n. 11.1.1783
m. 15.1.1783
Francesco
n. 20.1.1784
m . 11.5.1817
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Giuseppe
n. 28.1.1787
m. 1.2.1787
Teresa M.
n. 3.8.1789
Prime nozze Cagliero Margherita
4.12.1805
Seconde nozze: Occhiena Margherita
6.6.1812
Antonio
n. 2.2.1808
m . 1849
Teresa
n. 16.2.1810
m . 18.2.1810
n. 17.4.1813
m . 1862
S. Giovanni Bosco
n. 16.8.1815
m. 31.1.1888

15.10 Page 150

▲torna in alto
Bosco Antonio Filippo • nipote di G io' Francesco
nonno di Don Bosco
n. a Chieri 16.9.1735
m. a Castelnuovo 18.11.1802
Emigrati a Castelnuovo
nel 1753
Sp. 26.1.1758 a Castelnuovo
prime nozze
Barosso Domenica
m. 22.8.1777
(vanno ad abitare presso il prozio
Bosco Filippo Antonio)
M aria
l. 18.2.1759
1. 18.6 1761
Filippo Antonio
n. 9.7.1761
m. 22.7.1766
Paolo Frane, Giacomo Filip.
n. 5.3.1764
n. 22.1.1768
sp. 4.2.1886
Laura M . Graglia
Filippo Ant. M . Maddalena
n. 2.8.1770
n. 30.5.1773
m. 19.12.1773
Gius. Antonio
n. 3.2.1787
m. 6.2.1787
Maria Margh.
22.12.1788
Gius. Antonio
n. 14.2.1791
Domenica Maria
n. 18.10.1793

16 Pages 151-160

▲torna in alto

16.1 Page 151

▲torna in alto
r
GIO* DOMEI
nato il 3 genm
sp. MARGHE
Giovanni
n. 1685
Giuseppe
n. 8.6.1687
Maurizio
Simon
G IO ' PIETRO
n. il 10 marzo 1666
m. il 5 ottobre 1748
(seppellito in S. Lucia)
Dal 1724 massaro alla cascina
S. Silvestro della Prevostura
di S. Giorgio di Chieri
il 27.1.1698
sp. Anna Oddenino
n. nel 1671
m. il 13 aprile 1751
(sepolta in S. Giorgio)
GIO' BARTOLOMEO
n. il 23 ottobre 1667
massaro alla cascina Tavano
sp. Anna
il 13 dicembre 1694
Caterina
Francesco
GIUSEPPE
nato 1668
m. il 14.3.1752
massaro alla cascina Tavano
delle Madri di S. Andrea
sposa Domenica
m. Il 23 luglio 1747
Francesco
n. il 3 ottobre 1709
MICHELE ANGE
n. 25.12.1669
GIO' FRANCESCO
n. 2.1.1699
(cascina • Croce di Pane »)
m. 27.4.1763
(a Castelnuovo)
sp. 22.1.1730
Maria Masera
m. a Chieri 30 6.1748
Carlo Giuseppe
n. 23.10.1700
sp. Caterina
Gio' Baldassarre
m. 3.1.1751
anni due
Gio* Antonio
n. 13.12.1702
m. 11.3.1751
sp. Anna
m. 15.1.1748
alla cascina • Limosna •
Francesco
• n. 1734
m. 17.2.1781
Anna
n. 1737
M arg h erita
n. 1739
Teresa
GIO* FRANCESCO si risp.
20.6.1750 a Chieri
con Maddalena
m. a Castelnuovo 17.1.1770
G IO ' PIETRO
n. 1745 a Chiorl
m. 16.12.1806
a Castelnuovo d'Asti
sp. 22.1.1765
a Castelnuovo
Giovanna M aria Turco
fu Francesco di Cast,
dove m. 21.9 1799
Domenica
n. 1747
m. a 2 mesi
I
Francesco
n. 9.1.1766
m. 26.4.1785
1
Domenica
n. 8.9.1768
m. 27.1.1850
Anna Maria
n. 17.2.1771
M atteo
n. 30.4.1774
m. 17.7.1779
I
Gio' Pietro
n. 29.5.1778
m. 4.7.1779
M atteo
n. 30.4.1780
m. 11.11.1782
1
Giuseppe
n. 13.5.1784

16.2 Page 152

▲torna in alto
BOSCO GIOVANNI
sposa nel Duomo di Chieri
il 5 febbraio 1627
RONCO GIOVANNA
nata a Chieri il 4.2.1603
1ICO
iìo 1636
RITA
Stefano
sp. Domenica
Mattia
sp. Giovanna
GIO' FRANCESCO
n. il 5 marzo 1633
sp. il 26 gennaio 1665
MARGHERITA FASANO
m. il 5 febbraio 1731
seppellita a S. Giorgio
(M assari dei PP. Bernabiti
alla cascina Croce di Pane
Parr. di S. Giorgio)
G IO ’ LUIGI
n. il 9.2.1641
sp. Anna
massari
dei Benso ai Valimberti
Gio' Domenico Antonio
Giuseppe
r
Marghi
n. 28.10
LO
MICHELE ANGELO DEFEND.
n. 2.1.1671
GIO' MARIA
n. 11.1.1673
\\
LUCIA
n. 10.3.1673
1
G IO V A N N I
n. 22.10.1676
1
CARLO FRANCESCO
n. nel 1679
1
PIETRO ANTO NIO
n. nel 1681
Trasferitisi
a Riva presso Chieri
cascina - La M artina »
___ sp. il 20.11.1701
“ Pavesio Maria
FIL
n.
i
a
Emigi
Fi
ca
FILIPPO ANTONIO
n. 3.11.1704
m. 21.4.1735
alla cascina * S. Silvestro »
sp. CECILIA DA SSANO n. 1714 •
nel 1733
n. alla • Cascina dei M osi »
Chieri
Maria Margherita
-C E C IL IA DASSANO ved. BOSCO
si risp. 23.12.1739 a Chieri
con M atteo Berruto di Pino Tor.
vedovo con 4 figli
m. a Pino il 15.6.1792
Anna Teresa
sp. Caudana
ad Andezeno
FILIPPO ANTO NIO
n. 16.9.1735
(Chieri - cascina S. Silvestro)
m. 18.11.1802
a Castelnuovo
a CASTELNUOVO si sposa due volte
Domenica Francesca
n. 4.6.1741
Margherita
n. 12.6.1747
I
’rime nozze con BAROSSO D O M ENICA il 26.1.1758 (m. 22.8.1777)
Anna Margherita
n. 1.3.1745
Lucia
n. 25.12.1749
Giovanni-Pietro
n. 9.4.1775
Domenica-Maria
n. 24.1.1762
M a ria-M addaiena
n. 1773
Seconde nozze di
Mar. Madd.
n. 18.2.1759
m. 18.6.1761
Filippo Ant.
n. 9.7.1761
m. 22.7.1766
Paolo
5.3.1764
sp. 4.2.1786
Laura M . Graglia
_ _ J_ _ _
Giac. Filippo
22.1.1768
Gius. Antonio
n. 3.2.1787
m. 6.2.1787
Maria Margh.
22.12.1788
Gius. Ant.
14.2.1791
Dom. Maria
18.10.1793
Filippo A.
n. 2.8.1770
m. 19.12.1773
Mar. Madd.
n. 30.5.1773
Lucia
n. 28.9.1778
m. 12.9.1779
Filippo-/
n. 7.11
Prime nozze con (
Antonio
n. 2.2.180f
m. 1849

16.3 Page 153

▲torna in alto
FRANCESCO
sp. Anna Maria
ta
Pietro
Domenica
585
PO ANTONIO
8 luglio 1682
i. 5.3.1763
Castelnuovo
sp. M aria
18.12.1763
Castelnuovo
tl a Castelnuovo
i. Nevissano
:ina - Gilllo >
nel 1716
ANTONIO
n. 17.1.1685
sp. M aria
Gio' Filippo
ANTONIA MARIA
n. 17.12.1685
SECONDO
n. 19.3.1690
m. a Castelnuovo
fraz. M orialdo 17.11.1757
sp. Francesca M aria
m. 5.4.1756
emigrati a Castelnuovo
fraz. Morialdo
verso il 1739
Francesco
m. 16.2.1781
sp. M aria
Giovanni
m. 18.10.1776
sp. Caterina
Giacomo
m. 25.4.1791
sp. Clara M aria
m. 30.5 1784
Maria Caterina
Giuseppe Andrea
n. a Castelnuovo
20.12.1739
Vincenzo
sp. Giovanna M aria
m. a Chieri
7.6.1751
m. 21.1.1744
Anna-Lucia
m. 11.8.1744
anni due
2* nozze M argherita Bosco
il 29.6.1751
m. 18.9.1785 anni 70
3io' Batta • Giuseppe Antonio - Anna
OSCO ANTO NIO FILIPPO con ZU CCA MARGHERITA (25.9.1777)
itonlo
780
Marlo-Lucio
n. 11.1.1783
m. 15.1.1783
1
FRANCESCO
n. 20.1.1784
m. 11.5.1817
I----- 1
Giuseppo
Teresa
n. 28.1.1787 n. 3.8.1789
m. 1.2.1787
I------------------------ ------------------------- 1
igliero M argherita (4.12.1805)Seconde nozze con Occhiena Margherita (6.6.1812)
n. 28.2.1811
i
i
Teresa
n. 16.2.1810
m. 18.2.1810
i—
—i
Giuseppe San G IO VA NNI BOSCO
n. 17.4.1813
n. 16.8.1816
m. 1862
m. 31.1.1888

16.4 Page 154

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ISBS - Castelnuovo Don Bosco (Asti) - 1975

16.5 Page 155

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